CONFRONTO BERSANI RENZI/ Il migliore? La conduttrice. Tra lealtà, politichese e “Stati Uniti d’Europa”

L’ultimo confronto tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, in corsa per la candidatura a premier della coalizione di centrosinistra, è made in Rai. Alle stesse domande dovevano rispondere entrambi per due minuti, cinque repliche per ciascuno, alcuni quesiti posti dal web, altri dai comitati di Renzi (a Milano) e di Bersani (a Palermo). E infine l’appello di tre minuti per raggranellare gli ultimi voti. Chi ha vinto? La giornalista. E gli “Stati Uniti d’Europa” tanto cari al Bilderberg.

 

di Viviana Pizzi

Confronto-RaiUno-Renzi-BersaniÈ stato questo il duello all’americana condotto dalla giornalista Monica Maggioni nel quale si è spaziato su diversi argomenti: crisi economica, pressione fiscale, lavoro, pensioni, guerra e diritti civili.


FRESCHEZZA CONTRO ESPERIENZA

Ne sono venuti fuori due contendenti con in comune la passione per la politica e l’idea diversa di futuro. Renzi conferma la voglia di “rottamare il passato” e riconoscerne gli errori mentre Bersani è convinto che per fare politica “non bisogna prendere a calci l’esperienza e fare un valore aggiunto”.

Anche il loro abbigliamento e il modo di rispondere alle domande rifletteva tutto questo: Matteo Renzi si presenta in giacca e cravatta nera. Il suo sguardo è deciso e brillante e risponde altrettanto chiaramente alle domande che gli vengono poste. Pierluigi Bersani si presenta invece con la cravatta rossa (colore simbolo del suo passato comunista) e con uno sguardo certamente più cupo e figlio dell’esperienza.

Poche le linee di convergenza sulle domande che gli sono state rivolte. Non è mancato però il rispetto e la lealtà reciproca. Renzi ha assicurato a Bersani : “se vinci tu ti sosterrò e porterò avanti il programma della coalizione. Parti certamente avvantaggiato ma io non chiedo nulla in cambio”. Bersani risponde: “Se perdo torno a fare il segretario di partito fino alla convocazione del nuovo congresso”.

 

GLI APPELLI FINALI

È negli appelli finali però che i due condensano il senso della loro politica. Renzi chiede agli italiani di tornare a votare con passione. Ricorda ai suoi elettori di essere stato additato addirittura come “un infiltrato del centrodestra” ma fa altrettanto sostenendo che ha ricevuto più consensi proprio nelle regioni rosse. Ritiene necessario che i  giovani di oggi comincino a metterci la faccia nel fare politica rievocando però la definizione del ministro dell’economia  del governo Prodi Padoa Schioppa definendo proprio la generazione dei suoi coetanei “viziata e bambocciona”.

L’Italia che dà la speranza – ha sostenuto – è quella che crede nel domani”.

Pierluigi Bersani risponde con i temi cari al centrosinistra. “Per governare bene – ha dichiarato – bisogna guardare l’Italia dal punto di vista dei lavoratori che per Natale aspettano quattro stipendi arretrati, dei più deboli”. Anche lui però è convinto, al pari del suo contendente, che il cambiamento è necessario e va fatto sia nelle cose da fare che nei protagonisti abbandonando il meccanismo personalistico”.

LE ALLEANZE

Il tema delle alleanze con partiti al di fuori della carta d’intenti come l’Udc e l’Idv è stato uno di quelli di maggiore interesse. Renzi ha confermato la sua idea di voler rimanere all’interno di essa e ha ribadito quello che aveva già riferito durante il confronto Sky: no all’ingresso di Casini.

Bersani è stato invece più morbido sostenendo il suo voler fare l’alleanza con Sel, socialisti indipendenti e forze moderate di centro che condividano i suoi programmi elettorali. Non nominando mai però né l’Udc di Casini né l’Idv di Di Pietro, che invece erano state citate dal comitato Renzi di Milano, che aveva posto la domanda specifica.

 

IL GOVERNO MONTI E LE QUESTIONI DEL LAVORO

E’ Bersani stesso a sottolineare di lavorare anche con chi si è opposto al Governo Monti e nonostante lo ha appoggiato si rende conto di dover “andare oltre” con meno rigore e più lavoro per tutti, sulla situazione delle pensioni è convinto che qualcosa debba cambiare risolvendo il problema degli esodati. “I lavoratori – ha sottolineato – non possono rimanere per anni senza reddito”.

Posizione più montiana per Matteo Renzi il quale dice che va pagato un debito di serietà con l’Europa tenendo conto che l’Italia è il secondo Paese più longevo dopo il Giappone e sostenendo che l’età pensionabile decisa dalla Riforma Fornero è giusta. “Ora paghiamo – ha sostenuto Renzi – perché in Governi del passato per accontentare l’estrema sinistra abbiamo introdotto il sistema sbagliato degli scaloni”.

 

CRISI ECONOMICA E FISCALITÀ

Ricette nettamente diverse quelle di Bersani e Renzi per tentare di risolvere la crisi economica del Paese Italia. Per il sindaco di Firenze bisogna recuperare venti milioni di euro per dare cento euro al mese a chi ha un reddito inferiore ai duemila euro per ricominciare a sperare.

Bisogna mettere i soldi in tasca alla gente– ha sostenuto – per avere la speranza di un cambiamento. Per trovare il denaro basta togliere finanziamento al gioco d’azzardo che è l’unica azienda in crescita in questo momento”.

Sulla crisi Bersani risponde sottolineando che negli ultimi cinque anni il reddito è sempre calato e con esso i consumi. Non promette l’ingresso di venti miliardi di euro in un anno ma tenterà di ritoccare il bilancio pubblico per cercare di far ripartire l’economia.

Per quanto riguarda le tasse parla certamente di investire sulla lotta all’evasione per evitare che a pagare siano pochi e tanto. Renzi risponde da suo pari dicendo no ai condoni fiscali lanciandosi direttamente contro Equitalia che è forte contro i deboli ma non riesce a beccare gli evasori veri.

 

LEGGE ELETTORALE E PRIVILEGI DELLA CASTA

Anche qui due tipi di proposte completamente diverse: da un lato Bersani che propone un doppio turno con sistema parlamentare e dall’altro Renzi sostiene invece che la legge dei sindaci è l’unica in grado di garantire vera governabilità.

Per quanto riguarda invece i costi della politica Renzi propone l’abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti e la rinuncia di parlamentari e consiglieri regionali ai vitalizi. Poi chiede di dimezzare il numero di parlamentari perché “tagliare se stessi è la prima cosa coraggiosa da fare

Su questo tema Bersani risponde con il dimezzamento del finanziamento pubblico ai partiti e conferma gli altri punti già enunciati prima da Renzi.

 

POLITICA ESTERA

Entrambi i candidati premier si dicono europeisti. Renzi crede nella centralità degli Stati Uniti d’Europa solo con una Banca Centrale Europea funzionante e con l’elezione del presidente del Consiglio europeo. Rivendica tuttavia l’importanza che l’Italia possa dire la sua e non prendere “lezioni dalla Germania” ne in termini economici ne di decisioni politiche.

Bersani risponde che il vecchio continente non deve essere un problema per il mondo e che bisogna dire stop o almeno rallentare la politica di austerità “che non ci porta da nessuna parte

Entrambi sono stati interpellati anche sulle questioni mediorientali. Bersani sostiene che bisogna puntare ad evidenziare che il problema centrale è il conflitto israeliano  palestinese sollecitando l’Italia a votare si al riconoscimento dello Stato Palestinese. Renzi sostiene invece che la crisi non dipende soltanto da questo ma sostiene ugualmente che lo Stato italiano debba giocare un ruolo da protagonista.

A colloquio con Obama Renzi punterebbe a dimostrare che l’Italia e l’Europa sono partner seri mentre Bersani chiederebbe di chiudere entro il 2013 l’assalto armato in Afghanistan.

 

CRIMINALITÀ E LOTTA ALLE MAFIE

Questo tema deve rimanere centrale in uno Stato come quello italiano e i due contendenti lo sanno bene. Renzi propone di agire lavorando su tre punti: intensificare l’aiuto alle forze dell’ordine, combattere nel settore degli investimenti e agire nell’educazione con le scuole. Non dimenticandosi di chi è morto per combatterla.

Bersani sottolinea invece che al Sud ne è pieno il territorio mentre a Nord il tessuto economico. Ed è proprio da lì che bisogna iniziare la lotta per togliergli linfa vitale. Bisognerebbe riammettere nel codice penale il reato di falso in bilancio e introdurre quello di voto di scambio mafioso.

 

DIRITTI CIVILI, FEMMINICIDIO  E PARI OPPORTUNITÀ

Tutti temi cari all’opinione pubblica non hanno fatto registrare molta differenza di vedute tra i due competitor.

Sui diritti delle coppie di fatto Renzi apre alla civil partnership sottolineando che l’Italia è l’unico paese che ne è privo. Pierluigi Bersani punta invece sulle unioni civili sulla stregua di quella tedesca “anche se Casini non è d’accordo, per capirci”, su norme ragionevoli e sulla lotta contro l’omofobia.

Sul femminicidio invece Bersani punta sull’aumento delle pene per combattere questo crimine orrendo e sul recupero delle vittime sostenendo anche i centri antiviolenza. Renzi sostiene che non si deve più parlare di omicidio passionale e bisogna puntare più sulla dignità della donna portandola a essere indipendente economicamente con più occupazione femminile.  “E’ vergognoso – ha sostenuto – che solo il 49% delle donne tra i 20 e i 64 anni hanno un lavoro”.

Sulla composizione del governo: Bersani (venti ministri : dieci donne e dieci uomini) Renzi (dieci ministri: cinque donne e cinque uomini).

 

I PRIMI CENTO GIORNI E LE TRE COSE DA REALIZZARE SUBITO

Forse è una delle cose più importanti per scegliere chi votare. E’ stato chiesto ai due candidati premier cosa intendessero fare nei primi cento giorni di governo

Bersani: cambiare la legge sugli immigrati (chi nasce in Italia è italiano), legge anticorruzione e antimafia, e lavoro e poi anche qualche sorpresa

Renzi: ridurre le norme sul lavoro, semplificarne la burocrazia, piano per il digitale.

Ora ai cittadini convinti resta l’onere di scegliere da chi voler essere rappresentato. Appuntamento dalle 8 alle 20 di domenica due dicembre.

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