CASTA/ Nomos in Cassazione con tre proposte di legge. Intervista con il coordinatore Militerno

L’Italia è letteralmente divisa in due. Da un lato il Paese di scandali e casta, dall’altro quello che resiste, avanza. Facile incrociare nello stesso lembo di terra, come il Molise ad esempio, amministratori condannati e indagati e parte della società civile che chiede a gran voce la realizzazione di una commissione regionale Anticorruzione. Oppure nel Lazio, dove gli onori della cronaca sono riservati tutti allo scandalo regionale e dell’uso privatistico di denaro pubblico, mentre la società civile, costituitasi in comitato promotore, reagisce a tal punto che oggi, lunedì 24 settembre, presenterà in Corte di Cassazione tre leggi di iniziativa popolare. In che cosa consistono? Ne abbiamo parlato con Paolo Militerno (in foto, ndr), coordinatore dell’associazione Nomos per il Lazio e membro di Democrazia e Legalità.

di Alessandro Corroppoli

Paolo_Militerno_2Questa mattina verranno consegnate in Corte di Cassazione tre proposte di legge di iniziativa popolare. Riguarderanno precariato, riforma dei partiti, taglio dei costi della politica, economia illegale (nera) e criminale, evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco. Il comitato promotore ‘Nomos’ è costituito di 28 tra associazioni e movimenti a cui si aggiungono 316 personalità della cultura, dello spettacolo, della scienza, della politica e dell’economia. Tra questi ricordiamo Margherita Hack, Franca Rame, Salvatore Borsellino e Oliviero Beha.

Le tre proposte di legge, come detto, guardano alle questioni urgenti dell’Italia: dal lavoro alla politica, passando per la giustizia. Ne abbiamo discusso con Paolo Militerno, coordinatore laziale del gruppo ‘Nomos’.

Dottor Militerno questa mattina con la consegna in Corte di Cassazione delle tre proposte di legge popolare prende via ‘realmente’ la vostra avventura. Si sente fiducioso?

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Direi assolutamente di sì. Se non lo fossi, oggi non sarei qui. Certo il lavoro che ci apprestiamo a svolgere sarà duro e impegnativo ma allo stesso tempo entusiasmante.

Quante firme ci vorranno affinché le proposte abbiano speranza di diventare legge?

Ne occorrono cinquantamila. Son tante ma ne io ne i miei compagni di viaggio ci abbattiamo per questo. Anzi, siamo pieni di entusiasmo.

Molto bene. Ora però ci illustri un po’ meglio le tre proposte. Partiamo con quella relativa all’economia sommersa.

L’economia sommersa,  ma anche criminale,  occupa 3,5 milioni  di lavoratori ed  evade oltre 200 miliardi all’anno. Il comparto criminale utilizza 150 miliardi all’anno di denaro sporco, il doppio della media mondiale. Riguardo l’economia sommersa – che rappresenta il 20% del Pil è previsto l’obbligo  delle banche a comunicare all’anagrafe tributaria la consistenza “iniziale, finale e media” delle operazioni finanziarie dei soggetti interessati.

In sostanza chiedete maggiore controllo sulle operazioni finanziarie o comunque di migliorarle. Giusto?

Sì. La nostra volontà è quella di collegare e incrociare i controlli tra l’Autorità di Vigilanza e quella Tributaria. Allo stato attuale c’è suddivisione nei controlli e questo fatto rende gli stessi più problematici con l’effetto di non scoprire per interezza l’intero patrimonio del soggetto interessato.

Ma la legge va a toccare anche la sfera delle economie mafiose…

Infatti. Bisogna tener presente che la mafia rappresenta la prima industria privata del Paese con mille miliardi di euro di patrimoni. Noi per fronteggiare questa avanzata  proponiamo di introdurre norme volte a evitare la prescrizione dei reati, accelerare i tempi di confisca dei beni mafiosi, riformare la legge sul riciclaggio, rafforzare e rendere operativa l’Agenzia per l’amministrazione dei beni mafiosi.


Passiamo alla riforma dei partiti. Nel gran parlare di caste e oligarchie ad oggi in concreto ancora nulla è stato fatto per eliminare gli abusi. Voi cosa proponete per risolvere il problema?

Noi prevediamo l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione e il controllo della democrazia interna, con particolare attenzione ai finanziamenti e ai bilanci, da parte di un’autorità esterna già esistente. Il taglio dei costi della politica prevede tra l’altro la riduzione dei finanziamenti pubblici ai partiti e il rimborso effettivo e controllato dalla Corte dei Conti delle spese elettorali; la riforma delle indennità e dei vitalizi e il tempo pieno per i parlamentari e i consiglieri regionali; la riduzione degli stipendi degli amministratori delegati di enti e società a capitale pubblico non superiori al doppio delle indennità di deputati e senatori.

Mi scusi ma ho il vago sentore di aver già sentito tutto questo. Quindi le chiedo di nuovo cosa troveremo?

Noi obbligheremo il partito politico a diventare un organo di diritto pubblico e abbandonare la sua attuale forma associativa.

Ci spieghi meglio

Attualmente i partiti sono delle associazioni che vengono regolamentati attraverso un proprio statuto. Noi vogliamo che il partito diventi un organo di diritto pubblico in modo che, ad esempio, venga presentato un bilancio e controllato da organi esterni ad esso. Oggi non c’è l’obbligo di rendere pubblico un bilancio se nello statuto non è previsto, così come la maggior parte dei statuti non prevede che il bilancio venga controllato da un ‘ente esterno al partito: oggi i bilanci vengono redatti e approvati dalle maggioranze in seno ai partiti stessi. Inoltre, il partito, diventando organo di diritto pubblico consentirebbe alla giustizia di intervenire in maniera seria.

Cosa intende con questo?

Le faccio l’esempio del caso Lusi. Se il soggetto in questione dimostra che il denaro utilizzato è stato impiegato per nome e per il conto del partito Lusi non è più perseguibile penalmente ma sarà soggetto solo a delle sanzioni amministrative. Viceversa, invece, con un partito a tutti gli effetti organo di diritto pubblico il Lusi di turno non la farebbe franca se risultasse, ovviamente, colpevole.

Passiamo all’ultima proposta di legge quella riguardante il precariato e più in generale il mondo del lavoro. Dove le novità sostanziali?

In maniera molto sintetica le dico che la proposta sul precariato prevede il Salario Garantito e ne indica i costi e il reperimento dei finanziamenti, la riduzione dei contratti da 30 a 5, la retribuzione di non meno di 10 euro all’ora per lavori non contrattualizzati.

Infine una curiosità che riguarda il mondo dell’informazione. Voi proponete il finanziamento pubblico in base alle reali copie vendute. Giusto?

Certo, ma per i giornali che sono organi di partito. Questi fogli informativi percepiscono soldi pubblici in base al loro stampato e non in base al loro venduto. Il caso più eclatante è ‘Il Campanile’ (organo ufficiale dell’UDEUR). Non lo si trova in edicola e non vende copie ma percepisce comunque soldi pubblici. È giusto secondo lei? Dal nostro punto di vista no e, proponiamo anche un limite al di sotto del quale non potranno accedere al finanziamento pubblico.


 

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