DARIO FO E FRANCA RAME/ Ospiti d’onore alla Sapienza e Lectio Magistralis

di Teresa Maddonni

Dario Fo e Franca Rame hanno incontrato  gli studenti dell’ Università “la Sapienza” di Roma. Dalla pittura al teatro, la lectio magistralis del settimo tra i cento “geni viventi”.

 

Roma. 10 novembre. Dario Fo, ha raggiunto la storica sede centrale della facoltà di Lettere e filosofia, per una Lectio franca-rame-e-dario-fo-al-carnevale-di-viareggioMagistralis su “Rosa fresca aulentissima” di Cielo d’Alcamo, poeta e scrittore italiano del XIII secolo. Ma una recente  operazione alla gola lo ha costretto a cambiare programma. Insieme a lui, come sempre, la compagna e collega Franca Rame. Nonostante il cambio di programma non ha deluso le aspettative e ha lasciato tutti con il fiato sospeso.

Da Giotto agli spettacoli teatrali fino al rapporto con la Grecia, un’ora di emozioni tra le risate, gli applausi e l’attenzione di un pubblico  ammaliato dal grande ”giullare”contemporaneo. Data la sua grande passione per la pittura e perseguendo da sempre l’attività di pittore, ha esposto ai presenti i suoi studi proprio sugli affreschi della basilica di Assisi attribuiti a Giotto, ma in parte paternità di un’artista caduto nell’oblio e da lui stesso riscoperto. Prende il microfono, si alza in piedi e quasi come fosse su un palcoscenico esordisce raccontando che fu  subito dopo il terribile terremoto che colpì la cittadina umbra nel 1997 che ebbe l’ occasione di visitare la basilica di San Francesco e venire  a stretto contatto con quegli affreschi.

Grande fu lo stupore nello scoprire che in realtà erano mani di un pittore romano, più giovane di Giotto e che da questi si discostava per la tecnica e uso della luce, un certo Pietro Cavallini. Lo stesso Fo ha spiegato come fosse sua intenzione da sempre promuovere tale artista con uno spettacolo teatrale, che già anni fa avrebbe dovuto rappresentare ad Assisi, rivelando così la scoperta. Fu ostacolato, tuttavia, dal vescovo locale il quale preferiva “ignoranza alla confusione”. Lo spettacolo fu accolto per quattro serate, però, nella vicina città di Perugia, poi rifiutato anche in Rai. Tra una battuta e l’altra e i sempre pronti suggerimenti della moglie che gli siede accanto, ”Sono sessant’anni che mi suggerisce” dice, parla del teatro greco, di come fosse avanzato anche nell’ allestimento scenografico, le maschere, i costumi, come il movimento fosse l’elemento principale e non mancano chiari cenni alla nostra società.

Risponde poi alle domande degli studenti e ricorda il suo viaggio in Cina, racconta così l’opera vista per la prima volta a Shangai, poi tradotta e da lui riallestita in Italia “La storia della tigre”e lo fa da grande attore qual è sfoggiando il grammelot , lingua da lui inventata. Immancabili le risate del pubblico. Non poteva non fare un accenno all’opera che gli ha portato il premio Nobel nel 1997 “Mistero Buffo”. Dario Fo si è dimostrato così l’artista poliedrico qual è ormai da anni, il genio, il pittore, l’attore, con il suo continuo interesse e studio dell’antico per spiegare il  mondo contemporaneo. Decennale ormai il suo rapporto con “La Sapienza”, com’è stato ricordato a conclusione della lezione; dagli anni ‘80 infatti ha tenuto seminari presso il “Teatro Ateneo” e quest’anno la tradizione si è rinnovata.

Infine Franca Rame ha parlato dell’archivio che contiene documenti della sua famiglia, ma anche della sua attività e dei sessant’anni di vita con Fo. «Un archivio di tre milioni di documenti; anche appunti che Dario scriveva al ristorante sui tovagliolini» ha detto l’attrice. Conclusa negli applausi, la visita di Dario Fo “ha inaugurato”, come ha sottolineato la preside, «nel migliore dei modi il nuovo anno accademico, portando la facoltà ad un livello degno della sua tradizione». Dopo l’incontro, alle 14, il premio Nobel ha raggiunto il “Cinema-Teatro Palazzo”, nel quartiere romano di San Lorenzo, occupato da mesi per impedire che ne venga fatto un casinò, mentre nella serata di martedì ha visitato il grande teatro storico di Roma, il “Teatro Valle”, anch’esso occupato dal 14 giugno scorso poiché gli toccherebbe la stessa triste sorte.

Insomma, ancora una volta Dario Fo s’impegna per il teatro e per la cultura portando avanti con Franca Rame le sue battaglie. L’arte, in tutte le sue forme, va difesa. Ciò di cui si necessita è una vera e propria rivoluzione culturale contro chi la cultura la sta uccidendo. Per chi la ama è una fonte inesauribile di ricchezza e Dario Fo ne è un esempio.

 

 

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