BOLOGNA, 2 AGOSTO/ Nessun governo all’appello!

Trentuno anni sono passati da quella tragica mattina in cui l’Italia perse, ancora una volta, uno dei suoi figli più belli. Bologna, ferita a morte, piangeva disperatamente sulla polvere di un’angoscia senza fine.

bolo_bigplayTrentuno anni fa ero a Bologna, studente, con la paura di non riuscire a capire il motivo di tanto orrore. In realtà, sapevamo benissimo che -come oggi- “nessun rappresentante del governo sarebbe stato  presente alla manifestazione”. La bomba alla stazione di Bologna è una strage di Stato così come fu strage di stato la bomba alla banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana e quella in Piazza della Loggia e quella dell’Italicus e di Ustica e poi Capaci, Borsellino, Firenze, Roma…

Mentre scrivo, osservo ed ascolto le immagini del corteo cheda Piazza del Nettuno si è mosso  alla volta della Stazione di Bologna dove, alle 10,25, si è raccolto in pensiero muto e profondo, cercando di raccogliere le lacrime che ancora resistono al tempo.

Il tempo muto, a cui ci hanno abituati, è un elemento oramai complementare alla storia di questa Italia offesa e violentata da stupratori che ancora oggi siedono sui banchi del governo. La verità è questa. La verità che non osiamo più dichiarare (stanchi, avviliti, sopraffatti dalla vergogna) è che ancora oggi dobbiamo (?!) sottostare al dominio di pochi ‘eletti’ e sopportare l’umiliazione del dominio della mala politica e del mal governo.

Trentuno anni fa, ero a Bologna – c’erano le macerie, i compagni più belli, il futuro nonostante l’angoscia, la voglia di andare avanti. Sarebbe bello mentre scorrono le immagini del corteo, immaginare ancora un futuro per i figli che sono arrivati, intanto, e che già sbandano sulle macerie di un presente incerto.

Oggi siamo di nuovo in Molise, viviamo la nostra terra e la domanda è: abbiamo ancora bisogno di questo governo? Abbiamo davvero bisogno di nuovi, ennesimi e riciclabili uomini di male affare per governare il nostro Molise?

Ironia, battutine sul metodo ‘Boffo’, sarcasmo e falsità inondano ancora le nostre giornate difficili a passare: e dunque mi chiedo: abbiamo davvero necessità di proseguire una vita  tra le macerie?

Pochi giorni fa ho firmato -con altri amici- una lettera di intenti e di adesione alla candidatura di un esponente della sinistra molisana alla presidenza della nostra regione. Fidando ad affidando a lui il nostro impegno.

Oggi, voglio confermare che davvero ci credo alla possibilità di uscire dall’incubo di una vita offesa.

Su questa idea, mentre il corteo è oramai giunto nel piazzale della Stazione di Bologna, silenziosi, composti e fieri porteremo avanti la nostra coscienza di rivolta e rinnovamento sociale.

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