CRISI/ Il governo Monti, per fare cassa, ora pensa di prendere i soldi anche dai disabili

E se, per fare cassa, non si obbligassero i disabili a pagare i contributi anche sull’indennità di accompagnamento (fino ad oggi, ovviamente, esente da tassazione)? Questa è la nuova idea che frullerebbe in testa al governo Monti. A denunciare la vicenda l’onorevole Ileana Argentin (Pd), lei stessa disabile. E la domanda che ci si pone finisce con l’essere sempre la stessa: può un periodo di crisi sfasciare quanto di democratico riconosciuto fino ad oggi?

 

di Carmine Gazzanni

imagesTutti lo ricorderanno il famigerato Decreto Salva Italia (decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011), il primo di una lunga serie del governo Monti. Nonostante siano passati nove mesi dalla sua approvazione (è stato convertito in legge il 22 dicembre), gran parte dei provvedimenti lì previsti non sono stati ancora presi. Mancano i decreti attuativi, come rivelevamo alcuni giorni fa. Nella fattispecie, al decreto Salva Italia mancherebbero ben 51 decreti attuativi su 73 che ne servirebbero.

Uno di questi è il decreto attuativo previsto all’articolo 5: la sua emanazione era prevista “entro il 31 maggio 2012”. Più di tre mesi di ritardo: bazzecole.

{module Inchieste integrato adsense}

La questione, però, va oltre il problema tempo (fosse solo quello …). Andiamo a leggere, allora, quanto si dice nell’articolo 5 del decreto: “Introduzione dell’ISEE per la concessione di agevolazioni fiscali e benefici assistenziali, con destinazione dei relativi risparmi a favore delle famiglie”. Obiettivo nobile, si penserà: in pratica nuove disposizioni per la determinazione e i campi di applicazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) ai fini della concessione di agevolazioni fiscali e di benefici assistenziali.

Qualcosa, però, non quadra. E lo si capisce immediatamente entrando più nello specifico. Se infatti il fine è assolutamente apprezzabile (i risparmi “sono versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al fondo per le politiche sociali per essere destinati ad interventi in favore delle famiglie numerose, delle donne e dei giovani”), è il come che lascia più di un dubbio: “Con il medesimo decreto – si legge nel testo – sono individuate le agevolazioni fiscali e tariffarie, nonchè le provvidenze di natura assistenziale che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, non possono essere più riconosciute ai soggetti in possesso di un Isee superiore alla soglia individuata con il decreto stesso”. In altre parole, il decreto che da qui a breve sarà concepito dall’esecutivo potrebbe portare anche a non riconoscere più le “provvidenze di natura assistenziale”, ovvero i benefici di cui godono i disabili. O meglio, a non riconoscerle come benefici esenti da tasse. Come dire: vuoi avere assistenza? Devi pagare.

Una preoccupazione, questa, cresciuta negli ultimi mesi perché – come sottolineato dall’onorevole Ileana Argentin in un’interrogazione parlamentare – “secondo alcune indiscrezioni di stampa, nelle bozze del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe previsto che tra i redditi da conteggiare, oltre a quelli sottoposti a tassazione ordinaria, vengano aggiunti anche i redditi esenti da tassazione, quale è, ad esempio, l’indennità di accompagnamento per i disabili”. Insomma, come denunciato anche dal sito Handylex – testata giornalistica che si occupa nello specifico delle persone con disabilità – il rischio è che per il calcolo del nuovo ISEE ci si riferisca anche a pensioni, indennità e assegni riservati agli invalidi civili, ciechi, sordi. In tempi di magra, insomma, non c’è spazio per aiuti economici. Nemmeno se si sta parlando di disabili.

Non solo. Come afferma anche l’onorevole Argentin, se le indiscrezioni dovessero essere confermate, gli effetti non potrebbero che essere “contraddittori o, addirittura, controproducenti”. Il motivo è presto detto. Come può un provvedimento finalizzato a interventi per la fasce più deboli (“interventi in favore delle famiglie numerose, delle donne e dei giovani”) essere giustificato e reso possibile proprio non riconoscendo quello che è un diritto per altre fasce deboli come i disabili? Come infatti ricorda ancora la Argentin nella sua interrogazione, “l’indennità di accompagnamento è riconosciuta solo in casi di gravi condizionamenti psico-fisici e rappresenta solo un parzialissimo ristoro degli oneri economici che queste persone devono sopportare per poter svolgere una vita dignitosa con l’ausilio permanente di un accompagnatore o ricorrendo ad un’assistenza continua”. Parole che trovano conferma nel rapporto stilato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, da cui si evince che la disabilità e la non autosufficienza “sono e possono divenire le cause principali di impoverimento, in ispecie quando sono condizioni aggiuntive ad arretratezze territoriali, condizioni sfavorevoli del mercato del lavoro, carenza di servizi e di strumenti adeguati per la protezione sociale”. Il dossier, inoltre, ha rivelato che “le famiglie con almeno una persona con disabilità presentano un sensibile svantaggio rispetto al resto delle famiglie” (si trovano più frequentemente in difficoltà o in grossa difficoltà ad affrontare le comuni spese mensili rispetto al resto delle famiglie, il 49,0% contro il 33,0%).

Dati, questi, che però non interessano al governo tecnico. Bisogna tagliare. Fare cassa. Il resto – sembra – non conta. Punto.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.