DDL ANTICORRUZIONE/ Dalla padella alla brace: B. vuole il salva-Ruby, Monti le bufale anticorruzione

Da ieri mattina in Senato si è aperta la discussione sugli emendamenti al ddl anticorruzione. Il Pdl, come anticipato, ha presentato una modifica per salvare B. dal processo Ruby. Il rischio, allora, è che l’esecutivo ricorra al voto di fiducia. Ma sarà un salto dalla padella alla brace: ecco tutti i limiti di un ddl solo apparentemente anticorruzione. A cominciare dall’incandidabilità dei condannati, passando per la concussione per induzione e per la mancanza di tutela per i concussi (che dunque non collaboreranno più con la magistratura). Finendo – al contrario di quanto si pensi – anche con i reati introdotti perché “ce lo chiede l’Europa”.

di Carmine Gazzanni

berlu_monti_ruby_corruzioneSi comincia. Ieri si è entrati nel vivo della discussione sugli emendamenti al ddl anticorruzione. Come già avevamo anticipato, il Pdl, ligio al suo presidente Silvio Berlusconi, ha presentato una modifica che sembrerebbe superficiale, ma che, nei fatti, salverebbe il Cavaliere dal processo Ruby. In realtà, i berluscones già ci avevano provato alla Camera presentando un emendamento (a firma Francesco Paolo Sisto) che, in pratica, non riconosceva la concussione per induzione (il reato contestato a Berlusconi) se questa non aveva natura economica. L’iniziativa del Pdl, però, scoperta in tempo, era stata bocciata in blocco dalle forze governative e parlamentari. A distanza di alcuni mesi, però, il partito di B. ci riprova. Ed ecco allora, in discussione al Senato, rispuntare sostanzialmente lo stesso identico emendamento all’articolo 19 del ddl, presentato dai senatori Pdl Gallone e Compagna, con il quale, si opera un cambio che potrebbe sembrare solo apparente: la sostituzione del termine “indebitamente” con “illecitamente”.

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Cosa vuol dire questo? Innanzitutto – come osservato dal senatore Luigi Li Gotti (Idv) – la norma sarà più stringente e, dunque, difficile da individuare. Ma c’è dell’altro. Se l’emendamento venisse approvato si stravolgerebbe appunto il processo Ruby: si dovrebbe provare anche che la condotta del Cavaliere è stata “illecita”, anziché “indebita”. Andando più nello specifico: ad oggi uno dei capi d’accusa per Berlusconi muove sul reato di concussione (art.317 c.p.). Si parla, in altre parole, di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio che “abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità”. Proprio quanto fatto da Berlusconi, il quale avrebbe fatto valere “indebitamente” la sua autorità con i dirigenti della questura di Milano per far liberare la giovane marocchina. Con il cambio d’avverbio, invece, potrebbe essere a rischio l’intero capo d’accusa per B.

Ma non finisce qui. Accanto all’emendamento Gallone-Compagna ne compare un altro, che sarà utile – e non poco – a tanti: riduzione della pena per abuso d’ufficio da massimo quattro anni a massimo tre anni. Clemenza? Niente affatto, dato che le pene fino a tre anni sono coperte ancora dall’indulto.

Insomma, il peso di B. continua a farsi sentire e non poco. Il rischio a questo punto, come anticipato anche dal ministro Corrado Passera due giorni fa a Che tempo che fa, è che si possa ricorrere al voto di fiducia (l’ennesimo) per scongiurare cambiamenti importanti nel corpus del ddl.

Cerchiamo ora, però, di fare un ulteriore passaggio: se il disegno di legge dovesse restare invariato, comunque ci sarebbe pesanti pecche che non potrebbero essere affatto corrette. Cosa che, nei fatti, ugualmente sarebbe un male. Infiltrato.it già ha fatto un dettagliato screening  al ddl rintracciando limiti importanti al disegno di legge: dall’abolizione della concussione per induzione fino all’incandidabilità dei condannati ma solo tra un anno (ergo: porte aperte ai pregiudicati nella prossima legislatura). Ma c’è dell’altro. Due giorni fa l’associazione antimafia di Don Ciotti, Libera, ha pubblicato un rapporto proprio relativo alla corruzione. Tra le tante cose, c’è anche un capitolo relativo appunto al ddl. Il giudizio dell’associazione è chiaro: “La proposta prevede un assemblaggio di norme eterogenee, che però non incidono se non in modo marginale sui principali fattori di ineffettività sostanziale del sistema di repressione penale”. Insomma, una bocciatura senza appello.

Tra i punti contestati spicca, ad esempio, “l’assenza di meccanismi capaci di intaccare il patto di ferro che lega corrotti e corruttori, ad esempio prevedendo la non punibilità per corrotto o corruttore che entro un termine denunci l’atto illecito e restituisca i proventi”: è proprio questo il motivo per cui, come Infiltrato.it ha sottolineato, il reato di concussione per induzione si troverebbe nei fatti ad essere abrogato e, soprattutto, non verrebbe garantita alcuna tutela al concusso che, dunque, non denuncerà mai l’illecito. Nella nuova formulazione, infatti, anche il privato subisce una punizione fino a tre anni di carcere, mentre in quella precedente – in quanto “concusso” – non rischiava alcuna sanzione. Per questa via, come detto, si cancella una possibile motivazione a collaborare con i magistrati, rafforzando al contrario il patto di ferro che lo lega al corrotto.

Si dirà: è anche vero, però, che il ddl introduce reati già previsti dalla Convenzione di Strasburgo firmata dall’Italia nel 1999 e mai ratificati: corruzione privata e il traffico di influenze illecite (ossia le attività di intermediazione a fini di corruzione). Anche in questo caso, però, c’è un ma. Come sottolinea ancora Libera, nonostante il valore simbolico di un’iniziativa che si fa carico di una questione a lungo rimossa dall’agenda politica, “le principali ragioni di inefficacia della repressione penale della corruzione non sono toccate in modo sostanziale dal provvedimento, anzi su alcune di esse si fanno passi indietro”. Capiamo perché: i nuovi reati di traffico di influenze illecite e corruzione privata – pena massima di 3 anni, raddoppiata solo per le società per azioni quotate in borsa – si associano a tempi brevi di futura prescrizione (6 anni) per giunta nell’impossibilità di impiegare le intercettazioni.

Insomma, il rischio è che, comunque vada, sarà un insuccesso.

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