Che fine ha fatto Berlusconi? L’avvoltoio di Arcore si prepara a banchettare sui resti del Paese

Sparito. Liquefatto. Scomparso. Wanted. Che fine ha fatto il Cavaliere? Chi l’ha visto più… Ma non doveva restituirci l’Imu? La sovra esposizione televisiva della campagna elettorale ha lasciato il passo a una strategia di immersione che non promette niente di buono. Ecco perché, come un avvoltoio, Berlusconi lascia che i “nemici” si azzuffino, pronto a banchettare sui resti del Paese.

 

di Viviana Pizzi

Sfogliando quotidiani cartacei e on line possiamo dire che le dichiarazioni del Cavaliere sul post voto sono “non pervenute” nel senso che Berlusconi, dopo aver condotto una campagna elettorale con una sovraesposizione mediatica enorme per pubblicizzare la riduzione drastica delle tasse e la possibilità di restituzione dell’Imu sulla prima casa e sui fabbricati agricoli, ha preferito far riposare gli italiani dal bombardamento di informazioni (ogni tanto fa bene per studiare nuove strategie) e  “ritirarsi sull’Aventino” in attesa di sviluppi che arrivino da altre fazioni politiche e in particolare da quelle che hanno formalmente vinto le elezioni del 2013: il Pd di Pierluigi Bersani e il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Per ora infatti Berlusconi è silenzioso. Del resto ha ottenuto soltanto la maggioranza relativa al Senato con la sua coalizione. Non è a lui che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dovrebbe assegnare l’incarico di formare un nuovo Governo politico.

 

IL PDL E LA MANIFESTAZIONE DI PIAZZA DEL 23 MARZO

C’è un altro dato però che emerge in questi giorni. Berlusconi di suo non interviene sulla scena politica ma è tirato in mezzo dalla stampa grazie alle notizie di reato che gli stanno arrivando. Si tratta di  due nuove inchieste giudiziarie: la prima aperta dalla Procura di Napoli che lo vede imputato per corruzione per aver comprato il senatore Sergio De Gregorio con tre milioni di euro per traslocare dall’Idv al Pdl; la seconda della Procura di Reggio Emilia che lo ha iscritto nel registro degli indagati per voto di scambio dopo la denuncia di due cittadini in merito alla lettera truffa sulla restituzione dell’Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli.

Due notizie di reato arrivate proprio a ridosso delle elezioni politiche che hanno fatto indignare il Pdl. E’ stato proprio in quel giorno che Angelino Alfano ha annunciato la manifestazione di piazza prevista a Roma  il 23 marzo. Una sfilata che, a detta dei vertici Pdl, “non è contro i giudici ma per ristabilire il valore della democrazia”.

Fin qui le dichiarazioni ufficiali. C’è anche qualcos’altro sotto? Certo che sì. Questa manovra coincide con la sentenza d’appello del processo sulla compravendita di diritti televisivi che l’anno scorso gli è costata una condanna in primo grado  a quattro anni di reclusione per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita. Non per questo Berlusconi ambisce a condizionare la serenità di giudizio dei togati per questo processo anche se, come è ovvio, accoglierebbe molto volentieri una sentenza assolutoria.

Il vero obiettivo però è un altro: contare la vera forza politica del Pdl con le presenze e cercare, perché no, una piazza piena al pari di quelle dei comizi preelettorali di Beppe Grillo quando faceva i pienoni.

berlusconi-addormentatoImportante in tal senso sarà vedere in quanti seguiranno lui e il Pdl. Più gente ci sarà in strada e più Berlusconi avrà la possibilità di ricomparire da vincitore sulla scena nazionale e rivendicare quindi la sua forza politica. Il risultato delle urne non è stato cattivo quanto i sondaggisti immaginavano. Il Pdl resta comunque il terzo partito in Italia ed ha perso le elezioni alla Camera per 120mila voti. Molti di meno di quanto dicevano le previsioni che lo davano anche sette punti più giù rispetto al Pd di Pierluigi Bersani.

 

POLITICAMENTE SPAZIO A BERSANI E GRILLO PER POI RICOMPARIRE A TEMPO DEBITO

Per ora Berlusconi è in fase d’attesa. Non rilascia dichiarazioni di carattere politico e probabilmente lo farà soltanto dopo il 23 marzo.

Ora però avrà la sua strategia da seguire? Noi pensiamo di sì. La sua è proprio la tattica del silenzio in vista di quanto accadrà tra 19 giorni. Adesso il suo modus agendi è attendista. Aspetta che a sgolarsi a forza di dichiarazioni choc siano i suoi avversari politici più temibili: Pierluigi Bersani con il Pd e Beppe Grillo con il Movimento Cinque Stelle.

Berlusconi starà di certo preparando la sua strategia per sfruttare al meglio gli errori degli avversari di questi giorni e usarli, a tempo debito, a suo vantaggio.

Dove stanno sbagliando ora Bersani e Grillo? Il primo forse a rilasciare troppe dichiarazioni di apertura verso il Movimento Cinque Stelle, lo stesso partito politico che prima delle elezioni aveva etichettato come “un pericolo per la democrazia”. I salti di Bersani a volte appaiono mortali quando si rivolge a chi aveva dileggiato fino a una settimana fa. Il Pd in questo caso, come mostrano anche i numeri, mette a nudo la sua debolezza cercando alleati ovunque per garantire la governabilità. Con il risultato di non essere credibile agli occhi degli elettori che gli hanno dato la fiducia.

Stesso discorso va fatto per il Movimento Cinque Stelle. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sanno benissimo che i 54 senatori eletti sono fondamentali per l’equilibrio politico del Paese. A loro però sembra non importare granché pensando di non aprire alleanze con nessuno e continuare la loro lotta solitaria contro tutte le altre forze parlamentari. I cittadini che in un primo momento li hanno votati però ora potrebbero perdere la fiducia. Non garantire alcun appoggio significa una sola cosa: andare immediatamente al voto, alla prima data utile ossia nel novembre prossimo.

Risultato: né il Partito Democratico né il Movimento Cinque Stelle sembrano in grado di garantire un futuro stabile per il Paese. Probabilmente per superare la prima fase critica Napolitano dovrà nominare un premier super partes in grado di garantire il funzionamento delle Camere almeno fino a quando il nuovo Presidente della Repubblica (quello che verrà eletto a maggio) non possa scioglierle e andare a nuove elezioni.

Fino ad allora Berlusconi che farà? Si fionderà come un avvoltoio studiando una strategia di comunicazione ancora più efficace di quella utilizzata in questa campagna elettorale. Il suo obiettivo non sarà soltanto dimostrare ai cittadini che si può restituire l’Imu sulla prima casa o che si possono abbassare le tasse agli italiani. Berlusconi di certo punterà a tirar fuori l’unico coniglio dal cilindro che gli permetterà di dimostrare ai cittadini quello che vogliono sentire: votare Berlusconi significa avere governabilità stabile, votare il Cavaliere significa non dover ricorrere allo strumento delle elezioni anticipate ogni anno.

E se i mercati dovessero continuare a rispondere negativamente alla instabilità che arriva da Bersani e Grillo e se davvero si tornerà a votare tra un anno è facilmente ipotizzabile che i voti di protesta convogliati ora sul Movimento Cinque Stelle si possano spostare nuovamente sul Pdl e favorire l’ennesimo ritorno di Berlusconi al Governo del Paese.

Con buona pace di chi vorrebbe pulizia in parlamento e meno Deputati e Senatori impresentabili.

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