CRISI BENETTON/ Un impero che si sgretola: licenziati 450 lavoratori. Spunta l’ombra di Goldman Sachs

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A settembre una campagna pubblicitaria alquanto provocatoria, in pieno stile Benetton  “Unemployee of year” denunciava i livelli record di disoccupazione. Solo pochi mesi dopo   arriva la grande “mazzata”: il colosso Benetton si inginocchia alla crisi e manda a casa 450 lavoratori. I sindacati raccolgono anche le lamentele dei lavoratori della Benetton-Trasporti – l’azienda gestisce anche il 37% dell’Atlantia Spa – che denunciano licenziamenti a pioggia, abbassamento dei salari, impoverimento della manutenzione.  Eppure la holding di famiglia ha goduto dell’appoggio del governo Monti: nel 2012 in piena crisi si è avuto l’aumento del pedaggio autostradale che ha incrementato le entrate del 2%, arrivando a circa 4 miliardi di fatturato all’anno. Ultimo regalo di Monti&Co. è stato l’aumento delle tariffe a Fiumicino – gestita dai Benetton – e l’ampliamento dell’aeroporto che porterà alla famiglia un guadagno di 12 miliardi di euro.

 

Sembrava non conoscere crisi il colosso italiano del tessile e dei trasporti, la famiglia Benetton. Eppure la stangata è arrivata anche per la multinazionale preferita da Monti. L’impero dell’azienda è ramificato: Edizione Holding la nota famiglia possiede il 67% della Benetton Group Spa, che conta 1.900 dipendenti sul territorio italiano e diecimila nel mondo. Ma la Holding non gestisce solo il tessile, domina anche nei trasporti con Autogrill Spa – al 57% – Atlantia/ Autostrade Spa – 37% – Olimpia Spa al 16%, che controlla la Telecom e le Grandi Stazioni, la Sagat Spa al 24% che gestisce l’aeroporto di Torino. Inoltre la famiglia Benetton è azionista, con quasi il 9%, della Cai-Alitalia. Insomma un impero che conta per l’economia italiana e che, nonostante gli appoggi della politica, comincia a barcollare ed entra in crisi.

LA MULTINAZIONALE BENETTON MANDA A CASA 450 LAVORATORI TRA LE LAMENTELE DEI SINDACATI – Con il senno di poi, la provocatoria campagna pubblicitaria della Benetton suona come un monito o, per altri, come una scelta di cattivo gusto. A settembre la multinazionale tessile tempestava le città del mondo denunciando i livelli record di disoccupazione: “Unemployee of year” – “Disoccupati dell’anno” lo slogan che riprendeva giovani ragazzi “non avvocati”, “non giornalisti”, “non ricercatori” a causa del ‘non lavoro’. Ora a mandare a casa i lavoratori sono proprio loro.

La denuncia arriva da Cgil, Cisl, Uil che definiscono una «vera mazzata» per l’economia italiana, il netto taglio di personale annunciato dalla multinazionale: non saranno solo 100, come tempo fa aveva preannunciato l’azienda, ma bensì 450 lavoratori che a breve si ritroveranno senza lavoro. Di questi ben 258 saranno licenziati nelle sedi di Ponzano Veneto e Castrette di Villorba. Cominciano a tremare i lavoratori – soprattutto tecnici e sviluppatori di prodotti, i primi che saranno mandati a casa. A questo licenziamento di massa segue anche la recessione del contratto di fornitura per 135 laboristi, per la maggior parte veneti. Una vera stangata per l’economia italiana temuta anche dal Presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, che è preoccupato poiché l’azienda Benetton ha annunciato che affiderà la realizzazione di alcuni prodotti ai fornitori esteri. Un fulmine a ciel sereno questo che colpisce la Benetton, un’azienda che perfino in piena recessione vedeva incrementare i suoi fatturati. Come mai? Una crisi dovuta al calo dei consumi specialmente in Italia e in Spagna- che detiene circa l’11% del mercato totale. Il ‘piano di trasformazione’, che manderà a casa 450 lavoratori, è necessario per il rilancio dell’azienda, spiegano in un comunicato ufficiale, soprattutto in quelle zone che non sono più strategiche per la vendita. Intanto alla denuncia dei sindacati si somma anche quella dei dipendenti della Benetton-trasporti che denunciano licenziamenti, riduzione dei salari e scarsa manutenzione delle autostrade nonostante le agevolazioni avute con il governo tecnico.

IL ‘REGALINO’ DI GOLDMAN SACHS ALLA FAMIGLIA BENETTON – Con la privatizzazione nel 1999 delle autostrade, voluta dal governo D’Alema, l’Atlantia-Autistrade Spa fa capo alla famiglia Benetton, la quale può godere di ben 4 miliardi di euro  l’anno per il pedaggio. Una cifra non da poco se si considera che durante il 2012, al culmine della recessione e della spending review, le tariffe autostradali sono aumentate e la holding ha chiuso il bilancio in positivo del 2%. Nonostante la crescita economica, i disservizi e i disagi ai lavoratori sono stati molti e denunciati ai vari sindacati. Ma il vero scandalo è stata la ‘gentile concessione’ che il governo Monti ha fatto, tramite il ministro delle Infrastrutture Corrado Passera, alla famiglia Benetton. Prima dell’uscita di scena del Professore, il ministro Passera ha firmato un provvedimento che da ben 26 anni era chiuso in un cassetto: un vero e proprio regalo all’impero Benetton che incrementa il sistema di oligarchie e privatizzazioni. In totale silenzio sono state incrementate le tariffe aeroportuali di Fiumicino che sono addirittura raddoppiate, passando da 16 euro a passeggero a 26,50 euro. Ovviamente questo è tutto guadagno per i poteri forti che gestiscono Fiumicino e tra questi ci sono anche i Benetton.

Inoltre nel provvedimento è previsto anche un ampliamento dell’aeroporto, con una pista in più, e si potrà realizzare solo grazie ai 1.300ettari di terreno circostante che sono di proprietà della Maccarese Spa. Ma chi sono i proprietari di questa impresa agricola? Ovvio, gli stessi Benetton che rivenderanno allo Stato quello che hanno acquistato dallo Stato stesso. Quest’operazione costerà 12 miliardi di euro e, in caso di esproprio delle terre, l’impero Benetton crescerà ancora di più: il provvedimento prevede che ogni metro quadrato di terreno sarà pagato 20 euro, per un totale di 200 milioni di euro.

Quest’ultimo colpo di coda di Monti è la nuova manifestazione del favoritismo alle caste all’oscuro dei cittadini, che continuano a subire la crisi tra tagli del personale e aumento delle tasse.

 

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