BERLUSCONI LASCIA/ I veri motivi? Interessi economici e paura dei processi. E il sogno del Quirinale

Silvio Berlusconi non si ricandiderà a premier. L’ha comunicato in una nota ufficiale ieri pomeriggio. Ma perché il Cav ha deciso di fare questo passo indietro? Per “ragioni d’amore”, come lui stesso scrive? In realtà no. Dietro si celano interessi economici, la cura delle sue aziende e, soprattutto, il timore dei processi che, a breve, ricominceranno. Senza dimenticare, peraltro, che in questo modo si potrebbero riconquistare le simpatie dei moderati. E senza dimenticare, ancora, che ad aprile scade anche il settennato di Napolitano.

 

di Carmine Gazzanni

Silvio-Berlusconi_lascia_premieratoDiciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora”. Questo è senz’altro uno dei passaggi più significativi della nota con la quale, ufficialmente, Silvio Berlusconi ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime politiche come premier. Una scelta arrivata dopo ben cinque ore di colloquio con il segretario Pdl Angelino Alfano. A detta del Cavaliere ora tocca ai giovani “giocare e fare goal”, ma lui resterà sempre a fianco del partito perché ha “ancora buoni muscoli e un po’ di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività”.

Non bisogna, però, dimenticare che stiamo parlando di Silvio Berlusconi. Dello stesso Silvio Berlusconi  che, nel marzo 2006, a Pescara affermò: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai saputo niente di questo ed escludo che possa essere successo, e giuro da Presidente del Consiglio, dicendo che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills”. Documenti che, come sappiamo, sono usciti assolutamente fuori, anche se tanto Berlusconi quanto Mills non sono stati condannati per la scadenza dei tempi di prescrizione (e certo non per una piena assoluzione). Quindi la domanda: cosa si nasconde dietro la decisione di Silvio Berlusconi?

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Innanzitutto ragioni politiche. Il partito sta cadendo a picco e dopo la tornata in Sicilia, nel caso anche Musumeci dovesse perdere miseramente seguendo il trend delle ultime amministrative, sarebbe un colpo mortale per il Popolo della Libertà. E sicuramente annunciare la propria rinuncia alla candidatura soltanto dopo l’ennesima sconfitta, sarebbe stato più un segno di vigliaccheria che di altro. Un danno enorme per il partito stesso. Ecco perché anche lo stesso Alfano ha chiesto a Berlusconi chiarimenti sulle sue intenzioni dopo settimane durante le quali il Cavaliere non ha fatto altro che avanzare la sua candidatura per poi ritirarla, per poi riavanzarla. Una posizione, insomma, non chiara che ha indispettito anche il segretario Pdl peraltro stremato dai pesanti malumori interni al partito che hanno determinato – è inutile nascondersi – tante correnti che non aspettano altro che l’occasione giusta per dare il la a pesanti spaccature interne. E forse è proprio per questo che alla fine B. ha deciso che l’unico modo per salvare il salvabile fosse quello di indire primarie per scegliere il prossimo candidato premier: tutte le correnti, in questo modo, potranno partecipare a patto che si firmi un documento di lealtà – cosa che sicuramente si farà – con il futuro vincitore delle primarie.

Ma c’è anche dell’altro. Nella decisione di Silvio Berlusconi sicuramente ha influito il parere dei due amici di sempre Fedele Confalonieri e Ennio Doris, preoccupati per l’andamento economico delle aziende del Cavaliere. I due, in altre parole, gli avrebbero sconsigliato di impegnarsi in prima linea nella prossima tornata elettorale. Ora – avrebbero detto – è il momento di pensare a risanare i conti delle società di famiglia, a cominciare da Mediaset. Insomma, la cura dei propri affari è stato senz’altro uno dei motivi cardine della scelta di Berlusconi. Ecco perché, in un certo senso, B. ha ragione quando, nella nota, scrive che “ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora (nel ’94, ndr)”, nel senso che, così come per interessi personali – come lo stesso Berlusconi confidò a Montanelli e Biagi – decise di “scendere in campo”, per le stesse ragioni oggi è meglio restare in seconda linea, influenzare comunque il partito nelle sue decisioni (soprattutto in campo economico e giudiziario) senza, però, esporsi ad attacchi diretti.

Ma c’è ancora una terza ragione, ben altro che secondaria. Apriamo così il capitolo processi. Silvio Berlusconi, infatti, è decisamente spaventato innanzitutto dal processo Ruby che arriverà a sentenza di primo grado a breve. Il timore del Cav è visibile anche da come il Pdl si è mosso sul ddl anticorruzione: dopo che Francesco Paolo Sisto ci aveva provato alla Camera, è toccato al duo Gallone-Compagna ripresentare la norma salva-Ruby che, Deo gratias, non è stata approvata. Ma le paure non deriverebbero solo e soltanto da questo processo, ma anche dal filone Finmeccanica da cui, negli ultimi giorni, è emersa anche la posizione di Silvio Berlusconi come sponsorizzatore di potenziali corrotti (il Cavaliere, stando alle carte, avrebbe raccomandato un senatore Pdl per un affare in Indonesia. Il politico poi avrebbe poi chiesto “provvigioni” a Finmeccanica come compenso dell’intermediazione). D’altronde era il 30 agosto quando –  e questo non è affatto un particolare di poco conto – Il Giornale, quotidiano che conosce bene il mondo Berlusconi, aveva parlato di altri probabili inchieste giudiziarie che sarebbe state formalizzate contro il Cavaliere a Bari e a Napoli. E, non a caso, l’inchiesta su Finmeccanica è portata proprio dalla Procura partenopea. Che qualcuno già sapesse?

Per questi motivi, dunque, Berlusconi ha deciso di ritirarsi. Ma non è detto sia – anche questa – una scelta strategica diretta a soddisfare – ancora una volta – interessi personali. L’uscita del Cavaliere, infatti, potrebbe portare i moderati (leggi Udc) ad una nuova alleanza (e probabilmente più naturale) con il Pdl. A questo punto il centrodestra potrebbe recuperare non pochi punti percentuali. Tutto sta ora a riprendere i rapporti persi con Pierferdinando Casini. Senza dimenticare, peraltro, che ad aprile non ci saranno solo le politiche, ma anche l’elezione del Presidente della Repubblica. Una carica, questa, che certamente non dispiacerebbe a Silvio Berlusconi: godrebbe di assoluta immunità, rimarrebbe in seconda linea, detterebbe da dietro le misure da presentare e non avrebbe più problemi, né per le sue aziende né con la giustizia.

Una possibilità remota questa, senz’altro. Ma conoscendo il Cav, da non sottovalutare.

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