CASO DI PIETRO/ Dopo gli attacchi a Napolitano il caos: l’ex pm rilancia l’Idv mentre Donadi va col Pd

Antonio Di Pietro, finito nel mirino di politica e stampa da quando ha contestato Napolitano sul conflitto di attribuzione nelle inchieste sulla trattativa Stato Mafia della procura di Palermo, si separa definitivamente da Donadi e Formisano che formeranno un nuovo soggetto politico in alleanza col Pd. Intanto l’ex magistrato si avvia verso la nuova stagione dell’Idv mettendo in campo l’operazione trasparenza davanti alle telecamere di “Servizio Pubblico” e aprendo al dialogo diretto coi cittadini sulle prossime candidature all’interno del partito.

 

di Viviana Pizzi

ingroia_di_pietro_napolitanoBisogna capire innanzitutto come è nato lo strappo tra Pd e Idv, che ai più sembra insanabile: lo spettacolo che si è concluso con gli attacchi di Report all’ex magistrato conditi da titoloni sparati sui giornali del gruppo Espresso e dell’Unità ha visto il suo primo atto nel lontano luglio di quest’anno, quando – complice il solleone e la voglia di vacanza – passa forse troppo sotto gamba il problema del conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica Napolitano.

Napolitano aveva deciso che la Corte Costituzionale dovesse pronunciarsi sull’azione dei pm palermitani che avevano intercettato una telefonata del Presidente con l’ex Ministro Nicola Mancino. Il tutto avveniva nell’ambito dell’ormai famosa inchiesta sulla trattativa Stato – Mafia portata avanti dalla procura di Palermo.

La reazione dell’ex pm  Antonio Di Pietro, contenuta in un videomessaggio, fu durissima e tutta a difesa dei magistrati che stavano solo svolgendo il proprio lavoro e la loro intenzione non era certo quella do sovvertire lo Stato .

Si rende conto – sostenne alla metà di luglio –  che una scelta così drastica non nobilita le istituzioni, ma le mortifica? Ecco perché mi sento mortificato per la sua scelta molto chiusa nell’interpretare la Costituzione. Noi IdV invitiamo i giudici di Palermo a: ‘Resistere, resistere, resistere”.

Prima di questa frase le differenze di posizioni all’interno del centrosinistra erano più sopite, ma allora fu proprio il segretario nazionale del Pd a prendere la parola e sparare a zero su Di Pietro. Bersani parlò infatti di “attacchi indecenti alla persona del Presidente della Repubblica Napolitano“.

 

IL CASO DONADI E LA NASCITA DI UN NUOVO SOGGETTO POLITICO

Già a luglio ci fu una presa di distanza dell’allora capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi secondo il quale “la scelta del Presidente Napolitano di sollevare un conflitto di attribuzione è un atto assolutamente legittimo sotto il profilo giuridico costituzionale e merita pertanto rispetto sotto il profilo politico e istituzionale“.

Divisioni venute allo scoperto definitivamente dopo la puntata di Report in cui si è tirato fuori lo pseudo scandalo delle 56 case (in realtà vani catastali, come dimostrato dalle inchieste del Fatto Quotidiano e di Servizio Pubblico) di cui sarebbe proprietario Antonio Di Pietro.

Quando lo stesso ex pm ha sostenuto che  “l’Idv era morta” arrivò immediatamente la risposta di Donadi secondo il quale “Di Pietro era morto e non l’Idv”. Dopo questo botta e risposta ancora una volta l’ex capogruppo alla Camera ha tentato la sua ultima carta dicendo che Di Pietrovoleva rottamare il partito per arrivare alla costituzione di un nuovo movimento chiamato Basta”, tentando in extremis di accontentare l’alleato Bersani che voleva l’Idv nella coalizione di centrosinistra ma senza lo scomodo Di Pietro che attacca Napolitano”.

L’operazione però non è riuscita, almeno come Bersani e Donadi l’avevano progettata, perché proprio quest’ultimo (dopo la probabile resa dei conti all’interno del partito) si è dimesso da capogruppo alla Camera trascinando con sé anche Evangelisti e Formisano.

Nella conferenza stampa in cui hanno dato l’addio ufficiale ad Antonio Di Pietro si sono giustificati con la non condivisione degli “attacchi sconsiderati a Napolitano” e con “le continue aggressioni al Pd”. Formisano stesso ha annunciato che presto anche Fabio Evangelisti seguirà il cosiddetto “Gruppo dei dissidenti”.

La loro politica sarà certo di appoggio a quella del Pd ma di fatto crea una ulteriore frammentazione all’interno del sistema partitico italiano. Donadi, Formisano ed Evangelisti infatti non ingrosseranno il gruppo parlamentare di Bersani ma costituiranno un soggetto politico nuovo “che raccolga il testimone di 10 anni di impegno politico che rivendicano con orgoglio per i suoi valori però superando l’Idv”. Un nuovo partito che guarderà con rinnovato interesse al movimento arancione e al sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il cui rapporto con Di Pietro è però saldissimo.

Che cosa faranno ancora Donadi e Formisano per entrare nelle grazie del Partito Democratico? Chiederanno un colloquio proprio al Presidente Napolitano per rinnovargli la stima per il suo lavoro svolto per l’Italia.

 

DI PIETRO RILANCIA

Da cosa nasce la cosiddetta “crisi Idv”? Il virus si è incuneato nel presunto scandalo sulle 56 case di cui Di Pietro sarebbe proprietario su tutto il territorio italiano. Una tesi, sostenuta da Report, che è stata sconfessata in maniera definitiva durante “Servizio Pubblico”, condotto ieri sera da Michele Santoro.

Il leader Idv ha avuto modo di spiegare nuovamente la sua posizione con fatti e documenti alla mano che sono disponibili anche sul portale telematico del partito, sottolineando ancora una volta la differenza tra vani catastali e appartamenti e facendo chiarezza sulla questione della donazione Borletti, avvenuta quando Di Pietro non era in politica ma in vista di un futuro impegno in tal senso da parte del magistrato che aveva sconfitto il sistema della Prima Repubblica. E la ricostruzione dei fatti, esposta da Di Pietro, è stata dibattuta anche da Veltri, Mentana e Costamagna.

Di Pietro però continua a riconoscere i propri errori e proprio da questi tenta di ripartire per rifondare nuovamente il suo partito, l’Italia dei Valori col gabbiano e non altri movimenti come si affrettano a vociferare i suoi “nemici”. Onde evitare che altri Scilipoti o Maruccio possano rovinare i suoi piani, ossia il rispetto della trasparenza e della legalità, dal suo profilo Facebook ha aperto un dialogo diretto con i cittadini: “Se in passato la richiesta di certificati penali e carichi pendenti – ha sottolineato Di Pietro –  non sono bastati per avere candidati specchiati, dalle prossime elezioni in poi ricorreremo alle cosiddette “pubblicazioni di nozze”. Ben prima della chiusura delle liste, pubblicheremo online tutti i possibili candidati e chiederemo ai cittadini di aiutarci a scegliere. Quattro occhi vedono meglio di due”.

Un’idea partita in mattinata che ha collezionato migliaia di pareri positivi.

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