CARCERE PER I GIORNALISTI/ Ecco l’identikit dei 131 vigliacchi che hanno approvato la norma a voto segreto

Tante parole per nulla. Torna il carcere per i cronisti. Ben 131 senatori votano a favore della norma presentata dalla Lega Nord. Una rivincita della mala politica su inchieste giornalistiche che hanno svelato scandali e corruzione in cui sono stati coinvolti tanti e tanti parlamentari dell’attuale legislatura. Il tutto avviene in modo meschino: nessuno dei 131 ci ha messo la faccia per via del voto segreto. Ecco, però, un identikit molto affidabile dei senatori codardi che hanno deciso di scrivere una pagina nerissima per la libertà di stampa italiana.

 

di Carmine Gazzanni

foto-Francesco-RutelliOre 18,35. Passa l’emendamento di quel gran partito della Lega Nord che prevede pene fino ad un anno per il reato di diffamazione a mezzo stampa (oltreché multe pecuniarie che possono arrivare anche a 50 mila euro). Complice il volere (diciamolo: meschino) di leghisti e rutelliani di ricorrere al voto segreto. Un modo come un altro di ottenere quello che si vuole mantenendo la faccia pulita. Altra imbarazzante prova dell’inutilità di una classe dirigente interessata soltanto a prendersi le sue personali rivincite. Tant’è infatti: dopo scandali e scandali in cui si è impantanata buona parte della politica italiana, ecco che non ci si perde l’opportunità di colpire i primi responsabili (insieme ai magistrati) di quanto svelato negli ultimi mesi e negli ultimi anni. Un fronte bipartisan e trasversale di vili vigliacchi che hanno deciso di annientare la libertà di stampa. Una pagina nera, nerissima per la storia della democrazia italiana.

Ma chi sono i responsabili di questo scempio? Come detto è impossibile fare nomi e cognomi vista la vigliaccata del voto segreto (che, d’altronde, non aveva altra ragione se non quella di permettere l’approvazione dell’emendamento). Ma un quadro molto attendibile è possibile delinearlo. Cominciamo col dire che sono stati ben 131 i senatori che hanno votato a favore della norma voluta dalla Lega Nord (94 i contrari, 20 gli astenuti). Niente nomi. Ma individuare la provenienza è facile: di questi 131 sicuramente ci sono i 17 leghisti presenti a Palazzo Madama, più il gruppo sparuto dell’Api di Francesco Rutelli che sin da subito si è dimostrato assolutamente favorevole all’emendamento del Carroccio (“No al discount della diffamazione – aveva detto – Libertà di informazione non è libertà di diffamare”). A questi volti certi, se ne aggiungono altri trasversali. Uomini di Pd, Pdl e Udc. Ancora loro. Unico partito a votare in massa contro la norma è stato l’Idv.

Che ci siano anche uomini di Alfano, Bersani e Casini è facilmente immaginabile viste le dichiarazioni e le proposte di alcuni parlamentari. Francesco Nitto Palma (Pdl), ad esempio, pur rimanendo sul civilistico aveva proposto una pena pecuniaria addirittura che sarebbe potuta arrivare a 100 mila euro. Il senatore Franco Mugnai (Pdl) avrebbe voluto la rettifica immediata per tutti – cartaceo e non – senza stare lì a vedere se il pezzo giornalistico avesse un che di verità. Rettifica, punto. Stessa posizione ricattatoria era stata espressa anche da un altro senatore Pdl, Giacomo Caliendo. Ma, come detto, il fronte antigiornalisti è assolutamente bipartisan. E allora ecco la proposta di Silvia Della Monica (Pd) che avrebbe voluto la sospensione dalla professione.

Tutte proposte, dunque, chiaramente ricattatorie che rivelano il clima di astio e vendetta che si è creato contro il mondo dei giornalisti, troppo spesso reo di aver toccato poteri e forze politiche nei loro scandali e debolezze. Ed ora i fatti dicono soltanto una cosa: il cronista d’inchiesta rischia il carcere o multe impagabili semplicemente per fare il proprio mestiere. Il primo sarà Alessandro Sallusti che quasi certamente dovrà trasferirsi a San Vittore per scontare la pena inflittagli (14 mesi). “Mi sento meno solo. Con la legge approvata dal Senato, a San Vittore finiremo in tanti”. Con queste parole ieri sera l’ex direttore di Libero e Il Giornale ha salutato il vergognoso emendamento approvata in Senato.

Chissà perché nessuno di questi galantuomini ha pensato a concepire una norma altrettanto dure per le porcherie a cui ci hanno abituato da anni. Chissà perché nessuno dei padani ha pensato ad una norma che punisse in maniera esemplare il dirottamente di finanziamenti pubblici per spese privata (come hanno fatto Belsito, la Muro e la famiglia Bossi); chissà perché anche Rutelli non ha pensato ad una norma che punisse truffe sui rimborsi elettorali (soldi pubblici) come capitato con la Margherita. Vogliono continuare a fare il loro comodo. Porco. 

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