Camere: schede bianche bipartisan, prove tecniche di “grosse koalition”? E Scilipoti prende 1 voto

Le schede bianche di Pd, Pdl e Scelta Civica, che isolano di fatto il Movimento Cinque Stelle, per le votazioni dei presidenti di Camera e Senato fanno pensare che l’unica soluzione possibile per un governo del Paese sia la grande ammucchiata. Per la gioia di Grillo&co. Una curiosità? Scilipoti ha preso un voto come possibile Presidente del Senato. Molto probabilmente si è votato da sè.

 

di Viviana Pizzi

La diciassettesima legislatura, numero della cabala assolutamente sfavorevole, è appena iniziata. Deputati e senatori del Movimento Cinque Stelle si sono seduti nella parte alta del Parlamento e sono gli unici che hanno indicato i loro nomi per la presidenza di Camera e Senato. Nessun accordo alla Camera e nessun accordo al Senato. Nella giornata di ieri il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle dovevano incontrarsi ma il confronto è saltato.  Tutti i partiti politici che hanno appoggiato il governo Monti però hanno una strategia comune: votare scheda bianca tranne in qualche sparuto caso.


PRESIDENTI DELLE CAMERE: FUMATA NERA

Nessuna elezione alla Camera e nessuna al Senato quindi. Come mai tutti i partiti politici hanno deciso di votare scheda bianca si chiederanno i più. La prima ipotesi possibile è quello di un no sostanziale a quanto proposto dal Movimento Cinque Stelle. Che voleva imporre i propri nomi  a tutti i costi e  chiudere a qualsiasi ipotesi di dialogo sia con il Partito Democratico, che ha cercato un accordo a tutti i costi sia sulla questione parlamento che su quella governo , che con le altre forze di governo.

La seconda è invece un’altra: i partiti del governo Monti più la Lega potrebbero invece trovare un accordo trasversale che verrà palesato nella giornata di domani, quando le elezioni dei presidenti di Camera e Senato dovranno essere in tutti i modi concluse.

La terza è invece è invece quella del Pd che in un certo modo apre al Movimento Cinque Stelle e di un Pdl che invece procede separatamente cercando uno scenario istituzionale che permetta di andare avanti fino all’elezione della nuovo Presidente della Repubblica e poi tornare nuovamente alle urne.

 

COME SI VOTANO I PRESIDENTI: ECCO LE NORME DI CAMERA E SENATO

Per capire come mai oggi non è possibile arrivare a nessuna elezione mentre domani sì bisogna spiegare come si vota per le presidenze di Camera e Senato.

Per la Camera dei deputati sono previste oggi tre votazioni nelle quali ognuno dei 630 rappresentanti di Montecitorio dovrà esprimere la propria preferenza. Nelle prime tre votazioni ci vorrà la maggioranza qualificata dei due terzi della Camera. I voti necessari che dovrebbero convergere su un candidato sono quindi 420. Alla seconda e alla terza votazione nella conta dei voti sono comprese anche le schede bianche ma occorrono solo i due terzi delle presenze.

Alla quarta elezione, prevista per domani, invece occorre una maggioranza assoluta ossia 316 deputati. In questo caso la coalizione di centrosinistra che ha acquisito il premio di maggioranza  non dovrebbe avere problemi visto che ha incassato 345 voti.

Per il Senato le cose sono leggermente diverse dove al primo e al secondo scrutinio è necessaria la maggioranza assoluta dei voti ossia 160 voti. Nessuna delle forze in campo ha questi voti necessari. Nemmeno il Pdl che ha totalizzato 116 senatori. Al terzo scrutinio vale la maggioranza dei presenti. Difficile da raggiungere allo stesso modo se non si arriva a un accordo tra le forze politiche presenti in parlamento. Tutto sarà affidato alla quarta votazione quando si sfideranno al ballottaggio i due più votati.

Quasi sicuramente le votazioni sia della Camera che del Senato si concluderanno domani quando i partiti, in riunione anche nella giornata di oggi, troveranno finalmente la quadra del cerchio.

 

I RISULTATI DELLE PRIME VOTAZIONI

Solo al Senato si sono verificate le uniche piccole sorprese che magari i più non si aspettavano.

scilipoti_al_votoQuesto il risultato emerso al primo voto: Presenti 313, votanti 313. Maggioranza 160. Orellana (M5S) 52, Sibilia (Pdl) 4, Mussolini (Pdl) 3, Compagna (Pdl) 2, Emilio Colombo (senatore a vita) 1, Domenico Scilipoti (Pdl) 1. Schede bianche: 246. Schede nulle: 4.

I presenti in aula del Movimento 5 stelle erano 53 su 54. Probabilmente è stato lo stesso Orellana a non votare per se per motivi di etichetta. L’assente era la senatrice dimissionaria Giovanna Mangilli che ha rinunciato al suo incarico per motivi personali.

Gli altri voti, non previsti, saranno stati attribuiti dai cosiddetti “senatori ribelli” che inaugurano così la loro diciassettesima legislatura. E sono tutti del Pdl di Silvio Berlusconi. Curioso il voto unico a Domenico Scilipoti. Che se lo sia attribuito da solo? Tutto è possibile.

Meno schede bianche alla seconda votazione perché aumentano i voti dispersi per altri candidati. Ecco i risultati: presenti 311, votanti 311, maggioranza 16o. Hanno ottenuto voti: Orellana 52, Sibilia 12, Ignazio Marino 8, Giuseppe Esposito 5, Casson 3, Scilipoti 2, Mussolini 1, Casini 1, Gentili 1. Voti dispersi nessuno, schede bianche 223, nulle 3.

Cosimo Sibilia, ex presidente della Provincia di Avellino è quello che ha ottenuto più voti dopo Orellana. Sarà lui il candidato ufficiale del Pdl? Lo vedremo domani come faremo lo stesso per Ignazio Marino che ha ottenuto 8 voti ed è il più votato del Pd. L’appuntamento è alle 11 con la terza votazione per la quale occorre la maggioranza dei presenti. L’elezione ci sarà probabilmente nel pomeriggio quando i due più votati della terza votazione si sfideranno al ballottaggio. Cosa dovranno fare i partiti tradizionali. Schierare assolutamente le loro pedine se vogliono evitare che Orellana vada al ballottaggio.

Tra i nomi più quotati per il centrosinistra si fa strada quello di Anna Finocchiaro. Che potrebbe essere votata anche dalla Lega qualora rimangano intatte le geografie del parlamento. Anche Mario Monti ha chiesto la presidenza del Senato ma qualora l’avesse la carica andrebbe completamente in conflitto con la carica di presidente del Consiglio che tuttora è sulle sue spalle. Un nome, quello dell’ex tecnico che potrebbe piacere anche al Pdl che sembra disinteressato però a queste elezioni per puntare direttamente al Quirinale.

Anche alla Camera nessuno scossone di sorta. Questo il risultato della prima votazione: presenti 618, votanti 618. Maggioranza necessaria dei due terzi: 420. Hanno ottenuto voti Fico (M5S) 108 e Marantelli (Pd) 6. Voti dispersi 21. Schede bianche 459, schede nulle 24.

Nel pomeriggio è venuto fuori il risultato della seconda votazione: Presenti 611, votanti 611. Maggioranza dei due terzi: 408. Hanno ottenuto voti: Roberto Fico 110, Enzo Lattuca 6. Voti dispersi 28, schede bianche 450, schede nulle 17.

Nella terze votazione per l’elezione del presidente della Camera ci sono state 428 schede bianche. Il più votato è stato Roberto Fico (M5S), che ha incassato 113 voti. Sono state 428 le schede

Bianche, 9 le nulle e i voti dispersi 43. I votanti 610, nessun astenuto. Marianna Madia (pd) ha invece ottenuto 10 voti.

I deputati del Movimento Cinque Stelle sono proprio 108 che tutti compatti hanno scelto il loro candidato. Sei voti ribelli sono andati al piddino Marantelli che al pari dei votati pidiellini al Senato potrebbe essere entrato Papa per uscire Cardinale. Alla seconda votazione due voti in più ma totalmente ininfluenti. Alla terza votazione le preferenze per Fico sono salite a 113 ma nulla di fatto. Si torna in aula alle 11 per la quarta e forse decisiva votazione.

Il nome più quotato per il Pd resta quello di Dario Franceschini ma una parte del partito non lo vuole e spinge invece per Andrea Orlando. Si potrà scegliere anche il nome di un montiano per evitare che entrambe le camere finiscano nelle mani del partito che ha la maggioranza dei parlamentari. Il senatore Nicola Latorre ha sostenuto che il Pd è disposto anche a rinunciare alla presidenza di una camera pur di arrivare ad un accordo. La scissione in atto tra bersaniani e renziani potrebbe tuttavia riservare qualche colpo di scena mentre Nichi Vendola per Sel è disposto anche a votare un rappresentante del Movimento Cinque Stelle.

 

PROVE DI GOVERNO? VERSO IL GRANDE INCIUCIO

Il dato principale che emerge da queste prime votazioni della diciassettesima legislatura è che il Movimento Cinque Stelle non voterà nessuna fiducia. Andrà avanti per la propria strada ponendosi in maniera intransigente nei confronti degli altri schieramenti.

Cosa farà il Partito Democratico? Bersani continuerà a inseguire Grillo, Renzi dice invece che la strategia bersaniana non è quella giusta, mentre D’Alema (la vera corrente influente) cercherà di puntare sul “grande inciucio” che porterà a una “grosse koalition” che comprenderà Pd- Pdl e Scelta Civica.

Del resto le schede bianche hanno parlato chiaro e puntano tutte su questa ipotesi. Tutti i partiti italiani cercheranno in tutti i modi di arginare l’influenza del Movimento Cinque Stelle in entrambi i rami del parlamento. E un governo tecnico, magari diverso da quello Monti, potrebbe portare a una situazione praticamente identica a quella degli ultimi mesi. Il governo naturalmente, prima di entrare in vigore, dovrebbe ottenere la fiducia del parlamento. E in questo caso otterrebbe il voto bypartisan di Pd- Pdl e Scelta Civica con l’unica minoranza in aula rappresentata proprio dal Movimento Cinque Stelle.

Le consultazioni inizieranno il 19 marzo quando la situazione istituzionale delle Camere sarà chiara.  Vedremo in queste ore se i nomi del Movimento Cinque Stelle rimarranno con gli stessi numeri della prima votazione. Una intransigenza che potrebbe anche significare non ottenere alcuna poltrona. A Grillo sembra però non importare più di tanto.

La chiave di volta resterà il Pd. Se dovesse permettere ai parlamentari “grillini” di ottenere la presidenza di una delle Camere vincerebbe la linea Bersani e farebbe sperare anche in un accordo per governare il Paese. Se nessuno del Movimento di Grillo dovesse ottenere alcun ufficio di presidenza allora sarà accordo “tecnico” anche al Governo. Con buona pace degli elettori che hanno scelto alle urne chi li dovesse governare.

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