CAOS PD/ Quo vadis Bersani? Tra ipotesi di elezioni anticipate e anti-montiani

L’ennesimo botta e risposta in casa del Partito Democratico. Questa volta a “battibeccarsi” sono Stefano Fassina e Pierluigi Bersani. Pomo della discordia: la stabilità dell’esecutivo e la conseguente possibilità di andare ad elezioni anticipate. Il segretario dei democratici rassicura tutti, ma l’ombra del voto ad ottobre (chiesto anche da Di Pietro e Vendola) resta più che una semplice ipotesi. Caro Pd, sei il primo partito in Italia, ma occhio a non tirare troppo la corda …

di Carmine Gazzanni

minority-bersaniStefano Fassina, responsabile economico del Pd, ieri in un’intervista rilasciata alla Reuters, ha parlato senza mezzi termini: Mario Monti “non ha più il sostegno del Parlamento. E ancora: “se l’implosione del Popolo delle Libertà blocca il Parlamento, bisogna restituire la parola ai cittadini”. Insomma, per Fassina non c’è via di scampo:  elezioni anticipate a ottobre. E che sia stato proprio il responsabile dell’area economica dei democratici a pronunciare queste parole che sanno un po’ di sentenza, è un dettaglio che non può essere sottaciuto: il governo Monti, come sappiamo, è stato formato proprio per risollevare l’Italia dalla mala gestio economico-finanziaria che, protratta per anni, ha portato il nostro Paese sull’orlo del default.

Tanto è bastato per scatenare il caos. Prima la replica di Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani: “Andiamo avanti fino alla fine della legislatura”. E poi tutta la raffica dei commenti dei filo-montiani democratici. Come quello dell’ex ministro Paolo Gentiloni che, tramite twitter, ha attaccato il compagno di partito: “Chi nel Pd minaccia di scaricare Monti dilapida nostro patrimonio di forza seria, affidabile. Modello è Napolitano non Brunetta-Santanchè”.

La questione, però, è tutt’altro che sedata. Se infatti la linea del Pd rimane quella di un’aperta e piena fiducia all’esecutivo di Monti, cresce anche all’interno del partito l’ala favorevole alle elezioni anticipate. Pienamente d’accordo con Fassina, ad esempio, Matteo Orfini, responsabile cultura Pd, che, intervistato a La Zanzara ha affermato: “Fassina ha detto una cosa di buon senso, se il governo è paralizzato e senza maggioranza è inutile arrivare al 2013. Monti sta facendo male per responsabilità propria e perché la maggioranza è difficile. Se il grande governo riformista non riesce a fare nemmeno la riforma della Rai che senso ha arrivare fino in fondo?”.

Insomma è innegabile che all’interno del partito ci sia una spaccatura tra filo e anti montiani. Né è una novtà. Basti ricordare che già da tempo, dall’insediamento di Monti, esponenti autorevoli del Pd come Giuseppe Civati e Ignazio Marino avevano espresso profondi dubbi sulla convenienza di mantenere il Professore fino alla scadenza naturale della legislatura. Diciamo, allora, che oggi si è resa manifesta una situazione che, per molti, comincia ad essere un boccone troppo amaro da essere digerito.

Sicuramente, dunque, quanto accadrà nei prossimi giorni sarà determinante. Il Governo, infatti, dovrà fronteggiare situazioni molto delicate (una su tutte la gestione interventi in Emilia, senza dimenticare che ancora è da approvare il ddl anticorruzione, più le riforme costituzionali): sarà l’operato dell’esecutivo a fare da ago della bilancia tra le due ale democratiche.

Resta da capire cosa ne pensa, al di là delle scontate smentite, Pierluigi Bersani. Il fronte di coloro che auspicano elezioni anticipate, infatti, è ben nutrito: Idv, Lega, Sel, Movimento 5 Stelle. Senza dimenticare, peraltro, che anche all’interno del Pdl si starebbe pensando alla possibilità di andare al voto appena dopo aver rifondato il partito, sperando di recuperare i voti persi sfruttando l’onda dell’entusiasmo che sicuramente si avrà con il nuovo nome e il nuovo logo (ottimi antidoti per ricoprire tutto quello che di vecchio e impolverato c’è nel Pdl).

Per il momento il segretario Pd preferisce non parlare (non a caso la replica è arrivata dal portavoce, non da lui direttamente). Ma la difficoltà di fondo è sotto gli occhi di tutti: le ultime statistiche parlano di un governo Monti sempre meno apprezzato. Dato, questo, che partiti come Lega e Terzo Polo (i due pilastri insieme al Pd della maggioranza) terranno d’occhio se si pensa che sono usciti martoriati dalle scorse amministrative ed hanno bisogno di recuperare il terreno perduto. Di contro abbiamo partiti come Idv, Sel e Movimento 5 Stelle, tutti in forte crescita, anche (e soprattutto) per una aperta campagna critica nei confronti dell’operato di Mario Monti.

E il Pd? Al momento resta il primo partito. Ma – Bersani lo sa bene – a guadagnare consenso ci vuole tempo, a perderlo invece basta un attimo. E la mancanza di chiarezza certamente non aiuta. E oggi di chiarezza ce n’è davvero poca. È il caos a regnare sovrano. Rimane assolutamente ignoto, infatti, quale sia il programma futuro che ha in mente Bersani. Quali siano concretamente i suoi obiettivi. Quali le possibili alleanze (dato che il Pd guarda ora a sinistra, ora al centro, ora da entrambe le parti) per una corsa alle politiche che, a questo punto, non sappiamo più se sarà ad aprile 2013 o ad ottobre 2012. Anche qui – sulla data – cala il caos dunque.

Quo vadis, Bersani?

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