CALABRIA/Votami e lavorerai: in manette il consigliere regionale Rappoccio

Il componente de “Lista Gruppo Insieme per la Calabria- Scopellitti presidente” in quota Pri e alleato dell’Udeur avrebbe messo su una società fantasma con la quale prometteva lavoro a chi lo avrebbe sostenuto nella campagna elettorale del 2011. Circa 850 le sue vittime che si erano iscritte alla società Alicante nella speranza di sistemare la propria posizione lavorativa. Il consigliere regionale aveva chiesto anche l’elezione di Elisa Campolo, sfumata per un soffio.

 

di Viviana Pizzi

rappoccio_2Corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato: con queste accuse è finito in manette il consigliere regionale della Calabria Antonio Rappoccio (in foto, ndr). Il componente di  “Lista Gruppo Insieme per la Calabria – Scopelliti presidente”, in quota Pri, è stato ammanettato dagli uomini della Guardia di Finanza in esecuzione di un provvedimento del gip su richiesta della Procura generale di Reggio Calabria.

Secondo l’accusa, che ha avocato l’inchiesta a giugno, il consigliere avrebbe ideato un meccanismo per essere eletto e far eleggere al Consiglio comunale di Reggio, nel 2011, Elisa Campolo. Ma c’è di più. Con quale meccanismo avrebbe agito Rappoccio per portare a termine il suo piano criminoso? Attraverso la costituzione di società fantasma avrebbe promesso un posto di lavoro in cambio del voto alla stessa Campolo, sua alleata futura.

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La Procura generale prima di agire aveva accolto una serie di richieste avanzate da Aurelio Chizzoniti, primo dei non eletti nella lista “Insieme per la Calabria” e presentatore anche dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta della Procura della Repubblica, inchiesta che aveva già portato al rinvio a giudizio, per corruzione elettorale semplice, di Rappoccio.

L’avvocato generale dello Stato Francesco Scuderi aveva disposto una serie di perquisizioni effettuate ai primi di luglio dalla Guardia di Finanza a carico di Rappoccio e di altre cinque persone: Elisa Campolo, Luigi Mariani, Domenico Lamedica, Maria Antonia Catanzariti e Loredana Tolla.

La Campolo, in occasione delle consultazioni elettorali, aveva poi ottenuto un buon numero di voti, nonostante non sia stata eletta. Nella società fantasma creata da Rappoccio erano iscritte ben 850 persone. A tutti la stessa promessa: votami e lavorerai. Ma come funzionava la cooperativa Alicante, gestita proprio da Rappoccio? Le persone iscritte dovevano versare 15 euro più altri 20 euro per partecipare a un concorso superando il quale, affermava, ci sarebbero state reali possibilità di lavoro. Da qui è nata anche l’accusa di truffa. E il peculato? Semplice. Le telefonate alle vittime venivano effettuate direttamente dalla sede del Consiglio regionale della Calabria.

Il modello francese di Hollande è lontano anni luce dall’Italia. Lì intanto lo spread e la crisi stanno pian piano regredendo. Dimostrando che tassare la casta è possibile. E a Roma? Tutto cambia (da Berlusconi a Monti), ma tutto resta uguale.

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