COSTO BENZINA/ Più del 50% è composto da Iva e accise. Che è aumentata di otto volte in sedici mesi

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Due euro al litro. Un record storico quello toccato dalla rete stradale ordinaria (sull’autostrada il record del caro carburante era scontato). Eppure non c’è da sorprendersi. Era nell’aria il traguardo dei due euro dopo che già a ferragosto il costo del gasolio aveva subito un’impennata. Colpa dell’ennesimo rialzo dei costi dell’oro nero. Ma non solo. Pochi sanno, infatti, che più della metà di quanto paghiamo al distributore è determinato da accise e Iva. Da aprile 2011, infatti, l’accisa è aumentata di ben otto volte.

La benzina è un bene di cui non si può fare a meno, lo sappiamo tutti. E forse proprio per questo in un periodo di crisi economica è una delle prime spese a subire un aumento vertiginoso. Basti vedere quanto accaduto in questi ultimi giorni. Aumenti su aumenti per il costo dell’oro nero che hanno portato al fatidico traguardo – in realtà nell’aria da un pezzo – dei due euro al litro. Tetto, peraltro, sfondato in diversi distributori nel centro Italia e, in particolare, in Toscana dove la benzina è arrivata a quota 2,008.

Ma a chi imputare le responsabilità per una crescita che, negli ultimi anni, ha seguito andamenti decisamente vertiginosi? Bisognerebbe, in realtà, parlare di un vero e proprio mix esplosivo: quotazione internazionale, ricavi industriali e, per ultimo, la pressione fiscale che, come sappiamo, viene troppo spesso scaricata sui beni indispensabili e primari com’è il carburante.

È indubbio, infatti, che nell’aumento abbia inciso il rialzo del costo del petrolio e, dunque, il prezzo del carburante vero e proprio. Come denunciato da diversi sindacati, però, non bisogna dimenticare il ruolo che giocano anche le grosse compagnie petrolifere. È una constatazione ormai nota a tutti che le aziende petrolifere sono sempre avvezze ad adeguare i prezzi al rialzo piuttosto che al ribasso. “Le compagnie si stanno preparando ad accogliere al ritorno dalle vacanze le poche famiglie che sono partite”, denunciano infatti Federconsumatori e Adusbef.

Tuttavia a questo punto sorge una domanda: come mai allora il prezzo italiano del carburante resta uno tra i più alti in assoluto? In effetti a vedere i dati c’è di che preoccuparsi. Stando a quanto riportato nell’ultimo bollettino della FIGISC (Federazione italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti), infatti, l’Italia occupa posti di vetta per il costo di benzina e gasolio. L’ultima rilevazione è del sei agosto (quando, per giunta, ancora non si raggiungeva la quota record di due euro). Ebbene, stando a questa speciale classifica, l’Italia occupa la prima posizione per il costo della benzina e il terzo per quello del gasolio tra i Paesi dell’UE. Dati, questi, nel complesso confermati anche dal sito “Europe’s Energy Portal” che monitora il costo del petrolio nell’Eurozona: dopo Olanda, Danimarca e Svezia (Paesi rinomati, tuttavia, per il costo della vita) troviamo appunto l’Italia con 1,828 euro/litro per la benzina e 1,725 per il gasolio. Un costo superiore anche a quello greco. Cifra decisamente alta se pensiamo peraltro che la media europea è per la benzina 1,591 euro e per il gasolio 1,490.

È evidente, allora. C’è qualcosa che – si fa per dire – non torna. Pochi sanno, infatti, che in Italia più della metà del costo della benzina è determinato dalle accise e dall’Iva. La composizione del prezzo è infatti il risultato di tre componenti sostanziali: l’imposizione fiscale, il prezzo del carburante vero e proprio, i costi ed i margini di retribuzione del sistema distributivo (ricavo industriale). Il prezzo del carburante vero e proprio è la cosiddetta quotazione Platt’s internazionale del greggio, poi raffinato per trarne benzina o gasolio ed è l’unico fattore concretamente influenzato dal mercato internazionale. Per quanto riguarda il nostro Paese la FIGISC, nel suo ultimo bollettino, rivela che “nel periodo dal 4 agosto 2012 al 10 agosto 2012 il suo peso specifico sul prezzo finale alla pompa è stato pari al 34,19 % per la benzina ed al 37,02 % per il gasolio”. Poi abbiamo il ricavo industriale, costituito dai costi e dai margini del sistema distributivo (ammortamenti degli investimenti per gli impianti di distribuzione, manutenzioni, trasporti, logistica, campagne promozionali, margine del gestore dell’impianto, ecc.): nel periodo dal 4 agosto 2012 al 10 agosto la sua quota sul prezzo finale è stata dell’8,98 % per la benzina e dell’ 11,08 % per il gasolio.

Arriviamo, allora, all’onere fiscale complessivo (accisa + IVA al 21%). I dati sono a dir poco impressionanti. Questo ha pesato sul prezzo finale della benzina addirittura per il 56,83% e per il 51,90% per il gasolio. In pratica, tanto per la benzina quanto per il gasolio più della metà di quanto paghiamo è dovuta a tasse e accise e non al reale costo di produzione e distribuzione.

Ecco una tabella riepilogativa per meglio capire la questione: 

COMPOSIZIONE MEDIA PREZZO

BENZINA

%

GASOLIO

%

Prezzo alla pompa

1,872

100,00%

1,775

100,00%

IVA 20 %

0,325

17,36%

0,308

17,36%

Accisa

0,739

39,47%

0,613

34,54%

Totale imposte

1,064

56,83%

0,921

51,90%

Quotazione Platt’s

0,640

34,59%

0,657

37,02%

Ricavo industriale

0,168

8,98%

0,197

11,08%

Prezzo industriale

0,808

43,17%

0,854

48,10%

Insomma, sono l’accisa e l’IVA a determinare, in gran parte, il costo della benzina.

Un guaio, quello delle accise vecchio di anni. Basti pensare che la prima fu introdotta da Benito Mussolini nel lontano 1935: 1,90 lire al litro sulla benzina per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia. Poi nel corso degli anni in pratica tutti i governi succedutisi hanno deciso di imporre “balzelli” per ogni tipo emergenza: dalla crisi di Suez (1956), al disastro del Vajont (1963), fino alle guerre in Libano e Bosnia. E poi terremoti, alluvioni, missioni militari e altre improvvise esigenze finanziarie. Gli ultimi mesi, però, a riguardo sono stati drammatici: da aprile 2011 – nel giro dunque di soli 16 mesi – i due governi che si sono succeduti (Berlusconi-Monti) hanno aumentato le accise in maniera quasi ossessiva-compulsiva. Ben otto aumenti delle accise sui carburanti (con relativo effetto trascinamento dell’Iva) da aprile 2011 ad agosto 2012.

Il risultato, avvertono le associazioni dei consumatori, è che i nuovi rincari costeranno agli italiani 420 euro l’anno per l’acquisto e 348 per i costi indiretti, come il trasporto merci. Totale: 768 euro in più a famiglia. Fa niente. Tanto siamo “usciti dal tunnel”. 

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