Cervelli in fuga, dall’Italia all’Islanda: “Abbiamo ricominciato con una fattoria.”

Gabriele e Janis volevano decrescere. Dopo un viaggio hanno deciso di trasferirsi nel Paese nordico. Ecco la loro storia, fatta di coraggio, intraprendenza e un pizzico di fortuna.

 

islanda_fattoriaGabriele, quarant’anni, non ce la faceva più a respirare aria cattiva. Dalle finestre della sua casa di Lunetta, quartiere popolare di Mantova a ridosso della zona del petrolchimico, vedeva solo camini e sentiva odori sgradevoli. Da star male. Intorno a lui la gente si ammalava e moriva, anche ragazzi della sua età. Gabriele non voleva fare la stessa fine. E per questo ha reagito. Il lavoro a Mantova ce l’aveva, faceva il programmatore informatico, ma era insoddisfatto anche perché non vedeva molte prospettive di crescita. E poi quel cielo quasi sempre grigio era diventato insopportabile. Oggi Gabriele Falco vive in una casetta isolata a Kjos, comune di 250 abitanti non molto distante da Rejkiavik. E dalle finestre vede un laghetto, capre, cavalli, montagne e un cielo azzurro. Senza smog, senza puzze chimiche. Fa sempre il programmatore e la crisi si sente anche in Islanda. Ma la vita scorre più lenta e c’è la possibilità di assaporarla giorno per giorno.

Quella di Gabriele e della sua compagna Janis Garavaldi, la sua compagna, è una storia che nasce dalla necessità di una vita diversa, a contatto con la natura e non assorbita esclusivamente dal lavoro. “Dietro alla nostra scelta – spiega Gabriele – c’era l’idea di provare a vivere in una dimensione più intima. In una parola, decrescita. Senza intenderla però come un ritorno al Medioevo, ma come tentativo di scindere i bisogni primari da quelli indotti; liberarsi dalla dittatura degli oggetti e provare a instaurare quel rapporto diretto con la natura che a Mantova, sotto i camini della raffineria, non è possibile”. Janis, poi, che ha conosciuto sul lavoro nove anni fa, è stata determinante nella decisione: “Lei – prosegue Gabriele – lavorava come addetta alle vendite in una industria di riciclo del legno. E, come me, non era soddisfatta di quel che faceva. All’inizio non sapevamo in che modo costruire una vita diversa altrove. Poi, nel 2006, abbiamo fatto una vacanza in Islanda e ci siamo innamorati dei suoi paesaggi“.

islanda-storia_di_cervelli_in_fugaE dal viaggio è partita la svolta: “Janis ha iniziato a mandare curriculum a tappeto e nel 2008 una fattoria in un fiordo a 50 km dai Rejkiavik le ha risposto. Avevano bisogno di una aiutante nella mungitura delle mucche. Janis ha accettato. Io ho passato l’estate con lei. Poi in autunno sono tornato a Mantova, ho venduto l’appartamento e mi sono licenziato per ricominciare lì”. L’anno successivo il progetto di Janis e Gabriele si concretizza. Lui inizia a mandare curriculum e nel frattempo lavora nella fattoria con la compagna in cambio di vitto e alloggio. Dopo non molto tempo, nonostante l’Islanda fosse in piena crisi economica, viene assunto come programmatore informatico in una ditta della capitale, mentre Janis continua a lavorare nella fattoria. “Qui a 40 anni – dice – non ti fanno sentire troppo vecchio per ripartire, perché valutano l’esperienza e la preparazione. Guardano le competenze. Al colloquio di lavoro nessuno mi ha chiesto perché fossi lì, chi mi aveva mandato. Volevano solo sapere cosa fossi capace di fare “.

Con 200mila euro Gabriele e Janis si comprano una splendida casetta a Kjos, vista lago e montagne, dove vivono con la piccola Zoe, nata un anno fa. Tutto liscio? Non proprio: “L’inserimento in Islanda non è stato facile – spiega Gabriele – ed è un continuo work in progress. Per sopravvivere l’inglese è sufficiente, ma per essere davvero dentro il paese l’islandese è d’obbligo. Lo sto imparando piano, piano. E anche qui la crisi economica morde, la gente si lamenta delle tasse, della politica”. Ma i vantaggi rispetto all’Italia ci sono. “Qui la vita scorre più lenta, gli orari di lavoro sono più elastici e lasciano più tempo per la propria famiglia e gli interessi personali“. Certo l’Islanda non è una terra facile e non è un posto per tutti. I lunghi inverni con le bufere di neve, il ghiaccio e le tempeste sono pesanti per chi non è abituato. Ma Janis e Gabriele sono tornati a sognare. E, non ultimo, a respirare aria pulita. “La mia compagna adesso fa la mamma a tempo pieno – conclude Gabriele – e quando Zoe andrà all’asilo deciderà il da farsi. Le piacerebbe lavorare in una scuola materna. E non è necessario avere una qualifica specifica, perché qui ci sono tantissimi asili che accettano anche persone senza titoli, purché competenti e volenterose di apprendere. Una nostra amica di Roma ha fatto il liceo classico e da cinque anni fa la maestra a Rejkiavik. In Italia sarebbe difficile”

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Emanuele Salvato su IlFattoQuotidiano.it

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