DDL ANTICORRUZIONE/ Articolo 13, cancellata la concussione per induzione. E spunta il “salva Penati”

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Approvati, con l’ennesimo voto di fiducia, le modifiche al codice penale. Ancora una volta Pd e Ucd si ergono a sbandieratori dei meriti del ddl e dell’operato del governo. Ma, nonostante alcuni provvedimenti encomiabili (introduzione di alcuni nuovi reati previsti già in Europa), anche per l’articolo in questione – il 13 del disegno di legge – non mancano spaventose macchie nere. Cancellato il reato di concussione per induzione (per intenderci il reato madre di Tangentopoli). E spunta la norma “salva-Penati”: taglio dei tempi di prescrizione per la corruzione.

 

Combattere la corruzione. Questo sarebbe (il condizionale è d’obbligo) il fine a cui mira il ddl. Ma, a vedere quanto sta accadendo, oggi nell’Aula con i tre voti di fiducia su altrettanti articoli (i tre più discussi), qualche punto di domanda resta. Eccome.

Dopo aver analizzato le bufale della non candidabilità dei condannati in via definitiva che si celano dietro l’articolo 10 (deroga di un anno, incandidabilità soltanto temporanea, codice etico dell’antimafia rimasto lettera morta), si è appena concluso il voto di fiducia su un altro articolo fulcro del provvedimento anticorruzione. Stiamo parlando dell’articolo 13 che reca in titolo “Modifiche al codice penale”. Come al solito, nessuna sorpresa: Pd e Udc, oramai stabili alleati, confermano in massa l’appoggio all’esecutivo e, dunque, la fiducia. Stesso dicasi del Pdl, nonostante l’intervento veemente dell’Onorevole Manlio Clemente (su cui torneremo: esilarante!). Alla fine i numeri non ammettono replica: 431 sì, 71 no, 38 astenuti.

Ma andando a leggere nel dettaglio l’articolo in questione ancora una volta non mancano le sorprese. A cominciare dall’abrogazione del reato di concussione per induzione (art. cod.pen. 317), uno dei reati madre della stagione di Tangentopoli. E non solo di Tangentopoli: gran parte dei reati contro la pubblica amministrazione sono di questo tipo. Cerchiamo di chiarire di cosa stiamo parlando: il concussore può agire in due diversi modi: attraverso la costrizione o, appunto, l’induzione. Nel primo caso il concussore dice alla vittima che se non seguirà le sue richieste potrà subire un male di qualche tipo; nel secondo caso invece, la sopraffazione è più sottile e mira a creare uno stato di soggezione: non ti dico le cose esplicitamente, ma faccio allusioni e uso altri sistemi per farti capire che se non asseconderai le mie richieste avrai degli svantaggi.

È evidente, dunque, come sia proprio questo secondo tipo di concussione ad essere ben più esteso rispetto al primo. Soprattutto negli scandali che riguardano pubblica amministrazione, politica e imprenditoria. Non solo. Come hanno sottolineato Idv e Lega nei loro interventi, la questione è ben peggiore di quanto si possa pensare. “Voi dite che non eliminerete alcunchè – ha dichiarato Antonio Di Pietro nel suo intervento – col cavolo! Aggiungete qualcosa di ancora più deplorevole”. In effetti, l’articolo prevede che non ci sia più alcuna distinzione tra corrotto e corruttore (in termini giuridici, viene meno l’elemento soggettivo). In altre parole, il “concusso” da vittima diventa “concorrente nel reato”, quindi punibile. Questo vuol dire che i due saranno messi sulla stessa bilancia, sia chi dà sia chi riceve. Il punto, però, riprendendo l’abrogazione di cui abbiamo parlato prima, è che in questo modo verrà garantita l’omertà processale.

Capiamo il perché tramite un esempio. Un imprenditore, vivendo in un determinato quadro ambientale, sarà indotto (appunto la concussione per induzione) a pagare per ottenere un appalto da un amministratore, senza che questi lo minacci nel concreto (come avveniva durante Tangentopoli). Fino ad oggi il suddetto imprenditore, poiché appunto indotto, non aveva responsabilità: nei fatti si è trovato costretto. Oggi non sarà più così. “Si troverà – ha insistito Di Pietro – ad essere cornuto e mazziato”. Proprio perché risponderà dello stesso reato del suo corruttore. Con il risultato scontato, dunque, che nessun imprenditore indotto denuncerà più alcunché.

Insomma, il rischio è che la corruzione diventi ancora più dilagante di quanto già oggi non sia, perché non solo verrà cancellato un reato madre come la concussione per induzione, ma si sono poste le condizioni affinchè nessuno più denunci quanto capitato.

Ma, attenzione, non finisce qui. Nell’intervento di Donatella Ferranti (Pd), la maggioranza si è fatta vanto di aver inasprito le pene per corruzione e concussione. Vero. Ma anche qui il trucco. Alcuni commi (contenuti sia in questo articolo, che nell’articolo 7 di cui si discuterà domani) prevedono un taglio importante ai termini di prescrizione: ben cinque anni in meno.

E, tra i possibili beneficiari, proprio il Pd Filippo Penati, indagato per concussione per la vicenda Falck-Serravalle. L’allarme era già stato dato domenica scorsa da Federico Palomba (Idv): Penati cadrebbe immediatamente in prescrizione dato che la vicenda risale al 2002 e la prescrizione cadrebbe proprio nel 2012. Quest’anno.

Chiara, sulla questione, è stata Donatella Ferranti che nel suo intervento ha precisato: “non è vero nulla. La colpa è di come oggi è concepita la prescrizione, che dovrebbe essere riformulata in toto”. La responsabilità, dunque, nel caso in cui Penati venga prescritto è da ascrivere alla prescrizione in quanto tale. Non a chi la accorcia.

Ancora più esilarante l’intervento di Manlio Clemente: “avete aiutato Penati e punito Berlusconi” solo “per una storia di lenzuola”. Questa è una legge “contra personam”. Si salvi chi può.

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