CRISI LEGA/ “Bossi è una pornostar”, parola di Unione Padana. E il profondo Nord si spacca.

di Andrea Succi

Sabato a Milano c’è stato il primo congresso costituente dell’Unione Padana, un mix di riciclati e dissidenti di area leghista stanchi del Carroccio. Ispirati da Gianfranco Miglio, il padre putativo del celodurismo, spiegano che lo scopo è “consolidarsi sull’onda del fallimento ormai certificato della proposta politica originaria della Lega Nord, tradita e delusa da anni e anni di scelte politiche andate in direzione contraria.” Dopo bossiani e maroniani ecco quindi la terza corrente federalista. Il profondo Nord si spacca e il progetto di secessione appare sempre più una chimera.


bossi_pornostarPer chi non lo sapesse sono dieci anni che c’è un’alternativa leghista al Senatur, la Lega Padana (Lombardia e Piemonte). Troppo piccola per farsi sentire – il risultato più eclatante è stato un 2% a Novara nelle regionali del 2010 in Piemonte – ma così agguerrita e integralista da dichiarare Bossi un “filoromano”. Forse non hanno tutti i torti, visto com’è andata negli ultimi anni e considerato il rapporto ambiguo e morboso tra Bossi e Berlusconi (e tra le due B. e i palazzi capitolini).

Le 4 nazioni della confederazione padana

Le 4 nazioni della confederazione padana

Dalla sintesi tra Lega Padana Lombardia e Piemonte è nata l’Unione Padana Alpina, il cui progetto politico è molto semplice: una confederazione con 4 nazioni, quella Subalpina, quella Lombarda, quella Serenissima e quella Cispadana, con un assetto istituzionale che ricalca il modello cantonale svizzero. Meno “Roma Ladrona” e più concretezza, nella sostanza.

Lo striscione esposto in Parlamento dai dissidenti padaniGià da tempo Bossi e Maroni si trovano a fare i conti con gli allievi di Miglio che, traditi dai continui accordi con il Cav di Arcore, dapprima esponevano striscioni in Parlamento (“Basta Lega, Basta Roma, Basta Tasse”) e poi hanno pensato bene di creare un partito nuovo. Con annesso giornale, L’Indipendenza, che partirà a gennaio 2012 e sarà diretto da Gianluca Marchi, ex direttore della testata rivale La Padania.

Tra i soci fondatori della nuova corrente Padana troviamo alcuni ex deputati, Roberto Bernardelli, Francesco Formenti e Giovanni Ongaro, un consigliere provinciale di Brescia, Giulio Arrighini (Presidente dell’Unione, che si dichiara “autonomista non bossiano”), e un assessore comunale del mantovano, Roberto Lamagni. Tutti molto indignati nei confronti dei dirigenti leghisti che svernano in Parlamento e che hanno infangato i veri valori del profondo Nord. Sentite cosa dicono a proposito. “Bossi? È una pornostar, altro che rifarsi una verginità”;. “Maroni? Uno che non ha mai avuto maroni”; “Il parlamento padano? Puzza per il tanfo che arriva dalle porcilaie di Vicenza”.

Eccola la base padana che contesta e non vuole più avere niente a che spartire con “il marciume che c’è nella Lega Nord”. E il guru che tutti venerano è sempre lui, Gianfranco Miglio, l’artefice della prima Lega, quella che mandò al tappeto Berlusconi nel ’94 chiamandolo “mafioso” e che poi – inspiegabilmente – si è accoccolata sullo zerbino di Arcore.

Ma adesso è nato “il partito che non manderà più uomini a Roma”, per cui non c’è da preoccuparsi. I (veri) padani non hanno intenzione di svernare nella Capitale. Anzi, tra i punti del programma c’è un violento attacco alla “burocrazia romana, a partire dal taglio dei prefetti e segretari comunali per continuare con Comunità Montane, bacini imbriferi e altri enti inutili, fino al taglio netto del 50% dei costi della politica e delle nomine nei consigli di amministrazione delle società pubbliche e controllate con pubblicazione annuale dei redditi.” Sembra il manifesto degli indignados.

Ma non è tutto oro ciò che luccica (o somiglia vagamente ad un luccichio). Scorrendo il programma viene fuori anche la proposta di “pene raddoppiate senza i benefici della condizionale per i delinquenti che minacciano la nostra persona e le nostre proprietà attraverso la realizzazione di nuove supercarceri semplici, poco costose, senza accessori di divertimento, perchè chi delinque deve pagare veramente e non villeggiare.”

E il bello deve ancora venire. “La sicurezza personale dei nostri cittadini e delle nostre proprietà sacre e inviolabili oltre che essere fatta dalle forze dell’ordine potrà essere fatta anche dai liberi cittadini con la costituzione di corsi di addestramento all’uso delle armi, incentivi per l’acquisto e detenzione delle stesse, inoltre la pubblica amministrazione si farà carico dell’assistenza legale costituendosi parte civile in difesa del cittadino che ha subito aggressioni e si è difeso.”

Le ronde dei pensionati leghisti a confronto sono uno scherzetto.

Anche sugli immigrati le posizioni sono da puristi. Si guarda infatti, con spirito di emulazione chiaramente, al referendum dei conservatori svizzeri, che ha sancito (53%) il rimpatrio immediato per gli immigrati con condanna definitiva. E chi sarà cacciato non potrà tornare per 5 anni.

Calderoli e Borghezio sembrano dei dilettanti, se paragonati ai veraci unionisti padani. Forse un solo punto li potrebbe unire, la considerazione del Trota, definito “il figlio scemo di Bossi.”

Questa vento di rinnovamento che soffia sul Nord del Paese potrebbe avere risvolti molto pericolosi per i vari Maroni e Calderoli, che dovrebbero tenere in forte considerazione quanto il territorio padano sia sempre più insofferente alle decisioni del principale partito leghista.

Un’insofferenza che si sta trasformando in organizzazione, apertura di sedi, raccolta firme, presidi e convegni che – probabilmente – porteranno alla nascita di un nuovo movimento federalista e secessionista e alla morte (politica) dei “ladroni romani” diretti dal Senatur.

E forse non è un caso che da quando i bossiani spadroneggiano in Parlamento il nord Italia abbia subito l’invasione delle mafie, che fanno affari e operano indisturbate nell’edilizia e nello smaltimento rifiuti. Questa tesi è sostenuta anche da uno dei massimi esperti del settore, il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, secondo cui “al nord qualcuno ha aperto le porte ai boss, che hanno potere reale nella pubblica amministrazione.”

In merito Roberto Lamagni, uno dei fondatori dell’Unione Padana e uno dei più critici nei confronti dell’operato leghista, ha lasciato un commento caustico: “Quando Saviano aveva detto che al nord c’era la ‘ndrangheta, qualche padano (l’ex Ministro Castelli, ndr) si è innervosito molto.. chissà come mai..”

LEGGI ANCHE

LA LOBBY DELLE ARMI/ Quel codicillo voluto dalla Lega che aiuta le industrie belliche

LEGA NORD/ Tra verginità e porcate, il rischio è quello di scomparire

CASO RUBY/ Le reazioni del popolo leghista: “Bossi ci hai tradito”

LEGA NORD/ Meridionali, stranieri e omosessuali: fuori dai coglioni! Siam leghisti, siam razzisti

LEGA NORD/ Ecco il dossier sul partito che ha venduto l’anima al diavolo

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.