DDL ANTICORRUZIONE/ Tra salva-casta e antipolitica, ancora porcate

Tante promesse, pochi fatti, troppe prese in giro. Ecco la sintesi di quanto accaduto oggi (e non solo oggi) in Aula sul ddl anticorruzione. Il governo, infatti, aveva promesso di presentare un “testo del maxiemendamento”. Ma niente da fare: tutto posticipato. Non solo. Saranno ben tre le fiducie poste dall’esecutivo fino al voto finale atteso giovedì pomeriggio. Intanto oggi il ministro Severino, per di più, era assente e, senza alcuna ragione, alle undici sono stati bloccati i lavori. Di Pietro: “Il governo non sa cosa fare”. Ma dal Pd non si è levata alcuna voce. Pieno appoggio all’esecutivo. Due partiti diversi e il miraggio di una coalizione

di Antonio Acerbis

ddlanticorruzioneIl ministro Severino, prima di oggi, aveva parlato chiaro: nella seduta odierna ci sarebbe stata la presentazione di un testo ultimo sul maxiemendamento anticorruzione. E invece niente di tutto questo. “Presidente – ha ammesso il ministro Giardadesidero informarla che il governo, nonostante le promesse fatte nelle ultime sedute, non è in tempo nella giornata di oggi per presentare un testo del maxiemendamento”.

L’ennesima riprova, dunque, dell’inefficacia di quest’esecutivo. Un atteggiamento che, come ha sottolineato anche Gianfranco Fini, “mortifica il ruolo della Camera”. Basti sottolineare, d’altronde, l’assenza oggi in Aula anche dello stesso Guardasigilli Paola Severino. Una decisione che certamente lasciava già presagire lo slittamento dei termini.

Insomma, quello che appare chiaro è che l’esecutivo non abbia affatto le idee chiare su come muoversi. Le promesse non mantenute ne sono una riprova. Ma anche altro rende l’idea di quest’imbarazzo: alle undici, infatti, Giarda ha chiesto all’Aula un’ora di sospensiva. Dopo le promesse, dunque, anche la beffa: lavori bloccati e riunione tra ministri e i tecnici della maggioranza. Duro il commento di Antonio Di Pietro: “il governo a oggi non sa cosa fare”. Ancora una volta, dunque, istituzioni ferme: “Siamo stufi di vedere – ha continuato il leader Idv – che c’è un luogo diverso da questo parlamento dove avvengono accordi che non possiamo accettare. Dove va il governo, al bar, in cantina, in commissione parlamentare? Con chi si confronta?”. Dai banchi del Partito Democratico, invece, nessuna voce si è alzata. D’altronde alla riunione privata ha partecipato anche Dario Franceschini. L’ennesima riprova, dunque, che la svolta “casinista” di Bersani poco si concilia con la linea condotta da Di Pietro e Vendola. Le domande, allora, soprattutto dopo quanto dichiarato da Bersani solo pochi giorni fa alla direzione nazionale del partito, sorgono spontanee: come immaginare una coalizione che tenga assieme questo Pd con Idv e Sel?

Sembrerebbe soltanto un miraggio. Della stessa opinione, d’altronde, anche Bersani (“Veda un po’  se vuole insultarci ogni giorno e se vuole mancare di rispetto alle istituzioni della Repubblica o vuole fare l’accordo con noi. Le due cose insieme non stanno”) e lo stesso Di Pietro che in un’intervista rilasciata a L’Unità proprio questa mattina ha precisato: “Non posso dire se l’Idv faccia ancora parte della coalizione di centrosinistra. Sia chiaro però che il Pd sta cercando supinamente un accordo con Casini”. Basti, d’altronde, guardare all’atteggiamento dei due partiti davanti all’esecutivo targato Mario Monti. Due linee parallele che, al momento, non potrebbero mai trovare un punto d’incontro. A prescindere da chi abbia torto o ragione.

Si individuino le differenze. Lavoro: il Pd ha appoggiato sino all’ultimo le scelte del ministro Fornero sulla riforma  a cominciare dall’abolizione dell’articolo 18; l’Idv, invece, ha fatto strenua opposizione alla riforma proponendo, per giunta, un disegno che dia più voce in capitolo agli stessi sindacati. Casta e partiti: probabilmente più per timore reverenziale, il Partito Democratico, nell’ultimo periodo, ha assunto una linea poco propensa a tagli che vadano a colpire stipendi d’oro o emolumenti stellari. Basti ricordare, ad esempio, il provvedimento sulle pensioni d’oro o sul doppio stipendio per i magistrati fuori ruolo. L’Italia dei Valori invece – non è un mistero – a riguardo ha sempre parlato chiaro: basti ricordare, ad esempio, la linea sull’abolizione in toto dei rimborsi. O le varie proposte presentate: i partiti che contano al loro interno condannati non potranno accedere al fondo dei finanziamenti pubblici. Provvedimento, questo, bocciato anche dallo stesso Pd. Forse –chissà – per non fare un torto all’amico Casini.

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