Cronaca di una giornata di ordinaria follia italiana: votato persino Rocco Siffredi. Pd sotto shock.

La Repubblica delle Banane è capace persino di gesti nobili e alti. Quali? Ad esempio votare per il Conte Mascetti. O Rocco Siffredi. Nella giornata odierna di ordinaria follia, con un numero incredibilmente alto di franchi tiratori – mai nella storia repubblicana se n’erano visti così tanti – è saltato l’inciucio Pd-Pdl-Scelta Civica. O meglio: si è voluto bruciare il nome di Marini in attesa del jolly che sparigli il mazzo. D’Alema? Prodi? Rodotà? Staremo a vedere: ma il futuro non promette niente di buono.

 

di Viviana Pizzi

quirinale_ordinaria_folliaFranco Marini per essere eletto Presidente della Repubblica doveva ottenere 672 preferenze. Così non è stato purtroppo per lui e per Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi che speravano in una incoronazione al primo scrutinio.

I risultati, ben lontani dalle aspettative in termini numerici sono questi: Marini ha ottenuto 521 voti, 152 sotto il quorum richiesto per l’elezione di 672 voti, pari ai due terzi dei 1007 grandi elettori. A Stefano Rodotà sono andati 243 voti, 104 le schede bianche, 41 a Sergio Chiamparino, 14 a Romano Prodi. 13 A Emma Bonino. 12 a Massimo D’Alema. Le schede risultate nulle sono 15. Due curiosità: un voto è andato alla showgirl Valeria Marini e un altro forse all’antiberlusconiana per eccellenza l’ex moglie Veronica Lario.

Partiamo da un dato eclatante: le 104 schede bianche che potrebbero essere il frutto della decisione di parlamentari piddini renziani (che però potrebbero essersi diretti anche sul nome dell’ex sindaco di Torino Chiamparino) di alcuni di Scelta Civica di Mario Monti ma soprattutto di quei bersaniani e berlusconiani tanto attesi che hanno invece scelto di non votare.

I numeri dovevano essere 777 senza Scelta Civica e 838 con i montiani. Da questi ad arrivare a 521 voti si presuppone che le bianche siano arrivate da questi partiti. Dai conteggi bisogna togliere anche i 43 parlamentari di Sel che si sono uniti ai 162 voti del Movimento Cinque Stelle che hanno scelto il nome di Stefano Rodotà. In totale le preferenze dei grillini insieme a quelle dei Vendoliani portano a un numero di 205 voti. Rodotà ne ha però collezionato 243. Di certo due arrivano dai rappresentanti regionali di Sel ma gli altri arrivano dai 37 franchi tiratori del Pd che hanno fatto di testa loro.

I voti a Prodi, D’Alema, Bonino e le schede nulle? Si potrebbero attribuire ai parlamentari di Fratelli d’Italia e ai malpancisti di tutti gli schieramenti che non hanno gradito il nome di Franco Marini che come spesso si dice entra Papa e esce Cardinale.

BERSANI: SI APRE UNA NUOVA FASE, DA NOI IL NOME DEL CANDIDATO

Al termine della prima votazione circolavano voci insistenti da parte del Pd che se la candidatura di Marini si attestava sotto i 572 votanti (cento in meno del quorum di 672) il partito poteva convergere su un altro nome. Che verrà fuori però dopo la terza votazione e soprattutto dopo il confronto nell’assemblea dei Grandi elettori o stasera stessa dopo un probabile incontro tra il segretario del Pd e il sindaco di Firenze Matteo Renzi arrivato a Roma in serata. Franco Marini da parte sua fa sapere di non voler fare nessun passo indietro sostenuto anche da Maurizio Gasparri convinto di farcela alla quarta votazione.

Ma è Pierluigi Bersani alle 18: 30 a parlare alla stampa e dichiarare: “Bisogna prendere atto di una fase nuova. A questo punto penso tocchi al Partito democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell’assemblea dei nostri grandi elettori”.


SECONDA VOTAZIONE: PD E PDL VOTANO SCHEDA BIANCA

alfano_bersani_abbracciati_ridicoliPrima di questo alle 15 è arrivata invece la notizia che il Pd e anche il Pdl, dopo un confronto tra le due segreterie e dopo il flop di Marini ha deciso di presentarsi in aula e votare scheda bianca. Alfano si consola con il risultato della maggioranza assoluta mentre   Beppe Civati è convinto che il Pd troverà nella giornata di domani il nome adatto al Quirinale e che potrebbe essere quello di Romano Prodi.  Scelta condivisa anche da Roberto Fico del Movimento Cinque Stelle che dichiara a Repubblica.it che l’ex premier potrebbe essere il nome giusto ma soltanto se gli altri dovessero rinunciare.  Scelta Civica si allinea  mentre la Lega Nord non ha partecipato alla votazione. Il Psi ha invece sostenuto Emma Bonino mentre il grande elettore del Molise (unico del Pdci) Salvatore Ciocca dopo aver votato Margherita Hack al primo turno al secondo ha sostenuto Stefano Rodotà.

Questi i risultati ufficiali del secondo scrutinio: su 948 votanti Stefano Rodotà ha ottenuto  230,  Sergio Chiamparino 90, Massimo D’Alema 38  Franco Marini e Alessandra Mussolini 15, Romano Prodi 13. Due curiosità : tredici piddini che alla prima elezione avevano scelto Rodotà ora hanno fatto convergere i loro voti su qualche altro. Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, ha invece più che raddoppiato i suoi consensi passando da 42 a 90.

Voti dispersi per Rocco Siffredi, Michele Cucuzza, Sophia Loren, Giovanni Trapattoni e De Caprio meglio conosciuto come Capitano Ultimo.

In serata un’altra ipotesi che sconquasserebbe tutto è quella diffusa da “Velina Rossa”. “Negli ambienti parlamentari, e soprattutto in quelli istituzionali e politici, corre una voce insistente che circolava ieri sera che, di fronte all’eventuale venir meno della candidatura Marini – scrive– vedrebbe il presidente della Bce Mario Draghi accettare la candidatura per il Quirinale data la grave situazione politica ed economica dell’Italia”.

Per ora resta un’ipotesi, domani alle 10 con la terza votazione ne sapremo di più. Alla quarta forse il nome condiviso per il quale bastano 504 voti.

LA CRONACA DELLE REAZIONI ALLA CANDIDATURA DI MARINI

Per meglio capire cosa è successo, bisogna analizzare quanto accaduto da ieri sera  quando è venuto fuori il nome di Franco Marini. E’ stato  il caos vero e proprio perché mentre Pdl e a sorpresa anche la Lega Nord di Umberto Bossi, si sono uniti intorno alla sua candidatura nella coalizione di centrosinistra è scoppiata una bomba degna dei peggiori attentati politici della seconda Repubblica.

La mattinata di oggi si è aperta, secondo i piddini duri e puri, quelli che hanno osteggiato l’accordo con il Pdl e si dichiarano pronti a sostenere Stefano Rodotà, nel peggiore dei modi. E’ stato lo stesso Marini, ai microfoni del Tgcom24  a dire: “ Stamattina De Mita mi ha fatto una telefonata e mi ha fatto molto piacere. E’ una battaglia dura e spero bene. L’augurio è che oggi si possa ritrovare una forte unità oggi. Scissione? Ma quale scissione!”


L’ESPLOSIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO E I FRANCHI TIRATORI

Franco Marini, candidato nelle liste del Pd Abruzzo e non eletto a febbraio per dichiarare ciò è probabile che non abbia tenuto conto degli umori all’interno del suo partito.

Il Pd infatti è praticamente esploso: da una parte i bersaniani che lo hanno votato mentre i renziani (circa una cinquantina) hanno scelto invece di votare scheda bianca o  Sergio Chiamparino per non mettere a rischio qualsiasi altro nome che possa venir fuori dal partito. La cosa più importante è quella di non bruciare il nome di Stefano Rodotà candidato che è stato votato, sin dalla prima votazione sia dai parlamentari Sel che da quelli del Movimento Cinque Stelle compatti su questo nome come è stato chiesto dai cittadini. Matteo Renzi, sindaco di Firenze, aveva addirittura sostenuto: “ Quella di Marini è una candidatura a dispetto del Paese”. Oltre ai cinquanta esponenti che fanno capo al sindaco di Firenze potrebbero aver votato contro Franco Marini anche la corrente dei “giovani turchi” .

Ha votato scheda bianca anche il leader di Centro Democratico Bruno Tabacci dichiarandosi su posizioni “diametralmente opposte a quelle della sua coalizione”.

La bomba invece l’ha fatta scoppiare il Deputato del Movimento Cinque Stelle Di Battista il quale ha sostenuto di aver “ricevuto sms da deputati Pd che avrebbero voluto votare per Stefano Rodotà ma non lo hanno potuto fare per dover seguire la linea del Partito Democratico e votare Marini”.


CENTRODESTRA COMPATTO? NO PERCHE’ FRATELLI D’ITALIA NON HA VOTATO MARINI. FRANCHI TIRATORI ANCHE NELLE FILA DI SCELTA CIVICA

franco_marini_impallinatoLa Lega Nord ha scelto in extremis insieme al Pdl di votare Franco Marini anche se non si esclude la presenza di qualche franco tiratore. Nove di sicuro però sono i deputati di Fratelli d’Italia che, dopo una riunione che si è svolta in mattinata hanno deciso di non votare Franco Marini presidente della Repubblica.

I motivi non li hanno spiegati chiaramente ma potrebbero arrivare dalla non condivisione del metodo con cui l’ex presidente del Senato è stato indicato dalla grosse koalition Pd Pdl e Scelta Civica.

Anche i montiani hanno avuto il loro franco tiratore. Si chiama Edoardo Nesi e siede alla Camera dei Deputati. Su twitter ha sostenuto “ di avere una sola parola sola e di non votare Franco Marini”.


ALLE 13 LA PROTESTA DEL POPOLO ALL’ESTERNO DI MONTECITORIO

Era stata annunciata su tutti i social network ed è arrivata. Si tratta della protesta della base del Partito Democratico contro la crisi ma soprattutto contro la scelta di convergere su Franco Marini come nuovo inquilino del Colle.

Sono arrivati una quindicina di sindaci da tutta Italia in rappresentanza dell’Anci i quali hanno denunciato che “in questa situazione di stallo è impossibile dare qualsiasi servizio alla cittadinanza”. Poi una cinquantina di striscioni con un centinaio di manifestanti che hanno inneggiato a Stefano Rodotà.

Gli striscioni più frequenti erano però questi: “Non fatelo o non vi votiamo più” e “No all’abbraccio mortale col caimano”. Insieme a tante tessere Pd bruciate per protesta.

E intanto Dario Fo, Carlo Petrini, Barbara Spinelli, Michele Serra, Salvatore Settis, Remo Bodei  sono tra i firmatari del documento che chiede al Pd di sostenere il giurista appoggiato anche dal Movimento Cinque Stelle: “No all’accordo con Berlusconi, per un futuro diverso”.  E la petizione parte la petizione sul web.

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