Bersani prega, Crimi media. E in mezzo l’arroganza della Lombardi. All’orizzonte Monti o Napolitano

Una cosa è certa: il governo Pd-M5S non si farà. Né, a sentire Bersani, un governissimo.  Questo il risultato delle consultazioni conclusesi con il confronto tanto atteso e determinante tra democratici e grillini. Tra le preghiere e le suppliche di Bersani, i silenzi di Letta, i toni pacati di Crimi (che forse fosse stato per lui avrebbe deciso altro…) e la supponenza arrogante di Roberta Lombardi, i Cinque Stelle sono rimasti sulla loro linea: chiederemo a Napolitano di formare noi un governo (non si capisce però come e perché) tirando in ballo la “credibilità” che gli altri non hanno. La strategia non è che una: tornare alle urne per cercare un altro boom. Altro, dunque, che bene comune. Il fine è solo elettorale. E, intanto, all’orizzonte le uniche alternative possibili sono quelle di un governo di Napolitano o di un prolungamento del governo Monti.

 

di Carmine Gazzanni

bersani-crimi-lombardiNulla di fatto. Come facilmente ci si poteva aspettare il Movimento 5 Stelle è rimasto fedele alla sua linea: nessuna fiducia. Né ora né mai. Né a un governo Bersani, né a un governo Pd, né ad un governo tecnico. Niente di niente. Esclusa anche la possibilità di uscire dall’Aula al momento della votazione (cosa che avrebbe permesso al governo di ottenere la fiducia senza i voti dei grillini).

Quanto andato in scena stamattina nel confronto tanto atteso (e determinante) tra Pd e Cinque Stelle  è stato nient’altro che il gioco delle parti: Bersani – a dir la verità per nulla convincente – ha chiesto “in modo un po’ accorato” al Movimento di permettere la formazione di un governo. Una sorta di supplica. Tanto che, dopo tante parole su cambiamento, riforme, green economy, norme sul lavoro, leggi sui partiti, il succo politico dell’intervento del presidente incaricato è stato nella chiusura del suo intervento: “vi chiedo non di votare la fiducia, ma di non impedire la partenza dell’esecutivo” (detto peraltro con le mani giunte, quasi come fosse una vera e propria preghiera). Come dire: so che la vostra linea è quella di non appoggiarmi, ma almeno permettetemi di formare un governo. Ergo: uscite dall’Aula al momento del voto.

Invece niente. Coerenza a Cinque Stelle, non c’è che dire. E già dalla prima risposta di Roberta Lombardi si capisce che aperture non ci sarebbero state: “Mentre le parlava, onorevole Bersani, mi sembrava si sentire una puntata di Ballarò”. E ancora: “Noi siamo quegli insani di mente, noi abbiamo un progetto politico a 30 anni”. Di diverso tenore invece l’intervento di Vito Crimi, privo di quell’arroganza saccente che invece distingue la Lombardi. Il capogruppo al Senato dei Cinque Stelle, infatti, pur rimarcando il no a una “fiducia in bianco”, ha ribadito la “disponibilità a votare le proposte condivise”. “Non ce la sentiamo di fidarci”, dice però Crimi: “Con tutta la bontà del suo impegno, noi siamo la generazione che ha visto programmi elettorali mai realizzati. Non abbiamo visto la legge sul conflitto di interessi, non abbiamo visto un elenco infinito di richieste che avremmo voluto”. Per questo, dice, “ci sentiamo di dover respingere questa assunzione di responsabilità che ci chiede. Siamo gli ultimi a potersi sentire responsabili. Siamo il risultato e non la causa di questa politica, anche per effetto di questa legge elettorale”.

crimi_vito_sveglioParole diverse, quelle usate da Crimi. Tanto che viene da chiedersi se lui stesso sia pienamente convinto della linea “dura e pura” del Movimento (nonostante, poi, alla stampa abbia detto che il “no” sia stato deciso all’unanimità). Anche perché Crimi ha detto che questa legislatura potrebbe offrire “una grossa occasione” dato che “qualunque azione dev’essere il confronto tra più parti”. Non a caso lo stesso Bersani ha cercato il dialogo più con lui che con la collega portavoce alla Camera.

I fatti però stanno a zero. Non c’è via di soluzione. Il Movimento 5 Stelle ha ribadito la propria disponibilità a formare un governo. Non si capisce tuttavia il senso di tale proposta. Perché? Come? Alcune osservazioni. Uno. Il M5S non è la coalizione vincente (dov’è il rispetto del volere degli italiani, tanto sbandierato?). Due. Non è nemmeno il partito più votato se si considerano anche i voti all’estero che, siccome vengono conteggiati e siccome siamo in democrazia, non possono essere messi tra parentesi (a meno che non si voglia mettere tra parentesi la stessa democrazia). Tre. Pur volendo, i Cinque Stelle dovrebbero chiedere l’appoggio agli altri partiti, da cui la domanda: perché il Pd dovrebbe votare la fiducia ad un governo a Cinque Stelle se loro stessi non l’hanno votata ai democratici? Quattro. Risponderebbero Crimi (con toni pacati) e la Lombardi (con arroganza insopportabile): perché noi abbiamo qualcosa che gli altri non hanno, “credibilità”. Vero. È indubbio che né Pd né Pdl siano passibili di fiducia. Ma a questo punto la domanda: perché i Cinque Stelle sarebbero invece “credibili”? Non sarebbe anche questa – in linea teorica – una “fiducia in bianco”?

 Si dirà: l’hanno conquistata sul campo nei vari comuni che amministrano. Quali comuni? Parma, ad esempio, dove dopo tanti proclami alla fine l’inceneritore si farà? O Mira, dove la giunta a Cinque Stelle ha bocciato la proposta di tagliare i gettoni di presenza del consiglio comunale (cosa che avrebbe permesso al comune di risparmiare diversi soldini)?

Il punto, checché ne dicano Roberta Lombardi e Vittorio Crimi, non è che uno: si vuole tornare alle urne. Il prima possibile. Magari dopo l’ennesima esperienza fallimentare di un governo allargato (un nuovo inciucio) che, peraltro, è l’unica alternativa rimasta in piedi per Bersani. Il motivo è presto detto: in questo modo Grillo potrebbe realmente fare il botto, potendo indirizzare la campagna elettorale proprio contro l’ennesimo inciucio dei partiti tradizionali. In altre parole: perché Grillo non cede? Ovvio, perché così Bersani, se vuole governare, sarà costretto all’inciucio e alle prossime elezioni (che ci saranno, comunque vada, a breve) sarà un successone per il movimento stellato.

Il fine, dunque, è solo elettorale. Altro che bene comune. Altro che cittadini. Altro che movimento orizzontale. Questa, infatti, sarebbe stata un’ottima alternativa per i Cinque Stelle per cambiare realmente le cose: entrare non solo in Parlamento, ma anche nel governo. Una svolta. Invece niente. Perché? Semplice: non è questo quello che interessa, ora, a Grillo, Casaleggio e al Movimento.

giorgio-napolitano_futuro_premierDomani sapremo cosa ci attenderà nei prossimi giorni. Le ipotesi ora sono risicate. La prima è quella del governissimo (ma sembra improbabile dopo la chiusura di Bersani). La seconda è quella, anticipata da Infiltrato.it, di dimissioni immediate del Capo dello Stato, elezione di un nuovo inquilino del Quirinale e lo stesso Napolitano a capo di un governo con l’unico obiettivo di approvare una legge elettorale degna di questo nome prima del voto (ottobre prima data disponibile; giugno è molto difficile). La terza, infine – anche questa preannunciata sin dopo le elezioni da Infiltrato.it – è quella per la quale sia garantito un prolungamento del governo tecnico con Mario Monti.

In tutti i tre casi avremo grossa instabilità e, ancora una volta, un governo che non rispecchia il volere dei cittadini. Ci hanno pensato a questo i grillini? Pare proprio di no.

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