DDL ANTICORRUZIONE/ Dal Cav a Penati, da Mastella a Papa. Ecco chi beneficerà del ddl nei suoi processi

Da Silvio Berlusconi a Filippo Penati passando per Alfonso Papa, Alberto Tedesco, Ottaviano Del Turco e finendo addirittura a Clemente Mastella. Ecco i nomi di coloro che, volenti o nolenti, potrebbero beneficiare di alcune norme previste dal ddl anticorruzione qualora venga approvato alla Camera.

di Carmine Gazzanni

berlusconi-mastellaGiovedì scorso un voto di fiducia al Senato ha fatto sì che il ddl anticorruzione venisse approvato. Ora il testo tornerà alla Camera per quella che dovrebbe essere l’ultima (e scontata) approvazione. Emblematiche, a tal proposito, le parole di Pierferdinando Casini: “Riteniamo che il Ddl anticorruzione si debba approvare subito alla Camera e poi avremo tutto il tempo in provvedimenti appositi per migliorarne delle parti”. Come dire: per ora approviamo, poi si vedrà.

Tesi, questa, più o meno condivisibile. Fatto sta che, così come il testo è stato concepito, andrà certamente a beneficio di numerosi uomini di punta della politica italiana. Prendiamo uno dei provvedimenti più discussi. Stiamo parlando della norma che, nei fatti, riscrive il reato di concussione per induzione, per il quale è stata prevista una riduzione della pena (da 12 a 8 anni) e, conseguentemente, una riduzione dei termini di prescrizione: da 15 a 10 anni. Non a caso, nei giorni scorsi, il ministero della Giustizia ha chiesto a Tribunali, Corti d’Appello e Cassazione quanti processi per concussione rischierebbero la prescrizione una volta che il ddl diventi definitivamente legge. La risposta è netta: circa il 50% dei processi in corso. Le conseguenze, dunque, per la giustizia italiana saranno  micidiali. Le preoccupazioni della magistratura, però, non sembrano non interessare la maggioranza di governo (ABC) che ha già blindato il testo: questa legge s’ha da fare.

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Poco importa se a beneficiare di questa norma potrebbero essere numerosi politici, di ogni schieramento e colore politico. A cominciare da Silvio Berlusconi, rinviato a giudizio nel processo Ruby proprio per concussione per induzione per le sue notevoli pressioni quando telefonò in Questura per ottenere il rilascio della marocchina perché “nipote di Mubarak”. Ma a poter beneficiare della riduzione dei tempi di prescrizione potrebbe essere anche Filippo Penati, l’ex  braccio destro di Bersani, sotto processo per il cosiddetto sistema Sesto: secondo l’accusa ci sarebbero stati pagamenti per agevolare il rilascio di alcune concessioni edilizie e per impostare in maniera arbitraria il piano di governo del territorio (Pgt) in riferimento alle due aree che avevano ospitato la Falck e la Ercole Marelli. È bene, però, sottolineare che Penati ha già annunciato che, nel caso in cui la legge dovesse passare, rinuncerà alla prescrizione. Anzi, ha già richiesto il processo immediato perché convinto della sua estraneità ai fatti.

Ma non è finita qui. Altri potenziali beneficiari potrebbero essere anche Ottaviano Del Turco (rinviato a giudizio per la gestione della sanità quando era governatore dell’Abruzzo: secondo l’accusa ci sarebbero stati movimenti di denaro per circa 14 milioni di euro; la cifra contestata a Del Turco e ad alcuni suoi ex assessori per la presunta concussione e corruzione ammonta a 5 milioni e 800mila euro), Clemente Mastella (sotto processo per le lottizzazioni nelle Asl e negli enti pubblici della Campania e per la gestione allegra dei fondi pubblici al giornale Il Campanile), Alfonso Papa (per la famosa vicenda P4 col faccendiere Luigi Bisignani) e Alberto Tedesco (anche lui per un’inchiesta sulla gestione della sanità quando era assessore in Puglia: secondo l’accusa dal 2005 al 2009 la giunta  – e in primis Tedesco – avrebbe scelto in maniera arbitraria e interessata direttori generali, amministrativi e sanitari nelle Asl e negli ospedali, imponendo ai manager i primari e gli imprenditori amici che dovevano vincere le gare d’appalto).

Insomma, un esercito. Ma c’è di più. Se infatti questa norma nei fatti potrebbe andare a vantaggio di numerosi inquisiti della politica italiana, altre misure che avrebbero potuto contrastare un illecito decisamente diffuso – viste le ultime vicende giudiziarie – non sono state prese affatto in considerazione. Dopo quanto accaduto in Lombardia con l’ex assessore alla casa Domenico Zambetti e la compravendita di voti con le cosche della ‘ndrangheta lombarda dei clan Mancuso e Morabito-Palamara, un’attenzione più stringente al voto di scambio – soprattutto considerando le imminenti votazioni e regionali e politiche – forse sarebbe stato opportuno. Ad oggi, infatti, il reato 416 ter – appunto quello relativo al voto di scambio “politico-mafioso” – è contestabile su più fronti dato che punisce soltanto il politico che compra voti “in cambio della erogazione di denaro”. In altre parole, punisce solo il politico che paga cash. Nei fatti, esattamente quanto è stato contestato a Zambetti: secondo l’accusa l’ex assessore avrebbe comprato 4mila voti di preferenza a suo favore in cambio di 200mila euro. Cinquanta euro a voto.

Detto questo, però, è anche vero che le prossime tornate elettorali potrebbero essere un fertile terreno per malapolitica e criminalità per giungere ad accordi illeciti. Eppure nessun onorevole (se non pochi che l’hanno proposto) si è sentito in dovere di presentare una modifica dell’articolo del codice penale, semmai inglobando nella “merce” di scambio non solo soldi liquidi, ma anche appalti o favori di altro genere.

Accadrà qualcosa alla Camera? È decisamente poco probabile. Molto più plausibile, invece, che la maggioranza montiana accontenti l’esecutivo e l’Europa prima che si arrivi ad aprile e alle nuove elezioni. Significherebbe assumersi troppe responsabilità.

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