CORRUZIONE REGIONI/ Fiorito in manette, Emilia Romagna perquisita e in Molise… tutto tace

Mentre Franco Fiorito varcava la soglia del carcere romano a Bologna la Guardia di Finanza entrava all’interno del consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Le fiamme gialle sono penetrate nel palazzo dell’assemblea legislativa mentre gli esponenti erano in riunione per decidere sul taglio alle spese dei gruppi consiliari. In Molise invece tutto sembra scorrere tranquillo o quasi…

di Viviana Pizzi

bassottiLAZIOGATE: ARRIVA L’ARRESTO DI FIORITO

Ormai il fenomeno sprechi nelle regioni si allarga a macchia d’olio su tutto il territorio italiano: ma il posto dove ha avuto una evoluzione è ancora una volta il Lazio. Dove dalla mattina di martedì il capogruppo del Pdl Franco Fiorito è finito dietro le sbarre. Ci ha pensato la Guardia di Finanza a mettere le manette ai polsi all’esponente politico accusato di peculato: la stessa inchiesta per la quale Renata Polverini (ex presidente ormai) ha rassegnato le proprie dimissioni. Di falso e di calunnia deve rispondere invece nell’ambito di un’indagine parallela aperta dalla procura di Viterbo. L’ordine di arresto è partito dal Gip di Roma dopo le richieste del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. Sotto la lente di ingrandimento la possibilità che Fiorito possa aver creato  un depistaggio mediatico nei confronti di testimoni a suo carico. Tra i motivi classici che portano a un arresto c’è anche la possibilità di fuga: possibile, secondo l’impianto accusatorio messo a punto dai giudici romani, grazie all’esistenza di conti correnti aperti all’estero e al pericolo di reiterazione del reato.

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Anche un precedente ha gravato sulla posizione di Fiorito: il precedente per tentata concussione contestatogli dalla procura di Frosinone quando era sindaco di Anagni. Per il quale il 28 agosto è stato chiesto il rinvio a giudizio.

Gli inquirenti contestano a Fiorito un sistematico e spregiudicato asservimento delle risorse comuni all’interesse privato utilizzando a fini personali ingenti risorse pubbliche per oltre due anni usufruendo della carica istituzionale che ricopriva. La villa al Circeo che aveva acquistato per 800mila euro sarebbe stata acquistata con il denaro del Pdl e i prelievi, anche in contanti, rendono verosimile quanto accertato dai giudici. Alla difesa di Fiorito ci penserà l’avvocato Carlo Taormina famoso per aver assistito anche Anna Maria Franzoni nel processo di Cogne, secondo il quale “non è possibile contestare il reato di peculato allo stesso Fiorito”. Che dal carcere di Regina Coeli sembra disposto a difendersi e a gridare forte la sua innocenza.

SPESE DEI GRUPPI CONSILIARI, BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA IN EMILIA ROMAGNA

Mentre Franco Fiorito varcava la soglia del carcere romano a Bologna la Guardia di Finanza entrava all’interno del consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Le fiamme gialle sono penetrate nel palazzo dell’assemblea legislativa mentre gli esponenti erano in riunione per decidere sul taglio alle spese dei gruppi consiliari. Il procedimento contro ignoti annovera, come nell’inchiesta del Lazio Gate il reato di peculato. Al vaglio degli inquirenti saranno tutte le fatture emesse negli ultimi anni. E gli uomini della Guardia di Finanza sono entrati all’interno proprio per acquisire tutto il materiale utile alle indagini.

Non era la prima volta che la polizia tributaria entrava nelle stanze del consiglio regionale dell’Emilia Romagna, un’altra incursione c’era già stata qualche settimana fa. Ed aveva portato alla costituzione di un pool guidato da due pubblici ministeri e dagli uomini delle Fiamme Gialle. La procura di Bologna segue le inchieste sulle spese pubbliche da quando è scattato lo scandalo delle interviste a pagamento. Che aveva coinvolto tutti, dal Pd al Movimento Cinque Stelle fatta eccezione per l’Italia dei Valori. Tutti prelevavano i soldi dalle casse dei partiti che poi venivano poi utilizzate per pagare interviste di tv private.

A Bologna mancano giustificativi di spesa che coinvolgono partiti sia del centrodestra che del centrosinistra. Ora gli inquirenti ci vedranno chiaro e non sono esclusi nuovi colpi di scena che potrebbero arrivare anche ad un’inchiesta più rumorosa del Laziogate

MOLISE IN CONTROTENDENZA: PROSCIOLTO IL PRESIDENTE MICHELE IORIO

Nelle altre regioni d’Italia scoppiano scandali a gogo: in Molise invece tutto sembra scorrere tranquillo. Le opposizioni, tranne l’Italia dei Valori, non contestano a Michele Iorio le spese che avvengono in consiglio regionale. Nessuno si indigna perchè il presidente della Regione continua, al contrario di Renata Polverini, a occupare il suo posto nonostante una sentenza di condanna per abuso d’ufficio. Accade di più: il governatore, insieme al figlio Luca, al chirurgo Cristiano Huscher e al dirigente della Asrem Sergio Florio dalle accuse di concorso in abuso d’ufficio. Il verdetto alle 15.30 dopo qualche ora di camera di consiglio. Accuse cadute e nessun processo da svolgere: secondo il gup Rosaria Rinaldi la condotta di Iorio di aver assunto il luminare per “insegnare il mestiere” al figlio Luca Iorio non aveva configurato alcun tipo di reato. Al primario tutto questo aveva fruttato una retribuzione annua di 93mila 785 euro e una indennità ad personam da 31mila euro. Un procedimento in meno per il presidente Iorio la cui condanna per abuso d’ufficio a un anno e sei mesi di reclusione resta. Ma il suo regno potrebbe finire fra quindici giorni dopo la decisione del Consiglio di Stato che lo potrebbe dichiarare presidente illegittimo

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