CASO IDV/ L’asse Bersani-De Benedetti contro Di Pietro. Con l’ex Pm anche Santoro, Travaglio e…Feltri

La nuova proposta di legge elettorale, che mira a far ottenere un premio di maggioranza soltanto soltanto se si dovesse superare la soglia del 42,5%, altro non è che un’ulteriore mossa di quel killeraggio politico rivolto verso la tanto temuta (ma non ancora annunciata, anzi smentita) alleanza tra il Movimento Cinque Stelle e l’Italia dei Valori. A chi fa paura l’alleanza? A chi teme di perdere quel potere che serve per continuare a governare il Paese. Gli stessi – Governo e giornali di regime – che continuano a far di tutto per demonizzare il comico genovese e l’ex pm di Mani pulite. Ma l’Idv è partita con la cosidetta “operazione trasparenza”. Chiarito il caso Report e incassato l’appoggio incondizionato dei sindaci di Napoli e Palermo, con il leader Idv si è schierato anche Il Fatto Quotidiano, Santoro e, inaspettatamente, persino Vittorio Feltri.

 

di Viviana Pizzi

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Che gli estremismi facciano davvero paura è stato dimostrato ancora una volta in Commissione Affari Costituzionali dove è stata presentata una nuova proposta di legge elettorale voluta da Pdl- Udc e Lega: premio di maggioranza soltanto se si arriva a una soglia del 42,5%. Una soglia alta che creerà sicuramente una situazione di ingovernabilità del Paese.

Un termine, altissimo, che però mira al killeraggio politico di chi in questi anni ha davvero tentato di scassare la casta: non si tratta soltanto di Beppe Grillo e del suo Movimento Cinque Stelle ma anche di Antonio Di Pietro di recente finito sotto il fuoco incrociato di politica e stampa di regime.

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LA DIFESA DEL “NEMICO” E GLI ATTACCHI DELL’UNITÀ

Una teoria che ormai portano avanti anche quelli che una volta sono stati fieri oppositori dell’ex pm di Mani Pulite come l’editorialista Vittorio Feltri.

In un’intervista a Radio 24 ha preso ufficialmente una posizione in merito alla questione “Report” sostenendo: “Di Pietro è un po’ in difficoltà per la storia della Gabanelli, ma sono tutte cose montate bene in tv e tirate fuori dagli archivi. Cose già chiarite, l’hanno voluto fregare, come fanno con Berlusconi”.

La campagna demolitoria, stando al pensiero dell’ex pm di Mani Pulite, non è soltanto di Rai 3 e della cordata De Benedetti ma sarebbe anche opera del quotidiano “L’Unità” che nei giorni scorsi si è presentato ai lettori con un pezzo dal titolo “Di Pietro da Grillo senza Idv” e col catenaccio: “La tentazione del fondatore: sciogliere un partito in crisi e correre da solo a fianco del movimento”. L’ex pm ha immediatamente chiarito di non volere la liquefazione dell’Italia dei Valori e di non voler presentare alcuna lista nuova.

Cosa fa però il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, che da quando sono andati via Travaglio, Padellaro e persino la De Gregorio è diventato un giornale di partito? Da un lato si affretta a smentire di far parte della cordata “anti- Di Pietro” ma di fatto continua la sua opera di killeraggio con un titolo sulle dichiarazioni del sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Che recita: “Macchè mele marce l’Idv era un frutteto”; seguito dal catenaccio “Io la mano sul fuoco su Di Pietro non ce la metterei”. La realtà, ovvio, è un’altra: nel suo video il primo cittadino partenopeo ha detto sì che l’Idv deve cambiare passo ma che la stima umana nei confronti di Di Pietro resta sempre.

Una campagna demolitoria che mira a tirare fuori dal palazzo proprio chi negli anni ha combattuto, da solo in parlamento, il berlusconismo in tutte le sue accezioni.

 

L’OPERAZIONE TRASPARENZA E IL CHIARIMENTO SULLE CASE

Che si tratti di una (quasi) bufala montata ad arte oramai si è (quasi) capito. L’ultima dimostrazione arriva dall’articolo di Marco Lillo pubblicato sul “Fatto Quotidiano” nel quale si chiarisce una volta per tutte la posizione di Di Pietro e famiglia sulla questione dei 56 appartamenti che di fatto poi diventano soltanto undici. Non molti se si considera che a questo numero ci può arrivare qualsiasi famiglia benestane italiana.

Ecco, stando alla visura catastale presa in esame dal Fatto Quotidiano, gli immobili di proprietà di Antonio Di Pietro e famiglia – escludendo le proprietà della moglie Susanna Mazzoleni e del figlio Cristiano – stanno tutte comprese in questa suddivisione:  una casa per ciascuno i figli minori Anna e Tonino e tre case per l’ex pm più quella dell’An.to.cri.

Come hanno fatto i giornalisti di Report ad arrivare al fatidico numero 56? Secondo Il Fatto Quotidiano è presto detto: sommando le decine di particelle catastali dei terreni di Montenero, in gran parte ereditati dal padre, si arriva alle 45 proprietà. Insomma il numero è stato tratto dai vani catastali e non dalle case come è stato fatto credere all’italiano medio che ora grida allo scandalo e sostiene “tanto sono tutti uguali”.

 

LA PAURA DEL PARLAMENTO MONOCOLORE

A chi fa bene però continuare a sostenere che quella di Report è l’unica verità e che Antonio Di Pietro si arrampica sugli specchi per non affrontare i problemi? Di certo a chi teme che il leader dell’Idv possa – appoggiato da Grillo o meno, questo conta poco – rientrare in Parlamento e raccontare agli italiani le porcherie che ci si prepara ad organizzare sotto il vessillo della “Terza Repubblica”.

E, ovviamente, c’è anche il terrore di un possibile alleanza alle elezioni di aprile tra lo stesso Grillo e Di Pietro, che nonostante le smentite potrebbe prendere presto forma. Questo terrorizza il Sistema non poco.

Lo ha sottolineato anche Marco Travaglio nel suo ultimo editoriale dove ha ipotizzato uno scenario che ai più sembra impossibile ma forse non troppo vista la reazione politica e della stampa di regime su questo argomento.

Se per assurdo – si legge – dall’uovo di Pasqua del sette aprile uscisse la sorpresa del Movimento Cinque Stelle primo partito questo avrebbe il 55% di seggi alla Camera grazie al Porcellum e potrebbe eleggere il nuovo capo dello Stato. Poi Di Pietro potrebbe convocare Grillo al Quirinale per l’incarico di formare il nuovo governo monocolore”.

Certo è che per ora è bastata una semplice dichiarazione di Beppe Grillo che proiettava Di Pietro al Quirinale per avanzare la proposta del 42,5% come soglia da raggiungere per ottenere il premio di maggioranza alle elezioni politiche. Chiaro è che nessun partito in Italia, vista la frammentazione alla quale stiamo assistendo, potrebbe arrivare a tanto, nemmeno quel Movimento Cinque Stelle che in Sicilia ha raggiunto il 14,5%. Tantomeno gli altri che hanno consensi sempre in calo. In questo modo, e solo facendo così, si otterrebbe l’effetto ingovernabilità e si tornerebbe a puntare nuovamente sulle alleanze. Chiudendo definitivamente la porta in faccia sia a Grillo che a Di Pietro, che per ora di questo non parlano.

Che fa però la stampa di regime per spostare l’attenzione? Non parla di questo problema concentra l’attenzione sulle case di Di Pietro (argomento che dovrebbe essere ormai definitivamente superato) e  sull’ancora inesistente asse Grillo-Di Pietro. Chi lo fa meglio è proprio la Repubblica teleguidata da De Benedetti (che, lo ricordiamo, ha fatto l’endorsement a Bersani) sostenendo che la legittima aspirazione di Grillo a vedere Di Pietro sul Colle sarebbe “il primo passo di un preoccupante percorso politico”. Addirittura la vittoria del Movimento Cinque stelle è vista come un “golpe alla democrazia” o come un  “inganno ai cittadini per la distruzione del Paese”.

 

ORLANDO E DE MAGISTRIS: “STIAMO CON DI PIETRO”

La campagna anti Di Pietro non si ferma alla questione case. Per più di qualche giorno, infatti,  si era anche parlato, di posizioni critiche dei sindaci di Palermo e Napoli, Leoluca Orlando e Luigi de Magistris, nei confronti di Antonio Di Pietro. Un fatto, anche questo, che mirava a far crescere nei cittadini l’opinione che l’ex magistrato fosse isolato e che i maggiori esponenti del partito fossero tutti dalla parte di Massimo Donadi (il vero isolato del momento: ma per lui è già pronta la zattera con vista Pd).

Il chiarimento di Leoluca Orlando è direttamente visibile sul sito internet dell’Italia dei Valori. Una posizione chiara che non vuole sfasciare il partito anzi vuole porsi insieme a Di Pietro per realizzare il cambiamento necessario per una nuova stagione politica

Io non lascio l’Italia dei Valori – ha sostenuto Orlando –  ma non mi rassegno a fare dell’IdV un partito morto come tutti gli altri. Dopo le elezioni amministrative, i referendum e il Governo Monti è emersa la gravissima crisi del sistema dei partiti ma anche la voglia di nuova partecipazione. Il mio impegno sarà per una necessaria profonda trasformazione insieme ad Antonio Di Pietro e a tutti coloro che, espressione dei mondi vitali, non vogliono sottomettersi a politiche deleterie per il Paese e che non vogliono rassegnarsi al drammatico fenomeno della disaffezione e dell’astensione dei cittadini. Per fare questo, occorre che quanti ci credono lavorino a un grande progetto non di salvezza di un partito ma di rafforzamento e costruzione di una grande esperienza politica”.

Il sindaco di Napoli invece si affida a un video proprio per evitare che le sue dichiarazioni vengano strumentalizzate e titolate come ha fatto di recente l’Unità.

È molto profonda la lealtà umana che sento verso Di Pietro, il che conta più delle alleanze, delle contingenze o delle contrapposizioni politiche. Ero isolato quando Mancino e compagni stavano decretando la mia fine di pm in Calabria: allora Di Pietro mi tese la mano. Di Pietro mi tese la mano proprio quando molti politici, gli stessi che oggi mi chiedono incontri e confronti, erano pronti a dare l’ultimo colpo per decapitarmi. Questo conta più di ogni altro aspetto. Ed è proprio questo stato d’animo a rappresentare la linea di confine che ha guidato anche le critiche più aspre che ho rivolto a Di Pietro, critiche avanzate tra persone che si vogliono bene, perchè da un amico leale ti aspetti che ti dica la verità”.

De Magistris insieme a Di Pietro ammette che ci sono state cose che non andavano all’interno del partito e che spesso sono stati fatti salire sulla nave personaggi dubbi che si comportavano proprio come quelli di chi si combatteva.

Il sindaco di Napoli intende rimanere al fianco di Di Pietro in questo modo: “Oggi è il momento di cambiare: non di fare passi indietro o di cedere la poltrona, ma di mettersi di lato per far transitare l’onda politica del cambiamento. E lui? Lui dovrà e potrà essere uno dei protagonisti di questo cambiamento politico. Adesso vedrei bene che l’IdV, la parte sana e bella, si mettesse a disposizione di questo progetto più ampio e nuovo, più aperto e più radicale… Per questo non basta “rinfrescare” il partito IdV o aprirlo alla società civile o togliere semplicemente il nome di Di Pietro dal simbolo, perché il movimento tellurico in politica e i cambiamenti epocali sono prodotti dalle persone e dai grandi movimenti, dunque non dai partiti o dai governanti o dai leader.È il momento della svolta. Una crisi, come quella che investe il partito, è una grande opportunità che andrebbe colta. L’IdV ha fatto tanto ma ora deve cambiare”.

E almeno su questo pare che siano tutti d’accordo.

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