CASTA/ Gli ex deputati ci costano come quelli in carica. E paghiamo anche i viaggi a Roma (800 mila euro)

Pochi giorni fa parlavamo dei tanti trombati dal Parlamento che si consoleranno con il posto nel direttivo di questa o quella fondazione. C’è però dell’altro. Cosa pensereste se vi dicessero che i “deputati cessati dal mandato” ci costano quasi quanto quelli in carica? Che sia una bufala? E invece no. È esattamente quello che emerge dai bilanci di Camera e Senato del 2011 e quelli preventivi 2012-2014: 136 milioni di euro i primi, 160 i secondi. E nel 2014 la distanza si assottiglia ancora di più: se cala la spesa per gli onorevoli in carica, aumenta quella degli ex (139 e 147). Tra le voci di spesa per i “cessati dal mandato” anche il rimborso per i viaggi a Roma: 800 mila euro.

 

di Carmine Gazzanni

L’importante è che siano viaggi a Roma per l’attività politica legata al vecchio mandato. Questo basta agli ex deputati per essere rimborsati dalla Camera. Già, il “rimborso di spese sostenute dai deputati cessati dal mandato” non vale per gli ex senatori (è stato abolito nel 2010). Rimane invece in vigore appunto per gli ex deputati: 800 mila euro messi a disposizione da Montecitorio per partecipare a convegni, conferenze, meeting. Non c’è problema: si va a Roma, dopodiché si chiede il conto alla Camera. Potranno goderne, dunque, anche tutti i trombati alle politiche di due settimane fa: da Gianfranco Fini a Guido Crosetto, da Livia Turco a Emma Bonino (nell’ultima legislatura senatrice, ma in passato è stata deputata), fino a Massimo D’Alema.

Un privilegio che, nei fatti, non ha alcuna ragione di esistere: perché mai ex onorevoli che non hanno più nulla a che fare con la Camera (e dunque con l’attività politica parlamentare) dovrebbero beneficiare di rimborsi spesa per partecipare a convegni e conferenze? La domanda resta senza risposta, così come resta senza risposta il fatto che a Palazzo Madama si sia deciso di abolire tale privilegio, mentre resta in piedi ancora a Montecitorio. Anche se – è bene precisare – pare sia stato introdotto un sistema che porterà con gli anni all’esaurimento della scorta. Ma, a conti fatti, dovranno passare non pochi anni prima di assistere alla scomparsa del fondo, dato che spulciando il bilancio preventivo della Camera per gli anni 2012, 2013 e 2014 si nota non solo che la voce di spesa è sempre presente e imperitura, ma anche che ad essere stanziati sono sempre 800 mila euro. Altro che diminuzione, dunque.

associazione_ex_deputatiMa non è questo, d’altronde, l’unico beneficio a cui avranno diritto gli ex. Il dato è surreale: a conti fatti, la spesa del Parlamento per i “deputati cessati dal mandato” è solo di poco inferiore rispetto a quella prevista per mantenere gli onorevoli in carica. Prendiamo il bilancio consuntivo del 2011. Il totale di spesa della categoria 1 (“deputati”) arriva a 167.220.377,97 euro. Il totale di spesa per la categoria 2 (appunto “deputati cessati dal mandato”: vitalizi più, appunto, rimborsi spesa per i viaggi) arriva a 139 mila euro spaccati. Una differenze, dunque, di poco meno di trentamila euro.

E negli anni avvenire? La situazione, come detto, non cambia. Anzi, paradossalmente peggiora. Basta prendere il bilancio preventivo per il triennio 2012-2014 per toccare con mano la questione. Se per i deputati in carica si assiste negli anni ad un calo (anche se minimo) della spesa – si passa dai 161 milioni del 2012 ai 147 del 2014 per gli ex deputati, come detto, la spesa lievita. Incredibilmente. 2012: 136 milioni 680 mila euro. 2013: 138 milioni 900 mila euro. 2014: 139 milioni 870 mila euro. L’aumento è vistoso. E ha dello sconcertante se paragonata con la spesa prevista per i deputati in carica. Se nel 2011 la differenze si aggirava, come visto, sui trentamila euro, nel 2014, calando l’una e aumentando l’altra, la differenza sarà (soltanto) di otto mila euro. Insomma, in Italia gli ex deputati costano tanto quanto quelli in carica. Il motivo resta oscuro se si considera che, dei 139 milioni, 800 mila euro sono destinati ai viaggi a Roma.

La questione è ancora più paradossale se si pensa ad un altro aspetto. Se infatti, come sappiamo, per aver accesso al vitalizio servono cinque anni di attività parlamentare, per aver diritto ai rimborsi viaggio basta semplicemente aver solcato l’Aula di Montecitorio. Ergo, potranno beneficiarne anche tutti coloro che sono stati onorevoli anche soltanto per una manciata di giorni. Di esempi se ne potrebbero fare tanti (da Ilona Staller a Luca Boneschi, parlamentare per un solo giorno). Ma, evitando di andare troppo indietro nel tempo, possiamo citare i tre casi della passata legislatura.

Potrà beneficiarne, ad esempio, l’onorevole Francesco Paolo Lucchese, proclamato deputato mercoledì 19 dicembre 2012 (due mesi di para-attività parlamentare, dato che il 21 dicembre – due giorni dopo – come molti ricorderanno Mario Monti salì al Colle per rassegnare le dimissioni). E potranno goderne anche Eugenio Randi e Domenico Sudano, proclamati deputati addirittura il 22 gennaio 2013.

Un mese di non-attività parlamentare che comunque è valsa loro la possibilità di viaggiare gratis a Roma. Purchè siano chiamati per l’attività politica legata al loro vecchio mandato. Che poi sia stato nei fatti un non-mandato, questo è un altro conto.

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