CASO GENCHI/ Sconfitta di un uomo punito dal Sistema B.

Ma chi è, in realtà, il Vice Questore aggiunto Gioacchino Genchi? Silvio Berlusconi, in un comizio ad Olbia, lo descrisse come “un signore che ha messo sotto controllo trecentocinquantamila persone, il più grande scandalo della storia della Repubblica”, scatenando la reazione rabbiosa degli Italiani, che si sentirono minacciati nella propria privacy. Eppure non si tratta di uno spione, perché Genchi, in vita sua, non ha mai intercettato nessuno.

 

di Serena Verrecchia

berlusconi-joker“Berlusconi ha vinto!”, questo è il titolo dell’ultimo post pubblicato sul sito di Gioacchino Genchi all’indomani della sua destituzione dalla Polizia di Stato. Lui, l’uomo dei telefoni, il collaboratore di Giovanni Falcone, il consulente elettronico di Luigi de Magistris nell’inchiesta Why Not?, il poliziotto che ha fatto parte del gruppo Falcone-Borsellino e che ha indagato sulle Stragi di Capaci e Via D’Amelio. Lui, che si è occupato dei “misteri” d’Italia, di casi che vanno dalla scomparsa della piccola Denise Pipitone ai recenti fatti di cronaca.

Lui, consulente di Tribunali e Procure di mezza Italia, l’uomo che ha mandato dietro le sbarre mafiosi, imprenditori, ladri, sequestratori, rapinatori, personaggi loschi e criminali di ogni sorta e stampo, e sempre lui, che ha collaborato alle più delicate inchieste sulle concussioni tra criminalità organizzata, mondo politico ed imprenditoria, dando il massimo contributo alle autorevoli condanne di “uomini d’onore”, prime tra tutti quelle inferte a Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, ha ricevuto il provvedimento di destituzione, a firma del Capo della Ps e Direttore generale della Pubblica Sicurezza, Antonio Manganelli.

Ma chi è, in realtà, il Vice Questore aggiunto Gioacchino Genchi? Silvio Berlusconi, in un comizio ad Olbia, lo descrisse come “un signore che ha messo sotto controllo trecentocinquantamila persone, il più grande scandalo della storia della Repubblica”, scatenando la reazione rabbiosa degli Italiani, che si sentirono minacciati nella propria privacy. Eppure non si tratta di uno spione, perché Genchi, in vita sua, non ha mai intercettato nessuno. Queste, però, sono solo sottigliezze, sfumature che non possono essere proclamate con prosopopea dall’alto di un palco, davanti a centinaia di telecamere. Specie quando gli strumenti di eliminazione di cui questo Governo si serve per emarginare i cosiddetti “soggetti scomodi”, attingono forza dalla delegittimazione e mirano unicamente ad uccidere professionalmente e a ferire nella dignità le persone in questione. Gioacchino Genchi è il consulente telematico più in gamba d’Italia.

Chiamarono lui per recuperare i dati delle agende elettroniche del giudice Giovanni Falcone e per individuare la pista giusta nelle indagini sulla strage in cui perse la vita Paolo Borsellino. Riuscì a fare chiarezza nel processo sulle talpe al Ros di Palermo e a districarsi nel groviglio di legami politico- criminali nell’ambito degli scandali sulla sanità siciliana. Gettò luce sul mondo dell’imprenditoria corrotta e collusa e incrociò nomi, fatti e avvenimenti con le prove che intanto erano nelle mani di Antonio Di Pietro, pm di Mani Pulite. Poi tutto cambiò, quando fu chiamato da Luigi de Magistris ad indagare per Why Not. Improvvisamente, un giorno, i suoi colleghi piombarono nel suo ufficio e sequestrarono materiale, archivi, prove, tabulati. Venne revocato dall’incarico, indagato e perquisito.

Due anni fa, fu sospeso dal servizio per aver risposto su un social network ad uno di quei cronisti provocatori che entrano di soppianto nella tua vita credendo di trovarvi chissà cosa. La seconda sospensione arrivò subito dopo aver rilasciato un’intervista sul suo ruolo di consulente. L’anno scorso, invece, Genchi, ad un convegno dei Grillini e al congresso dell’Idv, credendo che l’Italia fosse un Paese libero e democratico, in cui la libertà di pensiero e di parola e il beneficio del dubbio fossero concessi indistintamente a tutti gli uomini, osò avanzare le proprie supposizioni in merito all’”attentato della statuetta del Duomo”. Una pioggia di critiche, di insulti. Un mare di fango. E la terza, definitiva sospensione. Ieri mattina, è arrivato il provvedimento ministeriale: Gioacchino Genchi non è più un funzionario di polizia.  

“Viste le dichiarazioni rese- nell’ambito di una lunga serie di partecipazioni ad incontri e manifestazioni- del Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato dr. Gioacchino Genchi, considerati i precedenti disciplinari, dai quali si rileva che il predetto funzionario per ben due volte è stato sanzionato con la sospensione dal servizio per avere rilasciato, interviste, dichiarazioni e commenti lesivi e gravemente denigratori di Organismi ed Istituzioni dello Stato, venendo così meno al primario dovere di mantenere sempre, ancorché in posizione di “sospeso dal servizio”, un contegno e una condotta sempre improntati alla massima correttezza, evitando di arrecare pregiudizi, ovvero di ledere o menomare in qualunque modo il prestigio dell’Amministrazione della PS, e ritenuto che le dichiarazioni oggetto del presente provvedimento disciplinare, costituiscano ulteriore espressione di un’ostentata pertinacia in un comportamento fortemente scorretto, connotato da una persistente e riprovevole inosservanza dei doveri propri dello status di funzionario della PS, si decreta la sua destituzione dalla Polizia di Stato.

E poco importa se Gioacchino abbia dedicato e sacrificato la sua vita per lo Stato, per far emergere sempre e comunque la Verità.

La Verità, quando può portare a galla i misteri racchiusi nella storia di tutta la seconda Repubblica, fa paura e va insabbiata.


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