CORRUZIONE/ Italia ultima in Europa: conseguenze gravi anche sulla disoccupazione

Scorrendo la classifica mondiale di Transparency International troviamo l’Italia al sessantanovesimo posto su 182 paesi. Il fenomeno corruzione però è tristemente legato anche alla povertà. I buoni esempi dei paesi scandinavi e di quelli del Benelux hanno dimostrato che più il fenomeno viene combattuto e più i disoccupati vivono meglio con il reddito minimo di cittadinanza. La Svizzera invece mantiene il suo primato di paese europeo con il tasso di disoccupazione più basso. E anche lì la corruzione è ai minimi storici. L’Italia fa come il Ghana e propone misure di contrasto che risultano insufficienti. Insieme a Ungheria, Grecia e Bulgaria è l’unico stato che non permette ai disoccupati di assicurarsi un assegno di mantenimento.

 

di Viviana Pizzi

Per risolvere la crisi economica spesso non bastano soltanto le tasse imposte dai vari governi nazionali, quando le cose non vanno bene la colpa è anche della malapolitica che in Italia, più che negli altri Paesi dell’Unione Europea significa reati di corruzione.

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Lo dimostra una speciale classifica mondiale  a tema messa a punto da Transparency International nella quale l’Italia è appena al 69° posto su 182 paesi selezionati. È però il posizionamento europeo che dovrebbe preoccupare i governanti coinvolti in scandali di tangenti, corruzione, concussione e abusi d’ufficio vari.

È un’agenzia tedesca che calcola l’indice di corruzione che si percepisce in 182 paesi al mondo e lo fa usando una scala di valori che va da zero a dieci

 

ITALIA SESSANTANOVESIMA: NELL’EUROZONA PEGGIO SOLO LA GRECIA

Più l’indice è basso è più la corruzione è alta: all’Italia è stato assegnato un valore di 3,9 punti. Se si guardano i numeri che riguardano l’Eurozona siamo al penultimo posto. Peggio del nostro Paese ha fatto infatti solo la Grecia (che nel totale si è posizionata all’ottantesimo) a cui è stato assegnato un punteggio di 3,4.

Siamo molto lontani da paesi in cui è garantito l’assistenzialismo a chi non lavora: Danimarca, Finlandia e Svezia che occupano rispettivamente le prime tre posizioni in ambito europeo dopo la Nuova Zelanda(prima in assoluto con 9.5) hanno raggiunto un punteggio le prime due di 9.4 e la terza di 9.3.

Sappiamo benissimo come vanno le cose nel Nord Europa, in Paesi come la Svezia dove ministri e amministratori sono costretti alle dimissioni soltanto dopo aver incassato una multa per alta velocità. In Svezia e in Danimarca infatti, non solo è previsto l’assegno a tutti i giovani che hanno compiuto (udite bene) i sedici anni di età ma è prevista anche una forma integrativa di sussidio per chi col suo lavoro non riesce a vivere in condizioni dignitose che sono pari a una soglia minima di mille euro al mese.

Con 9.0 al quarto posto in Europa c’è la Norvegia, paese al pari dei suoi confinanti che prevede un sistema di reddito minimo garantito ai giovani che non hanno lavoro, quelli che altrimenti sarebbero costretti a mendicare per strada.

Via via nella classifica ci sono i Paesi Bassi con 8.9, la Svizzera con 8.8 (paese con il tasso di disoccupazione più basso d’Europa al 3%) e il Lussemburgo con 8.5.

Cosa succede in quel Piccolo Stato tra Belgio e Paesi Bassi? E’ proprio lì che i disoccupati percepiscono l’assegno mensile più alto d’Europa con una cifra che arriva ai 1040 euro.

A seguire la Germania, l’Austria, il Regno Unito, il Belgio e l’Irlanda Eire, tutti paesi in cui gli aiuti vanno dai 500 agli 800 euro. Con tassi indici di corruzione tra 7.5 e 8.0.

In Francia, dove l’algoritmo numerico scende a 7.0 cominciano a cambiare anche le norme di tutela per i giovani senza lavoro. Il sussidio è di 425 euro al mese e non si percepisce più a sedici anni come avviene nel Nord Europa e anche in Portogallo (dove però l’indice di corruzione è 6.1) ma a venticinque.

In Spagna, dove il tasso corruzione è di 6.2, il precedente governo Zapatero aveva addirittura progettato di portare il reddito minimo di cittadinanza a seicento euro mensili per quattordici mesi. La crisi però non lo ha permesso e per ora siamo a 300 euro.

Nell’Eurozona in tema di corruzione hanno fatto meglio anche Malta, Cipro, Estonia, Slovacchia e Slovenia: paesi che sono entrati nella moneta unica dopo l’Italia in cui la lotta alla corruzione va decisamente meglio.

L’Italia con 3.9 di indice è anche al di sotto di paesi come l’Estonia(6.4), la Polonia (5.5), la Lituania(4.8) , l’Ungheria(4.6), la Repubblica Ceca (4.4), la Turchia (4.2), la Georgia (4.1), la Croazia, Montenegro e la Slovacchia(tutte con 4.0), tutti paesi fuori dall’Eurozona e anche con politiche economiche forse anche peggiori.

Come il nostro paese la repubblica di Macedonia e l’africana Ghana. Peggio di noi in Eurozona solo la Grecia. Ma considerando i paesi geograficamente in Europa troviamo la Romania con 3.6, la Bulgaria  e la Serbia con 3.3. I peggiori in Europa sono la Moldova con 2.9 l’Albania con 3.1 e la Bosnia con 3.2. Nel mondo invece il paese con più corruzione è la Somalia e la Corea del Nord con 1.0, seguiti da Mnyahamar con 1.5

Il dato triste e drammatico con il quale siamo costretti a fare i conti è quello per cui in Italia siamo (come indice numerico) molto più vicini alla realtà Somala o della Moldova che non a quella dalla Nuova Zelanda.

Con la conseguenza ancora più tragica che in caso di disoccupazione e reddito basso al di sotto della soglia della povertà che non abbiamo un reddito minimo di cittadinanza. Come gli italiani stanno soltanto i colleghi greci, gli ungheresi e i bulgari.

 

I RIMEDI INSUFFICIENTI

Cosa succede in Italia quando si prova a estirpare il male? Spesso si rimane vittime di quel sistema che travolge l’intero Paese. Ne sono l’esempio i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che hanno tentato di sconfiggere la mafia (In cui è compresa anche la corruzione) facendo penetrare quel buon sistema proprio dei paesi scandinavi.

Con la nuova legge anticorruzione ci si è limitati soltanto ad aumentare le pene per chi incappa nei reati specifici senza però bloccare in maniera definitiva il fenomeno. E’ recente la polemica sull’incandidabilità dei condannati in primo grado che permetterà, ancora una volta, di entrare nelle istituzioni pubbliche a persone che hanno subito una sentenza di colpevolezza per reati specifici. Una norma con la quale solo in quattro parlamentari (tra i quali l’editore Giuseppe Ciarrapico) non potranno sedere nuovamente a Montecitorio. Ben poco per tentare minimamente di raggiungere livelli europei accettabili.

Non basta punire la concussione con il carcere da 4 a 12 anni e la corruzione con  pene che vanno da uno a 5 anni di reclusione con un incremento per il reato specifico che riguarda gli atti giudiziari: l’ipotesi base è dai 3 agli otto anni mentre la forma aggravata va dai 4 agli otto anni.

E nemmeno i nuovi trattamenti anche per coloro che si rendono responsabili di peculato e abuso d’ufficio. Per il primo reato la pena minima passa da tre a quattro anni mentre per il secondo (tipico di chi agisce nella pubblica amministrazione) si va dagli attuali 6 mesi – tre anni agli uno – quattro anni.

E intanto la legge sul reddito di cittadinanza resta nel cassetto di un governo Monti capace soltanto di imporre tasse ai già tartassati cittadini che uno su dieci non lavorano perché il tasso di disoccupazione è al 10,8%, ben lontano da quel 3% della Svizzera seppur in lieve aumento rispetto al 2,6% di sei mesi  fa. Italiani stretti dalla morsa di rincari di energia elettrica, gas e benzina, con la seconda rata Imu da pagare e senza un reddito minimo che gli permetta di non cadere in depressione quando non ce la fanno. E politici che nonostante condanne in primo grado non solo non si dimettono dall’esercizio delle loro funzioni, al contrario del ministro della cultura svedese Stego Cigho che si ha lasciato l’incarico solo dopo pochi mesi perché si era semplicemente scoperto che non aveva pagato il canone della tv di Stato per sedici anni e aveva assunto una governante ad un prezzo inferiore a quello del tariffario del suo Paese.

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