CINQUESTELLE/ Il potere Casaleggio decide dall’alto? Grillo difenda l’autonomia di Pizzarotti e del movimento

Cosa sta accadendo all’interno del Movimento 5 Stelle? Proprio all’indomani della vittoria più inaspettata – quella di Pizzarotti a Parma – stanno sorgendo i primi grossi problemi interni al movimento. Mancanza di democrazia interna, dicono alcuni. Problemi questi che però, in realtà, sono vecchi di anni e ruotano attorno ad un nome: Gianroberto Casaleggio. Era il 2010 quando Micromega si accorse di un particolare: alcuni post venivano censurati e, guarda caso, erano proprio quei post che toccavano argomenti “cari” alla Casaleggio Associati.

di Carmine Gazzanni

PIZZAROTTI_SINDACO_DI_PARMANoi di Infiltrato.it abbiamo sempre cercato di guardare al Movimento 5 Stelle con occhio critico. Mostrando alcune pecche quando ne era il caso. Ma, soprattutto, sottolineando la forte spinta innovativa dei 5 Stelle: partecipazione democratica orizzontale, coinvolgimento della base e della società civile, rifiuto di un modello verticistico. Limite, quest’ultimo, proprio di gran parte dei partiti politici presenti sulla scena nazionale.

E l’abbiamo detto da subito: la sfida, per sindaci e consiglieri 5 Stelle, è appena cominciata. È chiaro che una cosa è fare opposizione (spesso anche troppo spregiudicata, a trecentosessanta gradi), altro invece è governare. Stare al centro del fuoco nemico. Sparare a zero è un conto, evitare che altri lo faccia è ben più difficile. Il compito – e i Cinque Stelle lo sanno – non è semplice.  

Quanto sta accadendo in questi giorni a Parma, però, lascia più di qualche dubbio. Né sono passibili di fiducia tutti i più alti rappresentanti del Movimento che liquidano la questione ritenendo siano soltanto attacchi spregiudicati dei media, castelli in aria costruiti ad hoc da chi ha desiderio di buttare a terra un movimento in continua crescita.

C’è di più. Molto di più. A cominciare dall’aut aut a cui è stato messo di fronte il neosindaco di Parma Federico Pizzarotti: Valentino Tavolazzi non può in alcun modo diventare direttore generale  per il comune emiliano. Il motivo è presto detto. Tavolazzi, consigliere comunale a Ferrara, è reo di aver organizzato un incontro, in cui si parlava di democrazia interna, senza aver prima sentito il parere di Beppe Grillo. Per questo motivo è stato sbattuto fuori.

Verrebbe da chiedersi quanta democrazia ci sia in un movimento che caccia chi organizza una semplice riunione senza aver prima sentito il parere del grande Capo; quanta democrazia ci sia poi nell’aut aut imposto al neo sindaco.

Ma, d’altronde, non c’è da meravigliarsi. Capiamo perché. Sebbene il Movimento – com’è risaputo – non abbia alcuno statuto, c’è un regolamento interno. Alcuni punti sono interessanti. Checché se ne dica, è evidente come il Movimento sia fortemente centralizzato nelle mani del suo guru. L’articolo 1, non a caso, recita: “Il MoVimento 5 Stelle […] rappresenta una piattaforma ed un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it. La ‘Sede’ del MoVimento 5 Stelle coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it”.

Insomma, tutto deve avvenire tramite il blog e, soprattutto, tramite il consenso di chi lo gestisce. Gli ultimi episodi non fanno altro che confermare quanto detto. Ed è qui che si arriva ad un altro aspetto che soltanto oggi sta emergendo, ma che in realtà caratterizza il movimento sin dalla sua nascita. La presenza, nell’ombra, di Gianroberto Casaleggio.

Secondo quanto sta emergendo negli ultimi giorni,  sembrerebbe molto strano che Pizzarotti abbia ricevuto il niet non da Grillo, bensì da Casaleggio. Fatto che, se fosse vero, rivelerebbe come gran parte delle decisioni siano in realtà in mano del guru informatico del blog.

Sarebbe una novità? Anche questa assolutamente no. Capiamo perché. Nel 2010 un’inchiesta di Pietro Orsatti su Micromega ha rivelato aspetti del fenomeno Grillo troppo a lungo sottovalutati. Aspetti che ruotano attorno alla Casaleggio Associati. È questa, infatti, che cura direttamente il blog di Grillo, la rete dei Meetup, la comunicazione esterna, la strategia del movimento sulla Rete. E non solo, è anche la casa editrice che cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese e anche parte dell’organizzazione dei suoi tour. Ebbene, come ricostruito da Orsatti, la Casaleggio Associati è legata a doppio filo con alcuni poteri imprenditoriali forti. A cominciare dalla Telecom (Gianroberto era amministratore delegato della Webbegg, azienda nell’orbita di Tronchetti Provera).

Ebbene già alcuni anni fa “grillini” della prima ora avevano osservato alcune stranezze: perché Grillo, d’un tratto, ha cominciato a parlare solo di politica e politici, mentre prima era solito scagliarsi anche contro i costumi delle imprese? Alcuni grossi imprenditori (come l’ex padrone di Casaleggio, Tronchetti Provera) sono usciti fuori dal mirino di Grillo.

Scrive Orsatti: “Dov’è finito il «messaggio» della prima ora, quello della lotta contro il «signoraggio monetario»? Se qualcuno sulla rete dei Meetup o nei commenti sul blog di Grillo pone l’interrogativo si vedrà cancellare o non pubblicare la propria opinione”. Fatnascienza? Assolutamente no. Dato che, continua Orsatti, “abbiamo fatto personalmente una prova, «postando» sul blog di Grillo determinati temi scomodi e il commento non veniva approvato. Compariva solo se si utilizzava un determinato termine spezzato dalla punteggiatura. Ma anche in questo caso il commento dopo poco spariva. Come su YouTube, dove video che criticano esplicitamete il rapporto fra Casaleggio e Grillo scompaiono con frequenza impressionante, così avviene per gli interventi nei Meetup più popolati”.

L’ombra di Casaleggio, insomma, rischia di rovinare un tratto peculiare dei 5 Stelle: la trasparenza. Senza dimenticare, poi, che risulterebbe alquanto strano se proprio quel movimento, critico verso i partiti, ‘obbedienti a poteri forti’, finisse con l’essere manipolato da una punta oscura. Sarebbe sconfortante se quel movimento che si è presentato da anni come orizzontale, inclusivo e partecipativo, si rivelasse verticistico ed esclusivo. E, per giunta, con un capo che agisce nell’ombra, come Casaleggio. Se fosse lui ad aver imposto il niet a Pizzarotti, non ci sarebbero altre letture possibili.

Ora tocca al Movimento e a Grillo evitare un rischio grossolano in un periodo di forte crescita per i 5 Stelle. E c’è un unico modo per farlo. Non bastano comunicati, battutacce, offese. Sarebbe troppo facile. Serve, caro Grillo, qualcosa di concreto. Se veramente sei libero come dici, se davvero il movimento è orizzontale, allora per te non sarà un problema allontanare Gianroberto Casaleggio, dopo che è stato da lui imposto un aut aut assolutamente antidemocratico. Non sarà un problema – se tu, come dici, non sei il leader del 5 Stelle – permettere a Pizzarotti di nominare chi gli pare. È lui il sindaco di Parma. Non tu. Non Casaleggio.

È qui, dunque, che si gioca la credibilità del Movimento 5 Stelle.

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