CASO LUSI/ Il senatore (delinquente) del Pd spacciato per senatore (delinquente) della Margherita

Quando l’informazione di regime non vede e non sente niente c’è poco da fare. Se non drizzare le antenne e capire dove sta il trucco. Come nel caso Lusi, l’ex tesoriere della Margherita, eletto in Senato tra le fila del Pd e arrestato con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita. Si cerca in tutti i modi di spacciarlo come senatore della Margherita, quando in realtà la Margherita non esiste più. Perché?

di Carlo Flai

luigi-lusi_senatore_pdVeniamo ai fatti: Luigi Lusi vola in parlamento con la Margherita nel 2006, di cui fa parte fino al 2008 e di cui è tesoriere dalla nascita, nel lontano 2002. Poi la Margherita smette di esistere e l’esimio passa al Pd, partito con cui viene riconfermato in Parlamento nel 2008 e in cui milita fino ad inizio 2012, quando – travolto dallo scandalo per appropriazione indebita dei fondi del partito – viene espulso e passa al gruppo misto.

Storia triste e breve, quella di Lusi, ma emblematica del marciume che alberga in una parte del centrosinistra italiano, come dimostra anche il caso Penati. Ora il punto è questo: perché si cerca in tutti i modi di non accostare il nome di Lusi a quello del partito di Bersani, quando fino a qualche mese fa erano degni compari? Perché televisioni e giornali “vendono” l’immagine di Lusi legandola a un partito che di fatto non esiste più, come la Margherita appunto?

Un conto è dire “il senatore della Margherita resta in carcere”, altra cosa “il senatore del Pd resta in carcere.” Basta cambiare una sola parola per inviare all’elettore un messaggio totalmente diverso. E a furia di martellare, la bugia diventa verità percepita, la falsità diventa dato di fatto e la disinformazione prende il sopravvento .

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Per fortuna oggi esistono la rete, Youtube, Facebook e migliaia di sentinelle sparse nell’etere che riescono a sentire la puzza di bruciato lontano un miglio. Ma parliamoci chiaro: quanti sono ancora gli italiani che si disinformano tramite i media tradizionali? E quanto pesa poi questo elettorato al momento di rinnovare il Parlamento?

A noi l’ardua (?) sentenza.

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