CASTA/ Il Senato regala due milioni di euro di vitalizi ai consiglieri regionali

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Bocciata a Palazzo Madama la norma del decreto contro le spese della casta, che non avrebbe permesso agli ex consiglieri regionali di assicurarsi il vitalizio dopo i sessantasei anni e dieci anni di contributo. Ora il privilegio potrà andare anche a chi ha meno di sessanta anni e soli cinque anni di lavoro. Risultato: i politici andranno in pensione con trentasette anni di contributi in meno rispetto ad un normale lavoratore. Alla faccia degli esodati senza lavoro e senza stipendio.

 

Il decreto legge di recente approvazione del Senato della Repubblica sull’abbattimento dei costi della politica ancora una volta prevede un punto che sembra essere una beffa.

E riguarda l’abbattimento delle spese per i vitalizi dei consiglieri che presto diventeranno ex. La norma che prevedeva l’abolizione del privilegio per chi avesse meno di 66 anni e che avesse partecipato a meno di due legislature consiliari è stata bocciata.

Basta quindi essere stato consigliere regionale per una legislatura per poter accedere ala cosiddetta “pensione d’oro” da circa trentamila euro l’anno. In totale le casse dello Stato, per i 1.117 consiglieri regionali in carica dovrebbe spendere 3.350.000 euro soltanto di vitalizi. Denaro che diminuisce di poco considerando che i politici regionali under 50  sono meno del 20% e ammonta a circa 2.680.000 euro. Un privilegio che spetterà anche all’ex capogruppo Pdl della Regione Lazio Franco Fiorito in carcere per peculato proprio per aver intascato i fondi destinati al suo partito. Se si considerano anche gli ex consiglieri regionali che percepiscono vitalizi la spesa totale ammonta a 15 milioni di euro all’anno. Quei 13 milioni per chi ha lasciato la carica pubblica da anni però non erano compresi negli eventuali tagli.

SOLO L’EMILIA ROMAGNA AVEVA CANCELLATO I VITALIZI

La cifra da noi calcolata è relativa alla possibilità che tutti ricevano il vitalizio dopo aver svolto la funzione di consigliere regionale. Tuttavia ci sarebbero normative regionali che hanno già superato di fatto questa del Senato.

La Regione Emilia Romagna ha di fatto cancellato i vitalizi per i 50 consiglieri regionali attuali. L’ultima novità arriva dalla Puglia. Il consiglio regionale ha infatti previsto l’esclusione dal vitalizio per i consiglieri condannati in via definitiva  mentre dall’inizio del 2013 saranno aboliti per tutti. Questo però non vuol dire stop alle pensioni dei consiglieri. Ognuno dei settanta totali potrà scegliere: o percepirlo in base ai contributi versati dalla primavera 2010 al dicembre 2012 oppure potrà rinunciarvi totalmente chiedendo la restituzione di tutti i contributi versati. In Campania, legge che risale al novembre 2011, si era invece già deciso che ai vitalizi potevano accedervi soltanto gli ex consiglieri regionali che avevano compiuto i sessanta anni di età abolendo completamente il doppio vitalizio e il cumulo di indennità.

LE REGIONI AL VOTO: LAZIO SENZA LEGISLAZIONE APPROVATA

Andiamo però alle regioni che andranno prossimamente al voto. In Lombardia possono accedere al vitalizio di 1300 euro al mese i consiglieri che hanno effettuato almeno due anni e mezzo all’interno del consiglio regionale. Quaranta su ottanta hanno avuto accesso a questo privilegio anche se dovranno attendere i sessanta anni di età per percepire la pensione. Tra questi anche l’ex consigliera Pdl Nicole Minetti che ad oggi però dovrà attendere trenta anni e più per vedere i soldi nel suo portafogli. Solo uno dei 40 consiglieri che ora potevano accedere al vitalizio ha pensato di dimettersi e rinunciarvi definitivamente: si tratta di Gabriele Sola dell’Idv.

In Molise c’è stata la riduzione del 15% dei vitalizi agli ex consiglieri regionali e l’abolizione con diritto di scelta (come in Puglia) per coloro che andranno in “pensione” dopo un’intera legislatura. Anche qui l’Idv con in testa Cristiano Di Pietro aveva chiesto la cancellazione totale del privilegio.

Nel Lazio invece la sostituzione del vitalizio con una pensione in base al contributo non era ancora avvenuta. Se ne dovrà occupare il consiglio che verrà eletto con le elezioni del 10 e 11 febbraio. Per ora resta in piedi la possibilità di ottenere il privilegio.

COSA ACCADE ORA

Dopo aver bocciato la normativa di Monti che prevedeva l’innalzamento dell’età a sessantasei anni per ottenere il vitalizio ora i consigli regionali, e in particolare il Lazio, potranno essere meno fiscali nell’applicazione di regole che potevano essere giuste in chiave “spendingreview” e perché no anche per diminuire la pressione fiscale sui cittadini ma che di fatto non sono state tradotte in decreto legge. E poco importa se il Senato ha detto sì sul taglio di altri capitoli di spesa dedicati sempre alle regioni. Si potrà liberamente garantire la corresponsione dell’assegno contributivo anche prima dei sessant’anni e con soli cinque anni di mandato anziché dieci. Con un aggravio di spese di milioni e milioni di euro sulle tasche dei cittadini che già si lamentano dell’attaccamento maniacale dei politici alla poltrona.

EX CONSIGLIERI ATTACCATI AI SOLDI? SI. E LO DIMOSTRANO I VENETI

La riduzione dei costi della politica non è certo negli obiettivi degli ex consiglieri regionali, coloro che sono abituati ai privilegi della casta e che non vogliono in nessun caso tornare a far parte dei cittadini che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

La dimostrazione arriva dagli ex consiglieri regionali del Veneto che non solo non vogliono rinunciare ai loro vitalizi ma addirittura ne chiedono l’adeguamento.  A parlare sono quelli  che fanno parte dell’Associazione degli ex consiglieri collocati “ a riposo” nel 1995 e negli anni precedenti.

Aumentateci il vitalizio” chiedono a gran voce, sostenendo di essere sfavoriti rispetto ai colleghi “più giovani”. Chiedendo un ritocchino che vada ad aggiungersi all’annuale contributo a fondo perduto di circa 30mila euro all’anno in una regione dove il vitalizio è stato eliminato per i futuri consiglieri regionali.

Una richiesta che grida vendetta al cospetto di Dio che arriva in una Italia dove si fatica ogni giorno sempre più ad arrivare alla fine del mese. Che renderebbe necessaria l’abolizione dei privilegi anche nei confronti dei consiglieri che sono andati in pensione molti anni fa.

Un provvedimento che sembra lontano in un’Italia dove  i senatori appoggiano i colleghi ex consiglieri e gli permettono di percepire vitalizi milionari dopo soli “cinque anni di lavoro” alla faccia dei cittadini che per una pensione dovranno attendere i 67 anni di età più 42 di contributi. 

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