Continua la Festa IDV a Vasto:“Fuori la mafia dallo Stato”!

Fuori la mafia dallo Stato” nel 2° giorno di Festa IDV. De Magistris, Sonia Alfano e altri parlano di libera informazione, scuola, sanità e criminalità organizzata.

Infiltrato.it continua a seguire da molto vicino il 5° incontro nazionale di un’Italia dei Valori sempre più vicina alla “maturità” politica.

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Si parte con l’informazione, la libera informazione, quella che rifiuta il bavaglio, quella che rifiuta il “minzolinismo”, le cui tre regole, a detta di Pancho Pardi, sono “falsificazione, mistificazione ed omissione”. Grandi ospiti in questo primo incontro: il già citato Pancho Pardi (capogruppo Idv vigilanza Rai) che si sofferma sul problema della (dis)informazione del servizio pubblico: “Il problema è che il servizio pubblico è diventato servizio privato e passa il tempo a fare adulazione”; Claudia Fusani, giornalista de “L’Unità”, che snocciola dati impressionanti: “In Italia 4.500.000 euro vanno in pubblicità per le Tv; solo 1.500.000 ai giornali. In entrambi i casi buona parte finiscono ad organi di informazione ricollegabili a Silvio Berlusconi. Nei paesi stranieri il rapporto è completamente invertito”.

Ed ancora Leoluca Orlando, il quale analizza in maniera dettagliata quella che è stata definita “legge bavaglio”: “è un monumento ad una legge che si sta facendo dittatura; non solo è un attentato al pluralismo e alla libertà di informazione; ma anche al sistema giudiziario”. Ed è da qui che si può giudicare il nostro Paese: “è il tema spia della crisi democratica dell’Italia”. Presente al dibattito anche l’europarlamentare Niccolò Rinaldi che lancia due frecciate chiare, una agli “amici” dell’opposizione: “nelle battaglie ci lasciano un po’ soli”; l’altra al Presidente della Repubblica: “abbiamo presentato un testo riferito solo alla situazione dell’informazione in Italia. E ad opporsi non è stato tanto il Governo, quanto il Quirinale, che, durante una conferenza, ci ha ammonito che ‘i panni sporchi si lavano in casa propria”.

E quella italiana, purtroppo, è una libera informazione totalmente diversa da quella straniera, come ci conferma Matteo Maggiore, giornalista della BBC: “nessuno sa di che partito sia il mio direttore, sebbene sia di nomina governativa. Se la BBC non fosse imparziale, perderebbe la fiducia del pubblico inglese”. Uno dei più acclamati, tuttavia, sicuramente è stato Corradino Mineo, direttore di Rainews, responsabile di una rivoluzione della libera informazione nella Rai. Mineo sottolinea un aspetto poco affrontato dai media: “Il Ministro per lo Sviluppo Economico ha anche la delega all’informazione. Attualmente è in mano a Romani, che deciderà le frequenze del digitale terrestre, l’80% della nostra informazione. Chi è Romani? E’ uno che dal’96, quando è stato eletto, si è occupato solo delle televisioni di Silvio Berlusconi”.

Ma l’appuntamento più atteso è stato sicuramente quello tenuto nel pomeriggio: “Giustizia e antimafia a difesa della Costituzione”. Grandissimi ospiti: gli europarlamentari Sonia Alfano e Luigi De Magistris, Luigi Li Gotti (senatore Idv commissione antimafia), Bruno Tinti (collaboratore de “Il Fatto Quotidiano).  E poi l’ospite d’onore, Fabio Granata, uno dei “dissidenti” confluito nel gruppo Fli.

A cominciare è Luigi De Magistris con un intervento che richiama applausi e quasi un’ovazione al termine dell’intervento. L’ex pm chiarisce perchè “questo è il Governo che più ha fatto per favorire il crimine organizzato”. La maggioranza, infatti, si fa grande per i vari arresti, confische e sequestri, ma gli arresti di latitanti in realtà, “li fanno magistratura e forze dell’ordine”. E per le confische e i sequestri? “Questo Governo ha predisposto la vendita all’asta dei beni confiscati”. Un provvedimento questo “che fa rigirare nella tomba Pio La Torre che per questo ci ha rimesso la vita”. E poi scudo fiscale, lodi, processo breve, legittimo impedimento. Insomma, “si sono buttati a mare 30 anni di giurisprudenza antimafia!”.

A questo punto è il turno dell’ospite d’onore, Fabio Granata, che non risparmia, con una sottile vena ironica, attacchi al Pdl, partito da cui è fuoriuscito: “Non mi avvarrò della facoltà di non rispondere, come fanno molti nel mio ex partito”. Ed anche quando, ad un tratto, comincia a piovere, Granata strappa risa ed applausi alla folla: “Non vorrei dire, ma ha cominciato a piovere proprio quando abbiamo cominciato a parlare del’94 e della fondazione di Forza Italia!”. E, di contro, Granata sembra aprire ad un confronto con l’Idv sui temi della legalità: “Agli ultimi convegni pensavano di offendermi dandomi del Di Pietro; io non ci vedo alcuna offesa”.

E ancora: “Noi non voteremo mai una legge che pone fine all’autonomia della magistratura subordinandola all’esecutivo (il riferimento è al tentativo del Governo di porre l’iniziativa giudiziaria non più in mano ai Pm, ma alla polizia giudiziaria, che dipende direttamente dall’esecutivo, ndr)”. In conclusione, alla riapertura della sessione parlamentare “si vedrà se è possibile costruire un’asse legislativo, soprattutto sul tema della corruzione”.

Linea, quest’ultima, confermata anche da Luigi Li Gotti, senatore Idv che collabora con Granata in commissione antimafia. Ma Li Gotti va oltre, elencando quelli che sono i meriti del suo partito in questa direzione: per quanto riguarda la confisca dei beni, il Governo ha attuato quest’anno una legge che riprende una proposta dell’Idv presentata a giugno 2008; lo stesso dicasi per la Banca Dati del Dna: “anche questa nasce da una proposta Idv”. Ed oggi? Il 28 settembre, annuncia Li Gotti, si voterà un’altra proposta a firma Idv per introdurre il reato di autoriciclaggio. Legge che, in realtà, viene presentata per la seconda volta. Ma perché? Cosa è accaduto la prima volta? Li Gotti ce lo spiega: “il giorno in cui si doveva votare, alla fine non si votò per un accordo trasversale Pdl – Pd. Perché? Quel giorno uscì un articolo de “Il Sole 24 ore”, giornale di Confindustria, che parlava male del disegno di legge”. Altra questione molto interessante su cui Li Gotti si sofferma è il videopoker, nuovo mezzo per i grandi affari delle mafie: “nel 2007 abbiamo avuto un danno erariale di 96 miliardi di euro”.

Poi è toccato a Bruno Tinti, ex magistrato e collaboratore de “Il Fatto Quotidiano”, specificare i danni compiuti da questo Governo in tema di giustizia: intercettazioni, corruzione, prescrizioni, falso in bilancio. Un episodio su tutti, però, colpisce: “Mi ricordo di una ragazza, Paola, che mi incontrò perché stava lavorando per una tesi. Voleva fare il Pm. Dopo un anno mi arrivò una lettera: ‘sono una piccola fuoriuscita. Ho lasciato l’Italia e l’idea di diventare Pm perché ho perso ogni speranza’. Ora è i n Svizzera, ha cominciato facendo la cameriera, ha imparato il francese e attualmente lavora in banca”. Perché ha perso la speranza? Tinti lo spiega con una metafora molto eloquente: “ Possiamo pensare che il tacchino prepari il pranzo di Natale?”.

I momenti più emozionanti, tuttavia, si sono avuti con l’unica donna presente sul palco, Sonia Alfano. L’europarlamentare, dopo aver ringraziato Granata che ha ricordato la grande ed inestimabile figura nella lotta alla mafia del padre di Sonia, Peppe, ha rivolto il suo pensiero ad Angelo Vassallo, sindaco ucciso dalla camorra, e tutte le persone presenti (la piazza era stracolma) si sono alzate in piedi per un lungo e sentito applauso. Poi l’europarlamentare ha ricordato le parole di un’altra donna combattiva, Angela Napoli, che ha avuto il coraggio di dire che probabilmente in Parlamento qualche donna si è prostituita (e a Granata scappa la battuta: “e anche molti uomini!”). Ma Sonia Alfano si scaglia anche contro coloro che danno all’Italia dei Valori del “giustizialista”: “se giustizialismo è vivere in uno stato di diritto in cui tutti sono uguali davanti alla legge, allora è vero siamo giustizialisti. E siamo fieri di esserlo!”. E ancora l’europarlamentare ha ringraziato “chi ha contestato Schifani. I giornali il giorno dopo hanno detto che non sta bene perché quello è Presidente del Senato. Questo è populismo, non il nostro!”.

E poi le conclusioni: c’è stato chi, come Tinti, ha mostrato tutta la sua perplessità nella possibilità di un cambiamento perché “quelli sono solo delinquenti” ed anche “da questa parte c’è chi non fa nulla o fa male (il riferimento è al Pd, ndr) rendendosi connivente”; chi, invece, più ottimista, spera in un cambiamento. A cominciare dalla stessa Alfano (“ho promesso a mio padre ed al mio Paese che avrei fatto di tutto affinchè non si viva più questa triste situazione”) per finire con De Magistris, per il quale, riprendendo il pensiero autorevole di Giovanni Falcone, è necessaria, prima ancora che una rivoluzione politica, “una rivoluzione culturale”.

Qualcosa sta cambiando. E si evince anche dalle parole dell’applauditissimo Fabio Granata. Speriamo un giorno di non vivere più l’esigenza di gridare: “Fuori la mafia dallo Stato!!!”.

 

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