CRISI DEI MERCATI/ La personalizzazione della credibilità

di Carlotta Majorana

La notizia delle dimissioni imminenti di Berlusconi provoca una diminuzione immediata dello spread italiano, decretando una volta per tutte che i mercati non si fidano di lui e che si tratta, orami da tempo, di una questione personale.

 

“Nessuno alla mia età mi farà cambiare uno stile di vita di cui vado orgoglioso. E’ la mia vita, non cambierò”. Un anno famerkel_sarkozy_sorriso_ue--400x300 Silvio Berlusconi non aveva nessun dubbio e commentava in questo modo le prime notizie riguardanti un “caso Ruby” ancora in fase embrionale ma potenzialmente devastante. Per mesi, nonostante la valanga di  intercettazioni che si abbatteva su di lui, continuava a ripetere che si trattava di una montatura giornalistica, a lamentarsi della sua privacy violata, a definirsi  un benefattore e a descrivere tragicomiche serate a base di musica e aperitivi che, a suo dire, si svolgevano “nella più assoluta eleganza”.

Berlusconi non si poneva alcun problema di credibilità e infatti continuava a costruire sceneggiature incredibili, contro ogni evidenza. Diceva tutto e il contrario di tutto, faceva di un’enorme bugia [quella della nipote di Mubarak] la sua linea difensiva, senza rendersi conto di quanto fosse mortificante, per avvocati e parlamentari suoi sodali, far finta di credere a una tale assurdità.

Negli stessi mesi, incassava anche un’improbabile fiducia in Parlamento, ottenuta attraverso manovre politiche spregiudicate, sostituendo un pezzo di maggioranza con una serie di oscuri personaggi capaci di funamboliche capriole partitiche, il cui “volto” è quello tristemente noto di Domenico Scilipoti. Il governo rimandava l’immagine di un’Italia deforme e deformata, in cui ogni perplessità veniva ridotta all’osso purché rientrasse nella sfera della legge, una legge peraltro mutevole e manipolabile all’occorrenza, in cui sollevare un problema di opportunità diventa risibile, tanto pareva lontana la sola idea.

 Eppure ieri dai mercati è arrivata la conferma di quanto siano strettamente intrecciate le sorti economiche dell’Italia con quelle dell’incredibile, nel senso di non credibile, esecutivo, e in particolare con quelle di Berlusconi, che ha fatto della personalizzazione politica il suo tratto distintivo. Un’azione governativa che di fatto considera la logica “ad personam” la sua stella polare, non può che considerare ad personam anche un’eventuale sfiducia.

E’ bastato che per qualche ora circolasse la voce di dimissioni per infondere, all’estero, una cauta fiducia nel nostro paese, resa tangibile da una diminuzione, seppur modesta, dello spread tra i titoli di Stato italiani e i bund decennali tedeschi.

La notizia viene data per certa da Giuliano Ferrara, ghost writer e consigliere di Berlusconi, considerato attendibile e impegnato da settimane proprio nel tentativo di pompare le fumose proposte economiche del governo, spacciandole per la solita “rivoluzione liberale” cominciata nel ‘94, ma incompleta a causa dei nemici esterni – come i comunisti, i magistrati e i magistrati comunisti – e dei nemici interni, come l’insopportabile antagonista di Berlusconi, il ministro Giulio Tremonti (il quale, in un vertice per pochissimi, pare abbia centrato il punto dicendo senza giri di parole al capo: “Il problema sei tu”).

Neppure i pochi scettici rimasti, gli irriducibili addestrati a negare l’evidenza fino al ridicolo e oltre, possono rifiutarsi di vedere. Così come non è stato possibile non vedere, pochi giorni fa, il perfido e liberatorio sorriso rivolto da Nicolas Sarkozy ad Angela Merkel, perfino ricambiato dalla sobria Cancelliera, che sorride a sua volta in maniera più imbarazzata (ma quindi anche più spontanea), senza scivolare nella legittima tentazione di una piccola vendetta personale dopo le volgari dicerie che l’hanno coinvolta. La Merkel non ha perso nemmeno quell’occasione, offerta su un piatto d’argento dall’irriverente Sarkozy, per dimostrare cosa è serio e cosa non lo è.

Berlusconi non lo è, e non contento di averlo dimostrato in innumerevoli episodi su palcoscenici internazionali, ha voluto dimostrarlo anche oggi, ignorando di vedere  l’effetto che ha fatto l’ipotesi delle sue dimissioni, affrettandosi a smentire e rimarcando ancora di più il lato melodrammatico e personalistico della sua politica.

“Le voci di dimissioni sono infondate, andrò in Parlamento per guardare in faccia chi mi tradisce”, ha dichiarato perentorio, rispondendo picche anche a molti fedelissimi che lo pregavano di ripensarci. Berlusconi non vuol guardare la sfiducia ad personam, ma ne fa nuovamente una questione personale, mescolando ancora pubblico e privato e riportando tutto su di sé. Ed effettivamente, anche coloro che lo “tradiscono” hanno interiorizzato lo stesso modus operandi. Come l’onorevole Gabriella Carlucci, che ieri ha ceduto alla paura di abbandonare fuori tempo massimo la nave che affonda e ha cambiato improvvisamente partito, ma ci ha tenuto a mandare un ultimo messaggio a Berlusconi: “Ti voglio bene, ti stimo”. Tutto viene ricondotto a Berlusconi, alla sua persona.

L’egocentrismo di Berlusconi diventa ancor più evidente dopo la pubblicazione della telefonata intercorsa tra Franco Bechis e un misterioso parlamentare PDL, poi identificato in Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa. La telefonata viene pubblicata da Bechis sulla sua pagina Facebook per tutelarsi, dopo che al giornalista, il quale in giornata aveva avvallato a sua volta la notizia delle dimissioni, viene mossa l’accusa di aggiotaggio Crosetto inizialmente negherà di essere l’interlocutore, perché comprensibilmente in imbarazzo. Nella telefonata Crosetto si lascia andare ad insulti, conferma le dimissioni imminenti e parla dell’indebolimento che colpisce Berlusconi ora dopo ora. Tuttavia, racconta anche che ieri Berlusconi preferisce comunque, come sempre, dedicarsi per prima cosa ad affari personali, a quesioni private da sbrogliare con i figli, l’avvocato-deputato Niccolò Ghedini e Fedele Confalonieri. Messo con le spalle al muro, Crosetto ha ammesso di essere stato lui il protagonista di quel dialogo spinoso e un po’ volgare solo nella tarda serata di ieri, dopo aver mentito per tutto il giorno, e utilizza come giustificazione alla menzogna proprio il suo affetto personale nei confronti di Berlusconi.

D’altronde, l’egocentrismo di Berlusconi, il suo estremo individualismo, si riflette da anni nella sua televisione, che fino ad ora gli è servita da specchio e da vetrina, dove sciagurati e mitomani di  ogni tipo non mostrano altro che se stessi, i propri corpi (deformati anche loro, come quello di B., da svariati interventi di chirurgia) e le proprie isterie. Dalla televisione veniva fuori l’Italia deforme della sua fantasia, incatenata così stretta e così in basso, troppo a lungo incapace di guardarsi per ciò che è, o che probabilmente era. I mercati ci hanno detto che non ne possono più.

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