CUFFARO IN CARCERE/ I baci alla mafia e le talpe alla DDA di Palermo

Nel 1991, in una famosa puntata di Samarcanda, il programma televisivo condotto da Michele Santoro, quella sera si ricordava l’imprenditore antimafia Libero Grassi, ucciso da Cosa nostra per non aver piegato la testa al compromesso criminale. La trasmissione venne mandata in onda in Sicilia in collegamento con gli studi del Maurizio Costanzo Show, dove, per l’occasione, era stato invitato il giudice Giovanni Falcone.

Di Serena Verrecchia

Ricordate quell’uomo tarchiato e fuori di sé che aggredì il magistrato siciliano, insieme a giornalisti e conduttori, in un’appassionata apologia del democristiano Calogero Mannino (successivamente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa)?

cuffaro_2--400x300Si trattava di Salvatore Cuffaro, futuro presidente della regione Sicilia e senatore della Repubblica italiana, che, già quella sera, non esitò a schierarsi pubblicamente senza remore contro la parte sana della società. Totò “vasa vasa”, così chiamato per l’abitudine di salutare con i baci chiunque, fu iscritto nel registro degli indagati durante la sua prima presidenza della regione, con la gravissima accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nell’ambito delle indagini sulle “talpe della Dda di Palermo”, difatti, emersero elementi che avrebbero provato la sua vicinanza al clan di Brancaccio ed in particolare al boss Giuseppe Guttadauro.
Secondo gli inquirenti, Cuffaro informava il boss mafioso e il noto imprenditore a lui vicino, Michele Aiello, sulle operazioni delle squadre investigative, attraverso le informazioni del maresciallo dei Carabinieri Antonio Borzacchelli e dell’ex assessore UdcDomenico Miceli, tutti indagati per concorso esterno. In particolare, pare che il presidente della regione siciliana, oltre ad intrattenere rapporti con ambienti collusi e criminali, avesse avvisato Guttadauro di alcune microspie piazzate nella sua abitazione dagli agenti della Dda.
Nel 2007, Giuseppe Pignatone, procuratore aggiunto nel processo, chiese otto anni di reclusione per Salvatore Cuffaro con l’accusa di favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di segreto d’ufficiofu condannato il 18 gennaio dell’anno successivo a soli cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice. Il processo approdò poi in Appello, dove venne condannato a setti anni di carcere per concorso aggravato ed interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ciononostante, si presentò nelle liste del partito di Pierferdinando Casini e diviene addirittura senatore della Repubblica. Ieri però, la seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, ha confermato la sentenza d’Appello e lo ha condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Nella mattinata si è recato presso il carcere di Rebibbia, dove si è detto pronto a pagare il giusto debito con la Giustizia.

Sono stati arrestati, in esecuzione dell’ordine di carcerazione, anche l’ingegnere Michele Aiello, prelevato dai carabinieri nella sua abitazione di Bagheria, e l’ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo. Devono scontare rispettivamente 15 anni e 6 mesi e 7 anni, 5 mesi e 10 giorni.Ricorso rigettato anche per il dirigente della divisione anticrimine della Procura di Palermo Giacomo Venezia (tre anni di reclusione). Diventano inoltre definitive le condanne inflitte dalla Corte d’Appello di Palermo nei confronti di Antonella Buttitta (sei mesi); quattro anni e sei mesi al radiologo Aldo Carcione; un anno a Roberto Rotondo; nove mesi a Michele Giambruno; quattro anni e sei mesi a Lorenzo Iannì; nove mesi a Salvatore Prestigiacomo; due anni ad Angelo Calaciura.

 

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