BERLUSCONI/ Possibile colpo di coda del Cav che pensa a un Berlusconi-bis o ad un governo retto dai “suoi”

di Carmine Gazzanni

La fine di un’epoca durata diciassette anni secondo molti. Ieri sera Silvio Berlusconi, dopo il voto sul rendiconto che ha visto la maggioranza a soli 308 voti (Malgieri era in bagno durante la votazione), è salito al Colle. Dopo l’approvazione della Legge di Stabilità, si legge nella nota del Quirinale, “il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato”. Gli interrogativi, tuttavia, rimangono. Su tutti uno: davvero il premier rassegnerà le dimissioni?

In questi giorni comincerà a delinearsi il destino del nostro Governo, in bilico tra la paura (come vedremo reale) BERLUSCONIchequello di Berlusconi sia solo un annuncio per prender tempo, i moniti dell’Europa e l’urgenza di applicare le norme che la crisi ci chiede. Eppure gli uomini di opposizione, a parte qualche voce sparuta, sembrano certi: tempi stretti per l’approvazione della Legge di stabilità, poi via Berlusconi. In realtà, la questione sembra decisamente meno limpida di come molti, forse troppo semplicisticamente, la presentano.

È bene tenere a mente, innanzitutto, che in materia la carta costituzionale non può esserci d’ausilio: l’Assemblea Costituente non ha delineato una chiara procedura per la nomina del governo, derivi essa da recenti elezioni o dalle dimissioni di un governo sfiduciato. Ci si affida, dunque, all’osservazione della prassi Costituzionale che ci dice, in pratica, che tutto è rimesso nelle mani del Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, appena Berlusconi rassegnerà le proprie dimissioni, svolgerà le proprie consultazioni per mezzo delle quali avrà il diritto di ascoltare i pareri dei presidenti delle due Camere, i Presidenti emeriti della Repubblica, i capi dei Gruppi parlamentari e, se lo riterrà opportuno, esponenti del mondo dell’economia. A seconda delle sue scelte, la decisione potrà andare in tre direzioni diverse. Ad iniziare dal governo tecnico che, come già documentato da Infiltrato.it, pare più che una semplice possibilità per il dopo Berlusconi. Altro possibile scenario è quello delle elezioni anticipate. In caso, infatti, di “crisi irreparabile”, come dicono i giuristi, questa è l’unica via da perseguire: di norma si arriva a questa soluzione infatti solo quando i tentativi di ricomposizione della maggioranza falliscono. È, dunque, quella delle elezioni anticipate, una extrema ratio alla quale ricorrere soltanto qualora non si possa diversamente addivenire alla formazione di un nuovo Governo. Bisogna ora stabilire quanto grave sia questa crisi, dunque. L’Italia dei Valori, unico partito di opposizione ad essere convinto della necessità di andare alle urne anticipatamente, a riguardo non ha dubbi: “Ma cosa occorre fare – ci dice l’onorevole Leoluca Orlandoperché si capisca che questo governo non è in condizioni di dare risposta ai problemi del Paese? La sua credibilità è assolutamente nulla”. Proprio in virtù di tali promesse, continua, “noi siamo convinti che bisogna andare alle elezioni”. E nel caso di governo tecnico? L’Idv accetterebbe, ma a una sola condizione: “se ci fosse un governo di larghe intese che duri tre mesi, che modifichi la legge elettorale e faccia alcuni provvedimenti urgenti, allora saremmo disposti. Ma nessuno può pensare che noi ci prestiamo a fare il ribaltone”.

“ATTENZIONE AL COLPO DI CODA DI SILVIO BERLUSCONI” Questo è quanto dichiarato dall’onorevole Antonio Borghesi, che aggiunge: “è forte il sospetto che Berlusconi temporeggi, prende tempo perché in realtà non ha nessuna intenzione di dimettersi sul serio”. Stessa preoccupazione, d’altronde, è stata prospettata anche dal Pd che chiede tempi stretti per formalizzare le dimissioni. Tutto, chiaramente, dipenderà dall’approvazione della Legge di Stabilità: se le cose dovessero procedere a ritmi serrati (come del resto ci chiede l’Europa), questa potrebbe essere approvata anche a stretto giro. Due settimane massimo. Ma le voci che il Cavaliere, e con lui tutta la maggioranza, voglia rallentare i lavori sono forti. In questo caso non si può sottovalutare l’ipotesi di una ripresa del “mercato delle vacche”: “in questo periodo – dice Angela Napoli – resta comunque decisamente elevato il rischio di compravendita”. Certamente è difficile pensare che questo possa accadere: nell’ultimo periodo troppi parlamentari hanno giocato un brutto tiro al Cavaliere. Lo stesso premier, d’altronde, ieri ha parlato di “otto traditori”. Non solo. Nessuno nelle file del Pdl ieri si sarebbe aspettato un risultato così risicato: “noi avevamo dei conti un po’ diversi – ci dice il pidiellino Francesco Paolo SistoSaremmo arrivati a 314 o 315 addirittura”. Una dichiarazione che lascia immaginare lo sconforto di Berlusconi appena dopo il voto. Qualcosa, dunque, è andato decisamente storto.

Sebbene, dunque, un’ipotesi di difficile realizzazione, non può essere abbandonata. Se, infatti, Berlusconi riuscisse a far rientrare nei ranghi i frondisti, si potrebbe ipotizzare anche uno scenario diverso: voto di fiducia sul maxiemendamento, prima al Senato (dove la maggioranza non è in discussione), poi alla Camera. Anche uomini vicini al premier, d’altronde, rivelano questo possibile scenario: “di fronte al voto di fiducia – ci dice Sisto – qualcuno si metterebbe la mano sulla coscienza”. Non è dunque uno scenario da sottovalutare, anche perché è nei poteri del Presidente della Repubblica conferire l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio sfiduciato. Questi potrebbe formare un governo diverso dal precedente sul quale la maggioranza possa convergere. Si avrebbe così il governo-bis che si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. La questione, dunque, rimane decisamente ingarbugliata: visto questo possibile scenario, non si può escludere, ad esempio, che Berlusconi possa alzare la posta in gioco (con la promessa della nomina a ministro per intenderci) per riavvicinare i fuoriusciti, i frondisti e chiunque altro lo desideri.

In questo caso, però, è indubbio che il Cavaliere sarà costretto a vivere un fine legislatura da incubo, per quanto riguarda la maggioranza parlamentare, dato l’elevato rischio di continue imboscate in Aula e quindi la quasi impossibilità di far approvare le riforme necessarie per fare ripartire l’Italia. E allora ecco una possibile alternativa: esecutivo sempre di marca Pdl, ma a guida Gianni Letta o Angelino Alfano. Anche questo non è uno scenario affatto trascurabile. Non a caso ieri, terminato il vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli, Berlusconi si è intrattenuto fino a tarda notte proprio con Letta e Alfano. Un’idea, questa, che non dispiacerebbe né alla Lega (Bossi ieri ha parlato di un “passo laterale” del Cavaliere), né a molti uomini del Pdl: “per me le alternative valide – ci dice ancora Sisto – sono Alfano e Letta: sono persone capaci di fare politica all’interno del Paese in un momento come questo. L’importante che decida il Presidente che è stato l’artefice della politica negli ultimi 20 anni e dunque non può essere estromesso”. In più i nomi di Alfano e Letta potrebbero restaurare i rapporti anche con l’Udc. In tal caso verrebbe meno anche il pericolo di una maggioranza risicata, potendo contare questa sui numeri di Pdl, Lega e Udc.

Insomma, potrebbe essere un errore sottovalutare le mosse del Cavaliere. D’altronde, dopo diciassette anni, dovremmo aver imparato a conoscerlo. È ancora presto, dunque, per parlare di fine di un’epoca. Aspettiamo che passi davvero, prima di poterlo dire.

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