Chiuse le strutture di accoglienza: che fine faranno i profughi africani?

A seguito della ‘primavera araba’ persone con una propria vita ed un lavoro sono state costrette a lasciare il nord Africa con mezzi di fortuna. L’Italia era il posto più vicino e più speranzoso per una vita migliore. Il 2011 è stato l’anno della piena ‘Emergenza Nord Africa’: 26 mila profughi arrivati sulle coste italiane in cerca di futuro. Il Governo se n’è fatto carico, investendo 1 miliardo e 300 mila euro, tutto denaro che oggi si rivela inutile. Anziché  puntare alla reintegrazione sociale e lavorativa, l’Italia ha finanziato – con non poche speculazioni – solo l’assistenzialismo: vitto e alloggio. Oggi la crisi economica porta al collasso anche le strutture di assistenza che dal 1 marzo 2013 sono state chiuse. Persone senza lavoro, senza soldi e senza case, che fine faranno? La loro disperazione favorirà la microcriminalità.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Un lavoro ce l’avevano, un percorso di studi anche ed una vita propria, con tanto di affetti e famiglia. La guerra civile del nord Africa, compresa la guerriglia libica ha visto costrette queste persone, con una propria dignità, a mettere tutto da parte e salire su barconi di fortuna per poi sbarcare in Italia, il bel Paese più vicino e con più risorse. In realtà, oggi, la situazione per i migrati africani si rivela un dramma nel dramma.


CHIUSE LE STRUTTURE DI ACCOGLIENZA, TUTTI PER STRADA – Era il 2011, l’anno in cui l’emergenza profughi africani ha raggiunto l’apice: 26 mila profughi che poi, in seguito, sono state 39 mila richieste di asilo. Insomma una situazione critica al punto che il Governo – attraverso la Protezione Civile – si è dovuto mobilitare subito per poter offrire strutture adeguate, servizi di assistenza e censire queste persone.

cancellieri-anna-maria-chiuse_strutture_per_rifugiatiOra, per volontà del governo Monti, attraverso le circolari del Ministro degli Interni Annamaria Cancellieri, l’Italia non finanzierà e non accoglierà più i profughi dal 1 marzo 2013, così come leggiamo anche in questo comunicato. Niente più missioni umanitarie, niente progetto ‘Emergenza Paesi del Nord Africa’ segnando l’ennesimo autogol di un governo che non ha la forma mentis in materia di assistenza.

Dopo ben 1 miliardo e 300 mila euro di denaro pubblico usato solo per pagare l’assistenza di queste persone, l’Italia ha dimostrato di non avere lungimiranza perché a fronte di un investimento elevatissimo il Governo non ha avuto la capacità di integrare gli immigrati.

Anziché investire solo in vitto e alloggio, l’Italia avrebbe potuto spendere tutto quel denaro pubblico – su cui molta speculazione è stata fatta – anche in borse di studio, corsi di formazione e integrazione lavorativa. Invece queste persone, per volontà del ministro Cancellieri, saranno sbattute per strada senza lavoro senza soldi e senza casa. In tutto questo fallimento governativo si aggiunge anche il grande bluff: una sorta di ‘buona uscita’ che di certo non migliorerà la situazione.

Ogni migrato che lascia le strutture di accoglienza riceverà 500 euro ed una sorta di ‘buono viaggio’ per ritornare nel proprio Paese o altrove.  Secondo una nuova comunicazione della Cancellieri entro il 31 marzo 2013 tutti i cittadini africani giunti in Italia tra il 1 gennaio 2011 e il 5 aprile 2011 e che hanno un permesso di soggiorno potranno convertirlo in permesso di lavoro, di famiglia o studio oppure potranno usufruire del progetto “Rimpatrio Assistito” finanziato con il Fondo europeo. Chi non ha scelto una delle due opzioni diventa di conseguenza un clandestino.

Tra questi profughi, la Cancellieri ha concesso la proroga di 6 mesi solo ai ‘gruppi vulnerabili’che sono ben 1100 personevale a dire minorenni, disabili, donne in gravidanza. Un ‘Pocket money’, quello dei 500 euro, che si sostituisce a una ‘Exit strategy’ che avrebbe potuto usare queste persone come risorse per il nostro Paese.

 

emergenza_profughi_italia_chiusiI DATI DELL’EMERGENZA PROFUGHI AFRICANI – Con il progetto ‘Emergenza Nord Africa’ in totale sono stati messi a disposizione 1 miliardo e 300 mila euro. Per ogni profugo si è speso 46 euro per cibo, assistenza sanitaria e alloggio; 80 euro per i minorenni. Al mese ogni rifugiato è costato 1200 euro per diventare più o meno 14600 euro all’anno. Per esempio solo la regione Puglia ha accolto 1373 persone delle quali 1272 uomini – il 28% nigeriano, il 16% del Mali e il 14% della Ghana. Intanto gli sbarchi continuano a Lampedusa e nella notte tra il 28 e il 29 marzo 2013 in sole 48 ore sono arrivate 500 persone disperate e inconsapevoli.

L’era tecnica di Monti e company si chiude con un altro fallimentare punto a sfavore: niente più missioni umanitarie, soldi pubblici gestiti male e persone disperate buttate per strada con la buona probabilità di accrescere la microcriminalità.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.