CASTA CAMERA/ Si vota il bilancio senza toccare vitalizi e diaria: abolizione “inammissibile”

Due giorni fa la Camera ha approvato il bilancio per l’anno 2012. Tutti i parlamentari – fatta eccezione per Idv e Lega – hanno espresso parere favorevole. Infiltrato.it è andato a verificare i vari odg presentati (molti dei quali a firma Idv): dall’abolizione dei vitalizi (140 milioni l’anno), a quello sulla diaria (3.500 euro ogni mese per ogni parlamentare), fino al taglio dell’assistenza sanitaria (un milione e mezzo). Tutti bocciati perché “inammissibili”. Bocciata anche la proposta di dematerializzare i documenti (otto milioni ogni anno per le stampe) e quello sull’abolizione dei benefit per gli ex parlamentari (un altro milione).

di Carmine Gazzanni

camera-dei-deputatiSignor Presidente, quest’Aula ha stabilito che era costituzionale per i normali lavoratori incidere sui loro meccanismi della pensione. Non si prenda lei la responsabilità di non far votare quest’Aula, in modo che tutti i gruppi e i deputati assumano loro responsabilità in ordine ad un trattamento pensionistico dei parlamentari dopo soli cinque anni di attività”. Solo due giorni fa, durante il voto in Assemblea sul bilancio della Camera dei Deputati, con queste parole l’onorevole Antonio Borghesi (Idv) concludeva uno dei suoi tanti interventi. La richiesta del deputato era semplice: dopo che a dicembre si è toccato il sistema pensionistico di milioni di cittadini, sarebbe ora di toccare anche quello della cosiddetta casta. In che modo? Abolendo in toto il sistema dei vitalizi (che prevede il diritto alla pensione per i parlamentari dopo solo cinque anni di attività). Ci si chiederà: chissà come avranno votato i 630 deputati, tutti pesantemente toccati dall’odg presentato da Borghesi. Domanda inutile, dato che la Presidenza della Camera ha dichiarato la richiesta Idv “inammissibile, perché ”si porrebbe in evidente contrasto con i principi generali posti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale”. Insomma, i vitalizi – nonostante il periodo di crisi e nonostante i mille e uno scandali che stanno investendo la politica italiana – sono e rimangono intoccabili. Costo: 140 milioni di euro l’anno. 

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Questa, però, non è stata l’unica proposta presentata da Borghesi e sistematicamente cestinata perché “inammissibile”. Odg n.10/55 sulla revisione della diaria (la somma destinata mensilmente ai deputati per provvedere alle spese di vitto e alloggio a Roma). Niente da fare. Per la Presidenza della Camera la richiesta non può essere nemmeno messa ai voti dato che ”tale istituto è regolato dalla legge n. 1261 del 1965 e può essere modificato, quindi, soltanto attraverso un intervento legislativo” e non, dunque, tramite un ordine del giorno.

Ma non è finita qui. Di proposte, a dire il vero, ne sono state presentate tante. Peccato, però, che nessuna sia stata approvata o – come nei casi appena citati – dichiarata “ammissibile”. Stessa sorte degli odg di Borghesi, ad esempio, è toccata anche a quello presentato dal radicale Maurizio Turco, il quale aveva chiesto che “come accade ovunque, per esempio al Parlamento europeo, i nomi e i cognomi degli assistenti dei parlamentari siano pubblici. Si è parlato di privacy, la privacy non c’entra niente perché la privacy nel mondo occidentale e nei sistemi democratici è qualcosa che attiene alle opinioni politiche, religiose, al sesso e a quant’altro, non sicuramente alle mansioni di lavoro”. Tesi assolutamente condivisibile, dato che – non è un mistero – spesso gli assistenti parlamentari sono assunti senza contratto e pagati in nero. Ma non lo è per il Parlamento: la Camera, con 47 voti favorevoli e 421 contrari, ha respinto la proposta.

Stessa identica sorte anche per un altro ordine del giorno, presentato dall’onorevole Rita Bernardini (Radicale Pd): taglio alle spese per l’assistenza sanitaria quotidiana per i parlamentari (convenzione con il Policlinico Gemelli, ambulanze et coetera). Voce, questa, che costa 960 mila euro l’anno più 435 mila euro al Policlinico. Voti favorevoli 42, contrari 427: la Camera respinge.

Ma è ancora l’onorevole Borghesi a mettere il dito nella piaga con un’altra richiesta da mettere ai voti: “in un qualunque Paese veramente democratico – afferma il deputato Idv nel corso dell’Assemblea la carica pubblica è un servizio e, terminato quel servizio, non possono sussistere privilegi, prebende o altri aiuti e assistenze di nessun tipo in capo a chi è cessato dalla carica […] Chiedo che la Camera rifletta su questo e voti perché, secondo me – lo ripeto – il principio generale è che, cessata la carica, devono cessare tutti i privilegi connessi ad essa”. Insomma, la proposta è chiara: abolite tutti i benefit per gli ex parlamentari che pesano, ad oggi, sulle casse pubbliche quasi un milione di euro. Niente da fare: 71 favorevoli, 391 contrari. La Camera respinge.

Alla fine della consultazione, insomma, quello che ci si ritrova è un bilancio sforbiciato (poco e male) qua e là: in totale un taglio del 5% per tre anni, 150 milioni di euro. Troppo poco per chi fuori dal Palazzo vive la crisi. Diaria, benefit, privilegi, vitalizi. Tutto resta come sempre. Con spese assurde che non vengono nemmeno intaccate. È il caso, ad esempio, del lavoro impiegatizio all’interno di Montecitorio (dalle segreterie fino ai commessi) che continuerà a costare circa cinque volte in più del prezzo del mercato per un totale di 250 milioni di euro l’anno. È il caso, ancora, della dematerializzazione degli atti parlamentari: proposta presentata – ancora una volta – da Antonio Borghesi. Ma niente da fare: bocciata. Nell’era digitale, la stampa dei documenti continuerà a gravare sulle casse per otto milioni di euro l’anno.

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