CASTA/ Dopo tanti proclami il Senato boccia in Commissione il taglio agli stipendi degli Onorevoli

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Niente da fare. I parlamentari continuano a tener duro: gli interessi della Casta non si toccano. E così, dopo essere stati nient’altro che levigati, arriva un’altra beffa: due giorni fa è stato bocciato dalla Commissione Industria di Palazzo Madama l’emendamento, presentato dalla senatrice Pd Leana Pignedoli, che avrebbe ridotto gli stipendi di deputati e senatori equiparandoli a quelli dei colleghi europei. Gli Onorevoli, insomma, non vogliono rinunciare nemmeno a un quattrino. Specie perché siamo a fine legislatura.

 

La casta è casta e va sì rispettata, avrebbe detto il nobile marchese de ‘A livella di Totò. In sintesi, potremmo dire che proprio questo è il pensiero dei tanti Onorevoli che siedono nei Palazzi di Camera e Senato. L’ultima beffa parla chiaro: nessun taglio agli stipendi di deputati e senatori. È come se avessero detto in coro “i nostri interessi non si toccano. Specie se stiamo parlando di soldi”.

Ma andiamo a vedere, nel dettaglio, cos’è successo. Il 19 luglio scorso, ultimo giorno disponibile per i parlamentari per presentare emendamenti al decreto legge sull’ormai nota spending review, ne arrivano in Commissione Bilancio al Senato circa 1.800. Di questi circa 600 sarebbero del Pd e altrettanti del Pdl. Un modo come un altro, insomma, per dire che il testo, così com’è, va rivisto da capo a piedi.

Il decreto intanto, tramite voto di fiducia, è entrato in vigore lo scorso 7 agosto ed ora i parlamentari sono a lavoro per la sua conversione in legge. Ma prima, appunto, c’è lo scoglio dei tanti emendamenti presentati che saranno discussi prima in Commissione, ammessi, poi si arriverà al voto finale in Assemblea. Ebbene, tra questi c’è anche quello presentato dalla senatrice Pd Leana Pignedoli. Quanto chiede l’Onorevole è semplice: taglio degli stipendi di deputati e senatori in modo tale che questi prendano quanto i loro colleghi europei. Semplice. Chiaro. Più che condivisibile. Non però per i senatori membri della Commissione Industria che hanno cassato l’emendamento perché – a detta loro – “inammissibile”.

Come detto, l’ennesima beffa. In quest’ultimo anno – da quando in pratica si è insediato il governo Monti – di annunci e proclami ne abbiamo sentiti a bizzeffe. Ora Monti che parla di “equità”, ora il trio delle meraviglie Alfano, Bersani e Casini i quali in coro gridano allo scandalo per questo spreco o per quello stipendio stellare. Come se per loro fosse il primo giorno di politica e quanto successo fino al giorno prima non fosse responsabilità loro. Tutti si sono riempiti la bocca di belle parole. Oggi ci rendiamo conto tutti che le loro altro non erano che chiacchiere. Abbiamo assistito ad un anno di chiacchiere (perlomeno per quanto riguarda i tagli alla Casta). A parte infatti qualche piccola smussatura, cambiamenti non ci sono stati.

Partiamo proprio dagli stipendi di deputati e senatori. Come detto, nulla è cambiato. La proposta è stata presentata, ma immediatamente bocciata. Tempo fa – febbraio scorso – accadde più o meno la stessa cosa. Era il primo provvedimento del governo Monti, il decreto Salva Italia. C’era tanta voglia di far bene dopo la stagione di Berlusconi. Ed ecco allora, tra i vari tagli, anche quello per gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici: retribuzioni non superiori a quella del primo Presidente della Corte di Cassazione. “In nessun caso – infatti – l’ammontare complessivo delle somme loro erogate da pubbliche amministrazioni potrà superare questo limite”. In soldoni, ai parlamentari 700 euro in meno in busta paga. Peccato, però, che il taglio era solo formale. Nessuna busta paga “onorevole” si è nei fatti alleggerita: il taglio è avvenuto contestualmente all’approvazione di un’altra norma che ha segnato il passaggio dai vitalizi al calcolo contributivo per l’ottenimento dell’assegno pensionistico. Con questo passaggio e se non ci fosse stato questo taglio di 700 euro, paradossalmente, i parlamentari avrebbero preso più di quanto non prendono già. Il motivo è presto detto: i vitalizi (sistema retributivo) entrano nell’imponibile e, dunque, sono tassati. I contributi previdenziali invece (previsti, chiaramente, dal contributivo) no. Ecco perché c’è stato il taglio. Ma certo non per spirito di austerità dei nostri parlamentari.

E così, ancora, è stato anche per il numero dei parlamentari: nonostante fossero tutti d’accordo, alla fine la norma è stata accantonata. Se ne riparlerà (forse) nella prossima legislatura. Nessun tetto ai maxi-stipendi, nessun taglio ai benefits parlamentari, niente per quanto riguarda la diaria. Come detto, insomma, niente di niente.

L’ultimo provvedimento, sebbene stupisca, è dunque in linea con quanto fatto (o meglio, non fatto) dai parlamentari fino ad ora. E allora sì: il nobile marchese di Totò è esattamente l’immagine del politico nostrano.

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