COPPIE DI FATTO/ Storico: a Cagliari nasce il primo registro. Ma in Italia continuano i pestaggi ai gay

Ogni tanto una bella notizia. Se infatti soltanto due giorni fa leggevamo dell’ennesimo pestaggio a Roma nei confronti di un omosessuale (il quinto nel solo mese di giugno), a Cagliari è nato il primo registro per le coppie di fatto. Grande artefice il sindaco Massimo Zedda. Cosa dirà ora il Vaticano?

di Carmine Gazzanni

coppie_di_fatto_cagliariUna novità importante. Soprattutto per un Paese come l’Italia. Grazie ai voti del centrosinistra e anche di un consigliere di Futuro e Libertà (contrari Udc e Pdl) è nato nel capoluogo sardo il primo “registro delle unioni di fatto e delle convivenze”.

Grande merito del sindaco Massimo Zedda che, nero su bianco, aveva posto il registro come uno degli obiettivi del suo stesso mandato. Alle parole – cosa rarissima in questo periodo politico e culturale – Zedda ha fatto seguire i fatti: dopo tagli su tagli in funzione anticasta a consulenze inutili, auto blu e spese superflue, il primo cittadino ha raggiunto un risultato che potremmo definire, senza troppi giri di parole, storico. Un risultato, prima ancora che politico, culturale. “È una coppia di fatto – si legge in uno degli articoli votato e approvato – ogni nucleo basato su legami affettivi o di mutua solidarietà, tra due persone maggiorenni, caratterizzato dalla convivenza da almeno un anno e dal contributo di entrambe le parti alle esigenze di vita comune”.

Al registro, dunque, potranno essere iscritti coppie eterosessuali e omosessuali, ma anche amici che vivano insieme da almeno un anno. Quello che si richiede è semplice: il legame affettivo. Nulla di più. Questo, d’altronde, è quello che si richiederebbe (e il condizionale è assolutamente d’obbligo) ad uno stato realmente democratico.

L’ennesimo importante passo in avanti, dunque, nel riconoscimento di uguali diritti (e dunque di vera democrazia) dopo che, il 22 marzo scorso, anche la sentenza della Corte di Cassazione aveva riconosciuto alle coppie di fatto – siano essere eterosessuali o omosessuali – il diritto a un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”. Chiaramente nessuna amministrazione – dai comuni alle regioni fino al governo centrale – aveva recepito quanto dichiarato dalla Corte di Cassazione. Il primo, a distanza di tre mesi, è stato proprio Zedda.

Ma lo sappiamo bene: il nostro è un Paese (anche) di falsi moralisti. Non sconcerterebbe, allora, se da qui a poco leggeremo dichiarazioni strampalate del politico di turno, critico nei confronti dell’iniziativa del comune cagliaritano. Già dopo la sentenza della Corte, d’altronde, non ne mancarono. Come quelle dell’Onorevole Domenico Scilipoti che, intervistato da Infiltrato.it, aveva parlato di sentenza “eversiva”, rea di non riconoscere l’omosessualità quale “patologia”.

Né da allora abbiamo assistito ad un cambiamento di posizione da parte del Vaticano, ferma sulle sue convinzioni. Gli omosessuali, a detta del Vaticano, sarebbero dei “disturbati”. Diceva tempo fa il cardinale Javier Lozano: “non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli”. Il vescovo emerito di Grosseto Giancarlo Babini era stato ancora più diretto sulla questione: “trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura […]all’omosessuale praticante e conclamato non va amministrata mai la comunione, quando si presenta davanti, il ministro abbia il coraggio di tirare avanti. Ad uno come Vendola io non la amministrerei mai”.

Non è certamente un volo pindarico, allora, trovare un legame – seppur lieve e implicito – tra queste dichiarazioni (che essenzialmente sono in linea con la posizione ecclesiastica) e quanto accade non di rado nel nostro Paese. In qualche modo gli atti di violenza di cui leggiamo a danno degli omosessuali sono, perlomeno in parte, legittimati da tali dichiarazioni. Solo nel mese di giugno sono stati ben cinque i casi di pestaggio a danno degli omosessuali verificatisi nella capitale. L’ultimo si è consumato due giorni fa. Secondo quanto riferito dal giovane, un gruppo di ragazzi, dopo i primi insulti, si sono avvicinati e, dopo aver continuato ad inveire, è scattata l’aggressione con tanto di pugni in faccia.

Cagliari, intanto, ha fatto la sua parte. Qualcuno doveva cominciare e Zedda l’ha fatto. Ora è necessario che qualcun’altro continui su questa strada. Un cambiamento culturale è possibile. Se ci si dà realmente da fare, andando oltre facili dichiarazioni e sterili proclami.

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