Comunali Roma, Marino sbanca nonostante il Pd

Dopo Francesco Rutelli e Walter Veltroni la Capitale torna a parlare un linguaggio di centrosinistra. La politica di Gianni Alemanno, ormai ex sindaco, si è dimostrata fallimentare in toto. E questo ha portato alla vittoria di Ignazio Marino. Un distacco di quasi trenta punti dimostra che il secondo turno elettorale è davvero un’altra storia. La vittoria di Marino è basata su due dati: la sconfitta delle politiche di Alemanno e l’intelligenza di non aver ceduto alle lusinghe delle larghe intese Pd- Pdl. 

di Viviana Pizzi

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A ROMA IL VERO PRIMO CITTADINO È L’ASTENSIONISMO: 44.9% IL DATO DELL’AFFLUENZA ALLE URNE.  È

Resta però un dato davanti al quale bisogna fermarci tutti: il sindaco di Roma ufficiale è Ignazio Marino, candidato del centrosinistra, ma il vero vincitore è l’astensionismo.

Meno di un romano su due si è recato al voto. Solo il 44,9% dei cittadini si sono recati alle urne. Complice la disaffezione di una campagna elettorale davvero spenta e un’alternativa che alla maggior parte degli elettori non è sembrata credibile. La parentopoli di Alemanno, la sua foto con Luciano Casamonica e la non convinzione sulla candidatura di Ignazio Marino, arrivata durante la crisi del Partito Democratico che si allea con il Pdl formando il governo delle larghe intese,  non hanno portato i cittadini ad amare la politica.

L’astensionismo è aumentato anche grazie al Movimento Cinque Stelle che al secondo turno hanno preferito rimanere a casa piuttosto che andare a votare.


MARINO SINDACO: DUE ROMANI VOTANTI SU TRE LO SCELGONO

Ignazio Marino ha sbancato. Vince a mani basse la corsa al Campidoglio con il 63,92% contro Gianni Alemanno che raggiunge appena il 36,08% delle preferenze. Quella dell’ex sindaco di Roma è una vera e propria sconfitta personale se pensiamo che alla scorsa tornata elettorale aveva ottenuto il 53, 65% con cui sconfisse Francesco Rutelli che arrivò al 46,34%.

Ignazio Marino di certo ha intercettato i voti che al primo turno erano andati a Alfio Marchini e Sandro Medici. Gianni Alemanno non ha potuto contare nemmeno sulle percentuali da prefisso telefonico dei candidati dell’estrema destra.

L’ex sindaco però ha ammesso la sconfitta elettorale e si è incontrato con cittadini e militanti dopo le 18 quando ha partecipato alla conferenza stampa dove ha analizzato le cause della sconfitta elettorale.

Per Marino il primo tweet ufficiale lo ha lanciato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: “Missione compiuta. Roma è salva. Auguri a Ignazio Marino sindaco della nostra bellissima città”.

 

LE DICHIARAZIONI DEL VINCITORE E DELLO SCONFITTO

Dopo qualche ora il nuovo sindaco Ignazio Marino si è presentato in conferenza stampa ringraziando tutte le persone che hanno creduto nella sua candidatura e alla generosità dei militanti dei partiti.

Devo testimoniare che i partiti mi sono stati molto vicini– ha sostenuto- hanno anche pianto per non aver pensato di aver preparato tutto alla perfezione. Li ringrazio perché hanno lavorato per far rinascere Roma. Spero che nei prossimi anni Roma sia orgogliosa di me come io ora lo sono di loro. È una città meravigliosa e sono tantissime le cose da fare. Roma deve prendersi il ruolo nazionale che le spetta. Si deve cambiare il metodo premiando il merito. Una città che non si dimentica un solo istante di chi è rimasto un passo indietro. Un valore culturale del centrosinistra che questa sera in questa città vince. Il percorso dei prossimi anni è importante. Dobbiamo lavorare in base alle ideologie e alle idealità. Tutti devono sentire che possono partecipare alla rinascita di questa città. Lo faremo dai problemi ordinari (traffico, decoro urbano, rifiuti, lavoro e non autosufficienza) dobbiamo rilanciare anche la sua arte e la sua cultura. Tornando ad essere orgogliosi di ciò che abbiamo per le romane e i romani. Spero che ci sia anche la collaborazione delle istituzioni e delle opposizioni. Per la risoluzione dei problemi aspetto anche la collaborazione dell’ex sindaco attuale. Io ce la metterò tutta ma so di non avere tutte le soluzioni per la città. Solo un arrogante potrebbe pensare di averle. Non mi chiedete cosa migliora ma aiutatemi a vedere le criticità della città portandomi le sue idee, la sua fantasia e la sua passione. La città la dobbiamo cambiare insieme”.

Stasera Marino non è andato in Campidoglio aspettando la consegna formale che la storia di Roma insegna.

Anche Gianni Alemanno ha ringraziato coloro che lo hanno sostenuto. Non ha fatto nessuna recriminazione verso il Pdl e Silvio Berlusconi sempre vicino a lui al primo e al secondo turno.

Il Pdl ha dimostrato unità– ha sostenuto – nessuno mi separi dal Pdl e dalla Destra di Storace. Grazie anche a Fratelli d’Italia che ha ottenuto tre municipi e alla lista Civica che si è impegnata per avvicinare persone e fare politica cercando di contrastare la diffidenza al voto. C’è una realtà che continua a muoversi. Dobbiamo capire perché Roma non è andata a votare e non ci ha dato la fiducia”.

 

MARINO VINCE NON SOLTANTO PERCHÈ ROMA È STANCA DI ALEMANNO

Ignazio Marino non è diventato sindaco di Roma soltanto perché i cittadini della Capitale hanno deciso di liberarsi di Alemanno, come avevano ampiamente sostenuto in campagna elettorale.

Sulla vittoria di Marino hanno pesato anche le decisioni a livello nazionale che lo hanno distaccato dal partito delle larghe intese.  L’ultima mossa, quella di dimettersi da senatore, ovviamente è piaciuta ai cittadini romani. Il nuovo sindaco però in precedenza aveva già dimostrato di aver saputo distaccarsi nella giusta maniera dall’inciucio Pd- Pdl.

Come Presidente della Repubblica insieme a Sel (che gli ha dato una grossa mano durante la campagna elettorale ndr) ha votato per Stefano Rodotà. Al momento di scegliere se dare  la fiducia al governo delle larghe intese non si è presentato in Senato e quindi non si è sporcato le mani con il governo dell’inciucissimo.

Ha scelto bene con quali amministratori allearsi per creare il nuovo centrosinistra di governo e di sinistra. Presentandosi davanti alla popolazione romana con Nicola Zingaretti, Giuliano Pisapia, Massimo Zedda e Debora Serracchiani proponendosi come rappresentante di una specie di partito della “buona amministrazione” pronto ad andare oltre all’attuale situazione geopolitica del governo presieduto da Enrico Letta.

Ha vinto quindi nonostante il partito democratico. Ai festeggiamenti poche bandiere del Pd e molte di Marino sindaco. Come il presidente del Friuli Venezia Giulia ha vinto “nonostante il Partito Democratico”.

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