CASO DI PIETRO/ “Menti finissime contro di me. Chi mi accusa condannato 18 volte per diffamazione”

Di Pietro ci va giù duro: “La parte del Pd che vuole inciuciare con l’Udc ha tutto l’interesse a colpirmi. Del resto subisco attacchi da anni, prima come magistrato, adesso come oppositore al Governo Monti. Senza dimenticare la battaglia con Napolitano per i fatti gravissimi inerenti la trattativa Stato-Mafia.” E intanto Il Fatto Quotidiano sbugiarda Report e mostra quanto capziosi siano stati gli attacchi al leader Idv: “Chi mi accusa è stato condannato 18 volte per diffamazione.”

 

di Andrea Succi e Viviana Pizzi

di_pietro_92_12Ed è proprio di questi giorni la notizia secondo cui il Direttore della BBC si è dimesso per aver utilizzato in video testimoni giudicati in precedenza inattendibili.

George Entwistle, ai vertici del gruppo editoriale televisivo britannico da soli cinquantasei giorni, ha deciso di diffondere un reportage su un caso di abuso su minori, utilizzando un testimone – già condannato per diffamazione – che chiamava in causa in maniera falsa e tendenziosa un ex esponente politico, Lord Alistair McAlpine, assolutamente estraneo alla vicenda. Conseguenza: la rete inglese ha sospeso il programma d’inchiesta “Newsnight” e “dimissionato” il direttore generale della rete.

Il caso inglese ricorda molto da vicino quanto accaduto a Report, dove la Gabanelli – stando a sentenze passate in giudicato – ha “utilizzato” fonti che la magistratura ha ritenuto inattendibili, definendo addirittura Mario Di Domenico (uno degli accusatori di Di Pietro, ndr) un “grafomane di professione.”

Risulta a tutt’oggi inspiegabile lo scivolone della Gabanelli, mentre si è definitivamente chiarito – grazie anche alla controinchiesta di Marco Lillo del Fatto Quotidiano – come si sia cercato di far passare una cosa per un’altra, spacciando 56 vani catastali per 56 appartamenti.

MARCO LILLO (IL FATTO QUOTIDIANO) SBUGIARDA REPORT

Solo su un aspetto di questa vicenda c’è estrema nitidezza: le “menti finissime” che oggi guidano gli attacchi strumentali contro Di Pietro sono le stesse che ci provano dal 1993. E a rileggere quanto scritto nella “Relazione del Comitato Parlamentare per i Servizi di Informazione e Sicurezza” comunicato alla Presidenza del Consiglio il 26 ottobre 1995 sembra che il tempo non sia mai passato.

Appare chiara la ricerca di spunti che servano all’attacco contro i magistrati del pool milanese e soprattutto contro il dottor Di Pietro (…) a proposito del quale occorre sottolineare che in queste carte egli è più volte indicato come un vero e proprio nemico, con il quale non si può venire a patti. (…) Sebbene la raccolta di elementi informativi per denigrare Di Pietro sia cominciata presto (i dossier già circolano nel 1993), un vero e proprio attacco frontale si scatena soltanto nel 1994. Durante questo anno si preciseranno le insinuazioni e si farà ricorso ad un elemento informativo nuovo, prima usato riservatamente per esercitare pressioni sul magistrato…

Basta sostituire magistrato con politico e tutto torna. La tecnocrazia non si è lasciata sfuggire l’occasione – come avevamo preannunciato nel lontano maggio 2012 – di colpire i cosiddetti dissidenti, a maggior ragione dopo un’estate in cui la battaglia tra Di Pietro e le istituzioni (deviate) si è fatta incandescente, vedasi lo scontro con Napolitano sulla trattativa Stato-Mafia, che probabilmente ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha spinto le “menti finissime” ad alzare il tiro contro il leader Idv.

Ricordate la bufala del 12 luglio scorso sul “Di Pietro colpito da ictus in Sardegna”? Ecco: quello è il classico esempio di “menti finissime” all’opera. E non è un caso che si sia tentato di giocare questo colpo gobbo ai danni di Di Pietro proprio in piena estate, proprio nel mezzo dello scontro istituzionale con il Presidente della Repubblica.

 

DI PIETRO A L’ARENA: “ALTERNATIVA A MONTI. TIFO PER BERSANI”

Dopo aver nuovamente chiarito la questione delle case (per l’ennesima volta ha sottolineato che gli immobili di sua proprietà non sono 56 ma 11) rispondendo alle domande di Mario Sechi, direttore del Tempo presente in studio, e di Massimo Giletti, Di Pietro ha ribadito i programmi futuri dell’Italia dei Valori, chiarendo una volta per tutte il suo rapporto con i dissidenti Idv.

Per Massimo Donadi nutro rispetto e amicizia, non è lo Scilipoti di turno – ha sottolineato Di Pietro – i problemi tra noi sono soltanto di natura politica ma non dimentico i dieci anni in cui ha lavorato onestamente per il partito”.

Il problema di fondo resta l’alleanza con il Partito Democratico, lo stesso che ha sostenuto le politiche del governo Monti al contrario di un’Italia dei Valori che le ha osteggiate con fermezza e convinzione.

Quella che andremo a costruire – ha evidenziato il leader del partito – sarà un’alleanza di centrosinistra alternativa a Monti, lo vorremmo fare anche con il Pd a un’unica condizione, non condividere le politiche dell’attuale governo. E lo faremo anche con gli alleati Luigi De Magistris e Leoluca Orlando e con quanti vogliano seguirci in questa avventura anche creando, se necessario, un quarto polo”.

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