CINQUE PER MILLE/ Il Governo taglia 80 milioni di euro previsti per le onlus. Sebbene nessuna legge glielo permetta

Che fine hanno fatto gli 80 milioni di euro destinati dai cittadini a enti non profit, università, alla ricerca, o alle attività sociali dei Comuni, attraverso il cinque per mille? Stando alle dichiarazione dei redditi 2010, infatti, la somma ammonterebbe a 463 milioni di euro, ma l’Agenzia delle entrate ha previsto una distribuzione pari a 383 milioni di euro. E, nonostante diverse onlus si stanno mobilitando per questo taglio ingiustificato, nonostante sia stata presentata anche un’interrogazione parlamentare, dal governo, al momento, nessuna risposta.

di Carmine Gazzanni

mario_monti_e_vittorio_grilliLa notizia è di quelle spiazzanti. A segnalare la stranezza è stata alcuni giorni fa Valentina Melis su Il Sole 24 Ore. Una sforbiciata pari al 17% della quota totale che i contribuenti hanno destinato attraverso il cinque per mille. E, cosa ancora più incredibile, non c’è alcuna ragione che giustifichi il taglio, nessun riferimento legislativo, né dal Governo arrivano risposte in merito.

Lo scorso 25 maggio, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto l’elenco definitivo dei soggetti che beneficeranno del cinque per mille. La somma prevista e che sarà distribuita tra gli enti sarà di 383 milioni di euro. Peccato, però, che da quanto risulta dalle dichiarazione dei redditi 2010 dei contribuenti che hanno versato il loro cinque per mille, la quota effettiva sarebbe dovuta essere di 463 milioni di euro. Un taglio, dunque, di 80 milioni di euro. Il 17% in meno rispetto a quanto realmente previsto dai cittadini. “Più che cinque per mille – afferma a giusta ragione la Melis – dovrebbe chiamarsi 4 per mille”.

Una stranezza che non ha precedenti, se si considera che il taglio non ha ragione di esistere, dato che nessuna normativa a riguardo prevede tale taglio. Una scelta a oltranza, dunque. Non comunicata preventivamente da nessuno. Ma semplicemente effettuata.

Si comprende, pertanto, lo sgomento di tante e tante onlus che, pur vedendo aumentati i contribuenti che hanno versato il loro cinque per mille (oltre 16 milioni, rispetto ai 15,4 milioni dell’anno precedente), si sono visti destinare meno soldi rispetto all’anno precedente. È il caso, ad esempio, dell’Airc. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, infatti, nel 2010 ha avuto circa 150 mila preferenze in più rispetto al 2009. Ma invece di sessanta milioni, ne riceverà 54.

Proprio per questo motivo diverse onlus (tra cui anche la stessa Airc) hanno indirizzato al ministero dell’economia una lettera per chiedere lumi sull’accaduto. Si legge nella missiva che, a fronte del taglio, “ad oggi il Governo non ha espresso alcuna posizione. Riteniamo, invece, che, in nome della trasparenza e del corretto rapporto tra amministrati e amministratori, una risposta articolata e ufficiale non possa mancare”.

Una risposta che, però, ad oggi come detto continua a mancare. Né c’è stata alcuna posizione da parte di Mario Monti e Vittorio Grilli (i destinatari della lettera) in merito all’interrogazione parlamentare presentata dall’Onorevole Chiara Moroni (Fli) che chiede – anche lei – se il governo “intenda motivare il taglio delle risorse del cinque per mille avvenuto senza alcuna forma di comunicazione preventiva ai beneficiari”.

Intanto è partita anche una petizione che ha già raccolto l’adesione di più di 2.200 cittadini, oltreché di importanti onlus (tra le altre Emergency e Unicef). Ma tra i firmatari anche aziende private e finanche enti pubblici. Ma dal dicastero, al momento, non si sente volare una maschera. Con buona pace degli enti. E, soprattutto, dei contribuenti che, probabilmente, arriveranno alla prossima dichiarazione alquanto sfiduciati.

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