CRISI DI GOVERNO/ Monti, l’uomo delle banche

di Pasquale Di Bello

Mario Monti, un tecnocrate sponsorizzato dalla grande speculazione bancaria, sta per diventare il nuovo capo del governo. Decisivo il ruolo del Presidente della Repubblica che ha nominato Monti senatore a vita pur di dare al personaggio una copertura politica. Ci troviamo davanti ad un golpe strisciante ai danni di cittadini e lavoratori, un colpo di mano al quale soltanto comunisti e Di Pietro hanno deciso di opporsi. La strada maestra, quella del ritorno alle urne con una nuova legge elettorale, terrorizza quasi tutti. Quello che ci attende è il governo dei plutocrati, attentissimi ad eseguire il compito dettato da banche e alta finanza.

Il governo delle banche

La premiata forneria parlamentare, in queste ore, è in procinto di servire la più indigesta tra le focacce destinate FOTO_APERTURA_NAPai lavoratori. Un tempo – al tempo della cosiddetta prima repubblica –  i governi di transizione erano detti balneari, di mare quindi, perché varati solitamente durante la pausa estiva. L’ex Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, era tra i più gettonati per questi esecutivi da moscone e ombrellone. Servivano a superare la stagione vacanziera ma erano, sempre, affidati a politici regolarmente eletti dal corpo elettorale. Ora, questi governi ponte, li si va a cercare in montagna e non più al mare e li si affida regolarmente a signori che nessuno si è mai sognato di scegliere, eleggere, selezionare. Grigi funzionari provenienti dalle centrali più oscure del potere – quelle della banca e della finanza – a cui improvvisamente politici incapaci e impotenti cuciono addosso il vestito di cime e vette istituzionali. L’esempio di Ciampi ieri e quello di Mario Monti oggi – il premier in pectore – ci danno la cifra del degrado a cui è giunta la classe politica italiana. Un degrado al quale non si è sottratto nemmeno il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che con un colpo di teatro ha inteso nominare Monti senatore a vita, come se ciò potesse bastare a conferire un profilo politico a un tecnocrate espressione dei poteri forti. Banca e finanza, ripetiamo. Una truffa politica e un golpe realizzato a danno dei cittadini. Un governo affidato a Mario Monti, espressione delle banche e delle tecnocrazie europee, è l’esatto contrario di ciò che occorre all’Italia proletaria, perché questo siamo: una nazione di braccia e cervelli senza lavoro, senza reddito e senza futuro.  Sorprende che in prima fila, in questa tamburellante richiesta di Monti, stia quel Pd che più passa il tempo e più assume i connotati di una forza conservatrice, lontana anni luce dagli interessi delle masse, delle famiglie mono o zero reddito, in una parola dei lavoratori. Un governo, quello Monti, imposto dai “mercati” (eufemismo col quale oggi vengono chiamate le iene della speculazione), dalla Banca centrale europea, da quelle che un tempo sarebbero state chiamate le potenze demoplutocratiche.

Le parole d’ordine di queste ore sembrano fuochi d’artificio: bund, bond, btp, spread, quanto di più lontano dalla disperazione di chi arranca per giungere non alla terza ma alla seconda settimana del mese. Verrebbe da fuggire da questa Nazione, cercare all’estero un esilio alla Prezzolini, lontano da tutta questa mucillagine istituzionale mossa dal grande capitale e dalla speculazione finanziaria. Una nazione degna di questo nome non ha bisogno di tecnocrati, ma di una guida politica, legittimamente scelta dai cittadini. Ci ritroviamo invece davanti ad un golpe strisciante, che nell’intento di rispondere alla grande finanza espropria contemporaneamente i cittadini del diritto a scegliere il proprio governo. Nel 2008 Berlusconi vinse, legittimato da un grande consenso popolare. Piaccia o no, la democrazia è questa. Oggi che la stagione berlusconiana è giunta miserevolmente al termine, l’unica strada per disegnare il futuro è quella di tornare al corpo elettorale. Un governo di transizione, ponte, balneare o montano che sia, potrebbe avere un senso solo se si ponesse un unico obiettivo: cambiare la legge elettorale e consentire ai cittadini di scegliere la rappresentanza parlamentare. Faranno di tutto, ma statene certi che i nuovi governanti non faranno una nuova legge elettorale. Tireranno a campare all’infinito, e intanto la democrazia tirerà le cuoia.

Uniche voci contro, in questo coro pro Monti, sono quelle dei comunisti alla Ferrero (Vendola al momento tentenna) e di Tonino Di Pietro. Sono le uniche voci che in questo momento tragico sentiamo essere dalla parte del popolo, dei lavoratori e della gente che mastica ferro.

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