BERLUSCONI/ Voto a novembre e ddl intercettazioni. Il Cav teme la condanna per il processo Ruby

Silvio Berlusconi è pronto a tornare in campo. Ma non ad aprile. In questo caso, infatti, il Cav si troverebbe ad affrontare una campagna elettorale con una possibile condanna in primo grado per il processo Ruby. Ecco perché nei giorni scorsi ha dettato le condizioni ai suoi: voto anticipato a novembre e nel tempo che rimane stretta sul ddl intercettazioni in Senato.

 

di Carmine Gazzanni

berlusconi_triste_950Bisogna andare al voto a novembre”. Questo sarebbe, secondo il Cav, l’unico modo per evitare di affrontare una campagna elettorale con una condanna in primo grado sul groppone. Ipotesi, questa, più che plausibile dato che, se si andasse al voto ad aprile, il processo Ruby – per il quale B. è imputato per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione – sarebbe già arrivato a sentenza. Una bella grana per Silvio Berlusconi, soprattutto considerando il compito non facile di recuperare consensi dopo l’imbarazzante gestione Alfano.

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Quella dunque che per mesi era semplicemente un’ipotesi, un modo come un altro per tenere sotto torchio il governo Monti, ora pare concretizzarsi. Ecco perché, secondo indiscrezioni, Berlusconi avrebbe chiesto ai suoi di accelerare sulla legge elettorale. Anche a costo di sottostare alle condizioni del Partito Democratico. Com’è noto, infatti, Pd e Pdl sarebbero in disaccordo soprattutto sul premio di maggioranza da accordare al primo partito: 15% la proposta di Bersani, molto più bassa quella degli uomini di B (intorno al 5%). Ora, però, non c’è più spazio per la trattazione.

Bisogna accelerare i tempi. E non di poco, dato che, a conti fatti, per andare alle elezioni a novembre bisognerebbe approvare la legge elettorale nel giro di un mese. Ciò significa che la riforma dovrebbe passare dal Senato alla Camera massimo intorno al 20 settembre. Il disegno di legge, dunque, dovrebbe essere presentato e approvato a Palazzo Madama nel giro di due settimane. E quanto accaduto ieri non fa assolutamente ben sperare dato che l’incontro del comitato ristretto si è concluso con un nulla di fatto. Tutto rimandato dunque a mercoledì 5 settembre, giorno in cui tornerà a riunirsi la Commissione Affari Costituzionali dopo la pausa estiva.

Eppure soltanto in questo modo – con l’approvazione della riforma entro un mese – si potrebbe realmente concretizzare l’idea della salita al Colle da parte di Monti, dello scioglimento delle Camere e, appunto, delle elezioni anticipate che, nel caso, potrebbero essere fissate per domenica 25 novembre.

I tempi, dunque, sono strettissimi. Ma non così stretti da non poter pensare alla norma anti-intercettazioni. Non bisogna dimenticare, infatti, che il ddl – a cui il Popolo delle Libertà non ha mai smesso di pensare – è fermo ormai da anni in Senato, dopo l’approvazione alla Camera l’11 giugno 2009. Secondo indiscrezioni il Pdl, su ordine ancora di Silvio Berlusconi, potrebbe chiedere un do ut des al governo Monti e, in particolare, al ministro Severino: noi approviamo in Senato il tuo ddl anticorruzione, ma tu riprendi in mano quello impolverato sulle intercettazioni e ce lo fai approvare prima della fine (anticipata) della legislatura.

Proprio in quest’ottica allora andrebbero lette anche le prese di posizione di Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto di pochi giorni fa. I due, infatti, riguardo al ddl anticorruzione hanno chiarito che dovrà essere “concordato con noi perché anche noi vogliamo una legge contro la corruzione, ma vanno chiariti alcuni aspetti per evitare che invece di combattere la corruzione si combattano altre cose”. Un modo come un altro per chiedere una contropartita che, come detto, risponde al nome di norma anti-intercettazioni. Una contropartita, peraltro, che il guardasigilli non potrebbe rifiutare dato che, fino ad ora, si è cercato sempre di accelerare i tempi per l’approvazione del suo ddl perché – ça va sans dire – “ce lo chiede l’Europa”.

Approvazione lampo della riforma elettorale e del ddl intercettazioni, dunque. Due condizioni che Silvio Berlusconi ha chiesto con forza alla sua squadra. Due condizioni che permetterebbero al Cav di affrontare senza pensieri la campagna elettorale. Senza la grana di una condanna in primo grado per il processo Ruby e di altre inchieste che, come rivela Il Giornale, starebbero per essere formalizzate contro di lui a Bari e a Napoli. Insomma, dopo l’esperienza di Monti nulla di nuovo sotto il sole.

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