DDL ANTICORRUZIONE/ Rispunta la norma anti-Ruby: accordo Berlusconi-Monti per le politiche?

Negli ultimi giorni Silvio Berlusconi si è mantenuto nell’ambiguità più assoluta. Ora vicino a Mario Monti prospettando la possibilità di un suo appoggio nel caso di un Monti-bis, ora profondamente distante nel parlare di politica europea. Eppure il Cavaliere non è certo uno sprovveduto. Perché tanta incoerenza nelle sue parole? È ovvio stia temporeggiando. Il motivo va ricercato nel processo Ruby (a sentenza in primo grado a giorni). Non è un caso, allora, che sia rispuntata anche una norma anti-Ruby nel ddl anticorruzione. Ecco la ricostruzione dettagliata di un possibile accordo tra Monti e Berlusconi. Un do ut des tra B e M.

di Carmine Gazzanni

Berlusconi-Monti_ddl_anticorruzioneI berluscones già ci avevano provato alla Camera presentando un emendamento (a firma Francesco Paolo Sisto) che, in pratica, non riconosceva la concussione per induzione (il reato contestato a Berlusconi) se questa non aveva natura economica. L’iniziativa del Pdl, però, scoperta in tempo, era stata bocciata in blocco dalle forze governative e parlamentari. A distanza di alcuni mesi, però, il partito di B. ci riprova. Tentar non nuoce. O meglio, ri-tentar non nuoce.

Ed ecco allora, in discussione al Senato, rispuntare lo stesso identico emendamento all’articolo 19 del ddl, presentato dai senatori Pdl Gallone e Compagna, con il quale, appunto, si prevede che la corruzione per induzione indebita a dare o promettere utilità sia tale solo se queste ultime abbiano natura patrimoniale. Non ci vuole molto a capire che l’emendamento, semmai dovesse essere approvato, sarebbe congeniale per Berlusconi. In altre parole, se la norma di Gallone e Compagna dovesse passare, il Cavaliere non potrebbe più essere accusato di concussione per induzione. Sarebbe un toccasana per B. dato che è quasi scontata la sua condanna in primo grado (sentenza attesa per i primi di ottobre).

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Ma a questo punto la domanda: perché mai il Pdl avrebbe deciso di ripresentare un emendamento già presentato alla Camera e bocciato su più fronti? Come si suol dire, qui gatta ci cova. Senza dubbio il primo chiedere a gran voce una riproposizione di quest’emendamento è stato lo stesso B: non è un mistero che il Cavaliere stia aspettando di sciogliere le riserve su una sua possibile candidatura anche e soprattutto in ragione del processo Ruby e della sentenza di primo grado che quasi certamente lo riconoscerà colpevole. Ammettiamo che tutto vada secondo quanto prospettato: cosa potrebbe allora accadere? Conoscendo Berlusconi, non è impossibile prevedere una sua discesa in campo. Come fu nel ’94: anche in quel caso confessò a Montanelli e Biagi di essere entrato in politica perché era l’unico modo per evitare la galera. Lo stesso ragionamento potrebbe profilarsi anche in questo caso.

A differenza di diciotto anni fa, però, oggi c’è una variabile non di poco conto: Mario Monti. Ed ecco allora il motivo di tanta incoerenza nelle dichiarazioni degli ultimi giorni. Basti leggere l’intervista che il Cavaliere ha rilasciato solo pochi giorni fa a Huffington Post Italia. Se da una parte infatti Berlusconi ha prospettato l’abolizione dell’Imu e finanche la possibilità di uscire dall’euro, dall’altra ha usato parole di elogio nei confronti dello stesso Monti, il quale, ha detto Berlusconi, “era sulla carta il miglior presidente del consiglio per un governo d’emergenza che avesse l’appoggio sia della maggioranza sia dell’opposizione e potesse fronteggiare al meglio la crisi”. E ancora: “A palazzo Chigi è partito bene, con una politica di continuità rispetto a leggi di bilancio, riforme e provvedimenti assunti dal mio governo in accordo con l’Europa nella lettera di impegni, e relative scadenze del 26 ottobre 2011, approvata dal Consiglio europeo la sera stessa in cui è stata inviata”. “Molti degli attuali ministri sono persone di valore ai vertici nelle rispettive professioni o nella pubblica amministrazione e hanno anche collaborato con noi nei nostri governi”. Fino all’apertura finale: il Monti bis “non è un errore, ma per essere candidato occorre innanzitutto volersi candidare. Aspettiamo e vedremo. Evidente la doppia linea del pensiero di B.

Ma si può pensare che il Cavaliere sia uno sprovveduto? Sarebbe da stupidi. Ecco allora le due possibili ipotesi: se B. teme (e molto) il processo Ruby, le uniche sono o salire al Quirinale (cosa che gli garantirebbe l’immunità, ma è molto improbabile questa strada) oppure giungere a patti con Mario Monti. Tu aiuti me, io aiuto te. Tu approvi l’emendamento al ddl, io appoggio te alle prossime elezioni.

Riavvolgiamo il nastro e ricapitoliamo. Berlusconi è indeciso se tornare o meno in campo. Sta attendendo il responso del processo Ruby. Come già successo nel ’94, se dovesse essere condannato, potrebbe pensare concretamente ad uno suo ritorno in politica. Oggi, però, c’è una variabile che risponde al nome di Mario Monti: quello che potrebbe sembrare un male per B, non è detto non possa essere un vantaggio. Si potrebbe infatti scendere a patti (cosa peraltro per la quale B. è un maestro): io appoggio te nella tua corsa alla riconferma per le politiche 2013 e tu garantisci a me un’assoluzione più che certa (con l’emendamento di cui sopra).

Se così fosse, non sorprendono nemmeno più le dichiarazioni di Berlusconi (apparentemente incoerenti come detto). Né sorprende l’apertura di Mario Monti di ieri: dopo tanti niet arriva il via libera. “Se serve, resto”, ha detto il Professore. Ora bisogna capire a chi realmente serva. Se agli italiani o solo a Silvio Berlusconi.

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