CASA DI MONTECARLO/ Chi è Francesco Corallo? Il re delle slot tra ex An, mafia, concessioni e latitanza

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Checchè ne dica il Presidente della Camera, la verità svelata prima da L’Espresso, poi ripresa e sviluppata da Il Fatto, apre scenari decisamente importanti che non possono passare inosservati. Qui si parla di rapporti d’affari tra i Tulliani – tanto della moglie quanto del cognato di Fini – con il re delle slot machines Francesco Corallo, oggi latitante, il cui padre è stato per anni molto vicino alla mafia. Un personaggio, questo Corallo, dalle mille sfaccettature dunque e che, peraltro, conta legami non solo con Fini, ma anche con Laboccetta e Proietti. Tutta gente targata ex An. 

 

Oramai è assodato: Giancarlo ed Elisabetta Tulliani sono stati in affari con Francesco Corallo. Almeno questo è quello che emerge dagli incartamenti depositati dai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici. Basti leggere un passo dell’informativa – pubblicata ieri da Il Fatto in un’inchiesta a firma Marco Lillo – che il 23 dicembre 2011 la Guardia di Finanza invia ai pm intitolata “Rapporti di Francesco Corallo con James Walfenzao”. “Di sicuro interesse investigativo – si legge – appare altresì il ruolo ricoperto da James Walfenzao, soggetto che con ogni probabilità gestisce per conto di Corallo varie realtà societarie, rapporti bancari e attività site all’estero”. Ma è andando oltre che la questione si fa decisamente più interessante: “Lo stesso Walfenzao è destinatario da parte di Corallo, di varia documentazione relativa ai noti fratelli Elisabetta e Giancarlo Tulliani, tra cui: 1) un fax inviato l’undici aprile 2008, con allegato application form per la Bank of Saint Lucia International Limited, dal quale si rileva che Giancarlo Tulliani è il beneficiario economico della società Jayden Holding Ltd; 2) fax del 13 marzo 2008, con allegata copia del passaporto di Giancarlo Tulliani; 3) fax del 19 giugno del 2008 con allegata copia del passaporto di Elisabetta Tulliani”.

Al centro della vicenda c’è appunto tale James Walfenzao, consulente e prestanome di Corallo. Scrive Lillo: “(Walfenzao) figura da un lato nella società che controlla una parte del gruppo delle slot machines (Bplus) di Corallo ma dall’altro è famoso per avere creato le due società, Timara Ltd e Printemps Ltd, coinvolte nell’acquisto della famigerata casa di Montecarlo. Walfenzao è anche l’uomo che scrive una mail al ministro della giustizia di Saint Lucia nella quale sembra ammettere che Giancarlo Tulliani controlla Printems e Timara. La società al centro del carteggio sequestrato a Corallo è però una terza, Limited, che non è coinvolta nell’affare immobiliare di Montecarlo. Si chiama Jayden holding ed è controllata da Giancarlo Tulliani al 100 per cento”. Insomma, i rapporti d’affari sembrerebbero più che evidenti.

Non solo. Sempre secondo la ricostruzione di Lillo, il 13 marzo 2008 Giancarlo Tulliani invia tramite Corallo il suo passaporto a James Walfenzao. L’11 aprile Giancarlo – sempre tramite Corallo – invia un modulo alla banca di Saint Lucia nel quale dichiara di essere il possessore beneficiario al 100 per cento proprio della Jayden. E fin qui siamo alla prova di affari Corallo – Walfenzao – G. Tulliani. Pochi mesi dopo, però – il 19 giugno 2008 – accade l’imprevedibile: a inviare il suo passaporto, sempre tramite Corallo, a Walfenzao non è Giancarlo, ma Elisabetta Tulliani. Passa solo un altro mese e l’11 luglio la Printemps, rappresentata  ancora da Walfenzao, compra da Alleanza Nazionale a un prezzo di favore la casa di Montecarlo.

La vicenda, come detto, è decisamente intricata. Qui, infatti, non si parla soltanto della quaestio casa di Montecarlo (che già non sarebbe poco), ma di rapporti d’affari con Francesco Corallo, oggi latitante e, nonostante questo, re indiscusso dell’incredibile business che ruota attorno alle slot machines. Non solo. Quello che stupisce è che Corallo vanta importanti agganci politici, proprio tra gli ex An.

CHI È CORALLO: IL RE DELLE SLOT, TRA EX AN E MAFIA – Partiamo dall’inizio, addirittura dal padre di Francesco. Gaetano Corallo, infatti, è stato condannato a sette anni per associazione a delinquere per la scalata (sventata dai magistrati) ai casinò di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola, di cui, d’altronde, Corallo era grande amico. Il boss di Catania, infatti, aveva fatto le vacanze a Saint Marteen (dove oggi ha sede la sua impresa, la Atlantis B-Plus) alla fine del 1979. Non solo: il pentito Angelo Siino aggiunse che Santapaola aveva trascorso un anno da latitante a Saint Marteen nel 1986, quando sfuggiva all’arresto per l’omicidio del generale Dalla Chiesa. Proprio in quel periodo fu arrestato il fratello di Santapaola, Giuseppe: venne fermato proprio con l’indirizzo di Gaetano Corallo nell’isola caraibica. Francesco, però, ha sempre precisato che i rapporti con il padre sono da tempo terminati e che, soprattutto, le sue società non hanno nulla a che fare con questi legami. Eppure si fa fatica a credergli. Anche Corallo jr, infatti, ha avuto problemi giudiziari: è stato sottoposto a indagini (che non hanno però portato ad alcun esito) per narcotraffico e riciclaggio. Oggi, invece, è latitante, visto il mandato di arresto per l’inchiesta che ha portato ai domiciliari anche l’ex presidente della Banca Popolare di Milano Massimo Ponzellini. Nonostante tutto questo, però, la Atlantis B-Plus  è tra le dieci concessionarie dei Monopoli di Stato, detentrice del primato di slot in Italia, nonostante peraltro abbia la sue sede legale appunto nelle Antille.

Qualche mese fa, però, Corallo stava rischiando di perdere il suo impero. Tutta colpa di una norma che poneva importanti barriere antimafia: nel testo originario, infatti, si specifica il “divieto di partecipazione a gare di rilascio, rinnovo e per il mantenimento delle concessioni opera anche nel caso in cui la condanna, ovvero l’imputazione o la condizione di indagato sia riferita al coniuge nonché ai parenti ed affini entro il terzo grado dei soggetti indagati”. Per quanto detto sopra, era ovvio che Corallo avrebbe rischiato di perdere le concessioni. Per fortuna, però, nel segreto della Commissione Finanze, la longa manus del Pdl ha inserito un cambiamento determinante per  gli interessi criminali. Ad essere stata modificata, appunto, la norma che poneva importanti barriere antimafia. Il nuovo testo – già approvato a Montecitorio e ora in discussione al Senato – fa piazza pulita di tali norme antimafia. Sparisce infatti il divieto “per i parenti e per gli affini entro il terzo grado”: “Il divieto di partecipazione a gare di rilascio, rinnovo e mantenimento delle concessioni opera anche nel caso in cui la condanna o l’imputazione (cioè il rinvio a giudizio) sia riferita al coniuge non separato”: svanisce, in pratica, il divieto di concessione a indagati e condannati, inclusi i loro coniugi, fino al terzo grado di parentela. Il risultato è scontato: gioco forza si lascia un enorme campo aperto agli interessi malavitosi.

Ecco, allora, che arriviamo ai forti legami di Corallo con altri esponenti ex An. Uno su tutti Amedeo Laboccetta (oggi Pdl) che, guarda caso, lo ritroviamo proprio in Commissione Finanze (la stessa responsabile dell’emendamento). Ma cosa c’entra Amedeo Laboccetta con questa storia? Molto. Il suo nome, connesso con quello di Corallo, emerge per la prima volta nel 2006, nell’inchiesta riguardante le pressioni di Vittorio Emanuele di Savoia sui Monopoli di Stato.

Leggendo le carte viene fuori, come rivelato dall’onorevole Franco Barbato, un finanziamento di 50 mila euro da parte di Corallo a Laboccetta.

Non solo. Prima di diventare parlamentare, Laboccetta era rappresentante legale dell’Atlantis. E, al tempo, era molto attivo: in una intercettazione emergono le sue pressioni a Francesco Cosimo Proietti, l’allora segretario di Gianfranco Fini. Il motivo? Evitare la revoca delle concessioni delle slot (per una condanna della Corte dei Conti per aver fatto funzionare i macchinari “in nero”, senza dunque comunicare la giusta rendicontazione al centro di controllo). Revoca che, caso o conseguenza, non ci sarà.

Insomma, da Fini a Prioetti. Da Laboccetta ai fratelli Tulliani. Il latitante Francesco Corallo sa bene come muoversi.

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