Bersani agnello pasquale o araba fenice? “Strani giorni” attendono il Paese…

Ha problemi con tutti Pierluigi Bersani per la formazione di un nuovo governo. Il Pdl gli fa proposte oscene che lui sa rifiutare, lui di rimando scarica tutta la responsabilità del fallimento addosso al Movimento Cinque Stelle che chiede di trasmettere in streaming l’incontro con il premier incaricato. Giovedì dovrà salire al Colle. Risorgerà come il Cristo nella Santa Pasqua oppure diverrà l’agnello sacrificale per l’ultima cena da Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano? Nelle prossime 48 ore la sentenza.

 

di Viviana Pizzi

bersani-morto_stecchitoLa strada del Governo per Pierluigi Bersani si fa sempre più in salita e i problemi restano sia nell’accordo con gli altri partiti che all’interno dello stesso Pd che sembra sempre più diviso dalle faide interne tra le correnti.

Il passo decisivo verso il fallimento del primo tentativo del segretario del Pd potrebbe essere rappresentato proprio dalla risposta che ha dato ieri sera al leader del Pdl Silvio Berlusconi in merito alla proposta di nominare come vicepremier Angelino Alfano.


BERSANI A BERLUSCONI: SIAMO SERI

Che quella del Cavaliere sia stata una provocazione i più arguti osservatori lo sanno benissimo. E lo sa bene anche Bersani che in questo senso è riuscito a non cadere nella trappola che Berlusconi gli aveva teso.

La risposta del leader Pd è stata: “Siamo seri. Non si può fare la prima guerra mondiale il giorno e uscirsene con queste proposte la sera”.

Dire di sì a una proposta del genere significava innanzitutto, e Bersani lo sa bene, cadere in una trappola che, in caso di mancanza di voti per la formazione del governo e in quello sempre più probabile di elezioni anticipate, poteva risultare mortale per un partito come il Pd che in questa operazione ha tutto da perdere e nulla da guadagnare.

Dire di no però potrebbe rivelarsi, alla lunga, ugualmente dannoso. Innanzitutto perché il Pdl in caso di nuove elezioni potrebbe giocarsi la carta della responsabilità ai danni di un Pd “troppo arroccato sulle sue posizioni”.

  E potrebbe provocare anche problemi all’interno del partito. Insomma Bersani sembra essersi cacciato in un vicolo cieco.

Anche in vista delle consultazioni in programma oggi con le parti politiche che rappresentano il centrodestra. Il no di Bersani a Berlusconi potrebbe essere fatale anche perché all’incontro con il leader del centrosinistra Pdl e Lega si presentano insieme.

La delegazione è composta da Angelino Alfano e Roberto Maroni senza Silvio Berlusconi.

Da questa mossa si comprende che il centrodestra non si spaccherà ma prenderà una decisione unitaria sul da farsi. E la risposta a un Bersani che non ne vuol sapere di accettare le provocazioni del Cavaliere potrebbe essere un no.

Nel pomeriggio poi le consultazioni con i leader di Scelta Civica. Che dicano si o no è ininfluente nel momento in cui sia il centrodestra che il Movimento Cinque Stelle respingano le  proposte di Bersani.


BERSANI AL MOVIMENTO CINQUE STELLE: SCEGLIETE VOI IL PREMIER

beppe_grillo_uccide_bersaniPrima di chiudere le trattative per la formazione del nuovo Governo Pierluigi Bersani deve vedersela per forza di cose anche con il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.

Il leader del Pd è a conoscenza che il dialogo con quei 54 senatori e 108 parlamentari è tutto in salita. Sa che è quasi impossibile ottenere la fiducia di questi 162 parlamentari.

E nel pieno del dialogo che fa? Manda loro un messaggio che è ancor più provocatorio di quello ricevuto da Silvio Berlusconi. Sostenendo in una dichiarazione riportata da “l’Unità” : “Se hanno problemi indichino un altro. Lo scelgano loro”.

Fingendo così di mettersi da parte per garantire una stabilità all’Italia e far ricadere sul Movimento Cinque Stelle la fetta più grande di irresponsabilità in caso il Governo non si formi. Una sorta di gioco del gatto col topo.

Sempre in vista dello stesso obiettivo: scaricare, in chiave elettorale, gli insuccessi del Governo, sugli altri partiti e preservare per sé le simpatie dei cittadini che dovranno per forza di cose recarsi nuovamente alle urne.

Si tratta insomma di una nuova campagna elettorale che inizia già da adesso, dalle responsabilità per la mancata formazione dell’esecutivo.

Siccome Grillo e Casaleggio non sono i primi sprovveduti hanno chiesto di trasmettere in streaming la consultazione che domani mattina alle 10 li vedrà protagonisti insieme al premier incaricato. La trasparenza prima di tutto, soprattutto prima dei giochi di palazzo.

BERSANI E I FUORIUSCITI DI LEGA E PDL: IN NOME DI DELL’UTRI NON SI FACCIA L’ACCORDO

Avevamo sottolineato nei giorni scorsi che Bersani avrebbe potuto farcela a formare un nuovo Governo grazie all’apporto del Gruppo Grandi Autonomie e Libertà. Con i parlamentari fuoriusciti da Pdl e Lega che insieme a quelli di Scelta Civica avrebbero garantito una maggioranza, seppur risicata, anche al Senato.

Alla luce della condanna in Corte d’Appello di Marcello Dell’Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa anche questa possibilità di accordo si fa più difficile.

Il Gruppo Grandi Autonomie e Libertà è infatti ispirato a Gianfranco Miccichè e Raffaele Lombardo. La prima figura, da noi già tratteggiata, è un fedelissimo di Marcello Dell’Utri mentre l’ex presidente della Regione si trova anch’egli sotto processo a Catania per lo stesso reato per il quale Dell’Utri è stato condannato.

Il gruppo nella giornata di ieri aveva avuto contatti con Vannino Chiti del Pd e conta su una decina di esponenti presi in prestito da Pdl e Lega Nord e potrebbe rafforzarsi proprio con altri fuoriusciti di questo partito.

grasso_che_cola_dal_pdTrovare un accordo con loro garantirebbe certo una maggioranza risicata ma che peso potrebbe avere sul Pd che per rilanciarsi ha avuto bisogno della figura dell’ex magistrato antimafia Piero Grasso? Di certo non positivo in vista di future nuove elezioni.

I piddini “duri e puri” non ci stanno e sui social network gridano: “Noi il governo lo vogliamo contro la mafia non con la mafia”. Più chiaro di così si muore. E la strada del nuovo governo per Bersani diventa più difficile della salita del Mortirolo per un ciclista velocista.


BERSANI E I PROBLEMI INTERNI AL SUO PARTITO

Giovedì Santo, probabilmente di pomeriggio mentre la Chiesa celebrerà la morte di Gesù Cristo con l’ultima cena, Pierluigi Bersani dovrà recarsi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per fare il punto della situazione.

Ne uscirà come il Cristo morto gettando la spugna oppure riuscirà a far risorgere un Partito pieno di divisioni interne in vista della Pasqua di Resurrezione? Tutto dipenderà dal responso di Napolitano che potrebbe scegliere di affidare un secondo mandato esplorativo ad una persona diversa oppure far scontrare Bersani con il voto delle Camere sugli otto punti del Pd.

Come si presenta però il partito in vista di questo importante appuntamento con la storia politica del ventunesimo secolo? Con delle divisioni interne che partono proprio dal momento in cui Bersani riceve l’incarico.

Rosy Bindi, Massimo D’Alema, Walter Veltroni e Franco Marini (i massimi rappresentanti del Pd dell’inciucio) restano in silenzio. Nemmeno un “in bocca al lupo” formale nei confronti del loro segretario.

Un partito diviso confermato anche dalla direzione di ieri durata circa un’ora con le assenze eccellenti di Renzi, D’Alema e Veltroni. Non è certamente il terzo segreto di Fatima che nel Pd le acque sono agitate perché la linea intransigente di Bersani non sia molto apprezzata. L’ex segretario Ds Massimo D’Alema era convinto che non si dovesse chiudere a prescindere al Pdl.

Tra coloro che ora stanno contro Pierluigi Bersani anche Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. Che sono entrati nel conclave del Partito come presidenti di Camera e Senato e ne sono usciti da semplici parlamentari mancando anche l’elezione a capigruppo.

Poi c’è Enrico Letta che invita all’unità del partito altrimenti “il tentativo di Bersani diventa impossibile”.

Qual è allora la forza di Bersani? Sta tutta nella debolezza e nelle divisioni di chi lo avversa. Divisi tra di loro tra i sostenitori del leader che vogliono il Governo nato e stabile, i renziani che vivono nella speranza che duri qualche mese per poi tornare alle urne e invece i veltroniani e d’alemiani che sperano invece nella grosse koalition con un presidente del Consiglio indicato dal Quirinale.

Tre correnti che sembrano essere quelle della vecchia Dc negli anni 70 quando si parlava di raggiungere o meno l’accordo con il Partito Comunista di Berlinguer. Una sorta di giostra nella quale gira la ruota panoramica delle delusioni, delle preoccupazioni politiche e dei timori personali di rimanere fuori per sempre dalle stanze del potere. Quale potrebbe quindi essere la soluzione per i frondisti? Usare Bersani come agnello sacrificale da offrire alla mensa dell’ultima cena politica di Napolitano come presidente della Repubblica.


BERSANI NON CE LA FA? NAPOLITANO POTREBBE FAR RIMANERE IN CARICA IL GOVERNO MONTI FINO ALLA FINE DEL SUO SETTENNATO

bersani_napolitano__finitaNapolitano si troverebbe davanti a un dilemma che farebbe chiudere col botto il suo settennato: o dare comunque un governo al Paese oppure procedere con nuove elezioni tergiversando fino al 15 aprile, quando le due camere si riuniranno per la scelta del nuovo inquilino del Quirinale.

Lasciando in carica, fino ad allora, il Governo di Mario Monti. Del resto aver rifiutato la sua candidatura alla presidenza del Senato tutto lascia pensare che, in mancanza di una maggioranza ampia e in vista del 15 aprile, tutto resti così com’è nonostante l’elezione di nuove Camere.

Tutto finirà quindi nelle mani del nuovo  Presidente della Repubblica che, dal momento della sua elezione, potrebbe decidere di sciogliere le camere e rimandare i cittadini al voto nel più breve tempo possibile.

Alla faccia della crisi che in questo caso continuerebbe ad aumentare visto che l’Italia in questo modo perderebbe di credibilità nei confronti dell’Europa.

Giorgio Napolitano parlava di un nuovo governo subito. Per farlo ci vorrebbe, a questo punto, quasi un miracolo.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.