BERLUSCONI/ “Forza Italiani”, ecco il nuovo partito. Rottama il Pdl e tifa Renzi: così Casini…

Nuovo movimento – accanto al Pdl – che recuperi l’elettorato perduto riprendendo il nome forzista e sfrutti l’ondata di antipolitica (si parla di “Forza Italiani”) e pubblicità a Renzi nella speranza che il sindaco possa vincere così che Casini rimanga fuori dalla coalizione e ripieghi sul centrodestra (tanto che il Cav scioglierà le sue riserve solo dopo il ballottaggio Renzi-Bersani). Ecco quale potrebbe essere la strategia di Silvio Berlusconi per tornare a Palazzo Chigi: una rottura con Pdl ed ex An che solo apparentemente potrebbe essere un disastro.

di Carmine Gazzanni

berlusconi_sorriso_tornaAd ascoltare le parole di oggi del Cav durante La Telefonata di Maurizio Belpietro ci sono pochi dubbi: Silvio Berlusconi tornerà in campo in prima fila con un nuovo movimento – a meno che il Pdl non accetti compatto la sua leadership, ma quest’ipotesi è davvero remota – nel tentativo di recuperare i voti persi dopo il suo passo indietro. “Bisogna cambiare tutto”, ha detto l’ex premier. Il che fa un po’ sorridere: sorprende che a indossare le vesti renziane di rottamatore sia Silvio Berlusconi, il responsabile – volente o nolente – dell’involuzione politica e culturale a cui abbiamo assistito negli ultimi quindici anni. Se si dovesse seguire alla lettera e fino in fondo quanto detto da Berlusconi – “bisogna cambiare tutto” – bisognerebbe necessariamente cominciare proprio da lui. Ma niente. Quest’è. Nel Paese in cui si è creduto che Ruby fosse realmente la nipote di Mubarak, anche questo è concesso: che l’uomo presente più di ogni altro sulla scena politica negli ultimi anni dica che è arrivato il momento di cambiare modo di fare politica. E qualcuno – anzi, più di qualcuno – gli crede pure.

Ma, d’altronde, Silvio Berlusconi è vecchio del mestiere. Sa il fatto suo. Ecco allora la trovata per recuperare l’elettorato perduto: da una parte insistere sul cambiamento sfruttando l’insofferenza palesata anche a destra nei confronti di una politica inetta e affossata da scandali e corruzione (una sorta di Berlusconi grillino se vogliamo); dall’altra, però, richiamare – almeno nel nome – quel progetto fortunato di Forza Italia. L’obiettivo, in altre parole, è quello di fondare un Forza Italia 2.0. Tanto che i ben informati dicono che il Cav si stia riservando di dare l’annuncio ufficiale proprio in televisione. Come fu nel ’94. Ecco perché nessuno dovrà sorprendersi se risentiremo a giorni nuovamente che “l’Italia è il Paese che amo” ed è per questo che “ho deciso di (ri)scendere in campo”.

Per il momento l’ex premier ancora non si è sbilanciato, ma da Via dell’Umiltà pare che tutti siano convinti che Berlusconi propenda per un suo ritorno in campo. Grande riservatezza anche sul nome. Per quanto detto – l’esigenza di richiamare il movimento forzista – pare che il nome che più convince il Cav sia quello di “Forza Italiani”. “Un modo – ci dicono – per ricordare Forza Italia, ma insistere sull’importanza della persona, del popolo, in un momento in cui tutto sembra disgregarsi”. Giusta trovata. Strategia comunicativa impeccabile. Come sempre quando si parla di Silvio Berlusconi.

Lo sa bene anche Angelino Alfano. Il quale questa volta, però, non vuole rinunciare alla possibilità di giocarsi le sue chance nella corsa alle primarie. Ufficialmente il segretario Pdl nega attriti con Berlusconi. In realtà, però, la tensione nel partito si taglia con un coltello: da Alfano alla Meloni fino a Crosetto, nessuno degli azzurri vuole rinunciare alle primarie. Tanto che la Meloni, addirittura, ha chiesto al Cavaliere, nel caso in cui decidesse di voler tornare in campo, di correre anche lui alle primarie in modo tale da ricevere, se così sarà, legittimità da tutti i tesserati del partito. Ed è proprio per questo motivo – per l’avversione di gran parte della segreteria nazionale al ritorno di Berlusconi – che è plausibile che alla fine si arrivi ad una rottura: Pdl da una parte; Berlusconi e il suo movimento dall’altra.

Non solo. Una riedizione di Forza Italia farebbe storcere il muso anche agli ex An che ormai da mesi stanno ponderando la convenienza di fondare un nuovo partito che sia squisitamente di destra (una riproposizione dell’MSI, per intenderci). A conti fatti, dunque, se Berlusconi dovesse tornare in campo, si potrebbe arrivare a una rottura pesante nel Pdl: da una parte gli azzurri, dall’altra il Cav, dall’altra ancora gli ex An. Il rischio è allora che si perda anche quella credibilità rimasta, dopo i tanti scandali che hanno colpito il partito.

A meno che, però, non sia stato tutto studiato a tavolino. Lo sappiamo bene: Silvio Berlusconi, in diciotto anni di politica, è riemerso più e più volte. Anche quando sembrava ormai finito. Ha sempre trovato lo spunto per ripartire, ora per meriti suoi, ora – la stragrande maggioranza delle volte – per demeriti degli altri. Ecco perché converrebbe riflettere su due aspetti.


B: TIFO RENZI, COSÌ CASINI VIENE CON ME – Uno. Berlusconi l’ha detto chiaramente: “aspettiamo di vedere come vanno a finire le primarie del Partito democratico”; soltanto dopo si pronuncerà. Dopodichè, sempre nel corso del colloquio telefonico con Belpietro, non ha perso occasione per incensare nuovamente Matteo Renzi: “Con lui, la sinistra potrebbe lasciare alle spalle il legame con il suo passato comunista e potrebbe nascere finalmente così quel partito socialdemocratico che è mancato fino ad oggi e che esiste già in Germania o Gran Bretagna”.

Un fatto deve sorprendere: è assolutamente strano che un uomo – peraltro navigato come Berlusconi – faccia complimenti al suo diretto avversario (dato che, come detto, B. riscenderà in campo). A meno che dietro non si nasconda un’altra spiegazione. Che potrebbe essere la seguente: ora bisogna tifare Renzi perché, se vincesse, Casini rimarrebbe fuori dalla coalizione del centrosinistra (parola dello stesso sindaco di Firenze) e non potrebbe far altro che ripiegare sul centrodestra. Ergo: più preferenze per la coalizione di centrodestra.


PDL, EX AN, BERLUSCONI: LA ROTTURA È STUDIATA A TAVOLINO – Due. Come detto, nel caso in cui il Cav decida di scendere in campo, si potrebbe arrivare a una rottura pesante con Pdl, ex An e, appunto, il movimento di Berlusconi. Un disastro? Probabilmente no. Riflettiamo. Se gli ex An dovessero fondare un partito squisitamente di destra, potrebbero far breccia in tutti coloro che, pur di destra, hanno preferito non votare (o votare altro) piuttosto che appoggiarsi al Pdl (per molti troppo democristiano). Ergo: si recupererebbero voti dall’elettorato di destra. Il Pdl, intanto, andrebbe a primarie accontentando i desiderata di tutti coloro, militanti e non, che le hanno chieste a gran voce. Infine Berlusconi potrebbe riprendere parecchi dei voti persi nell’ultimo anno, e sfruttando la sua immagine (a cui tanti e tanti ancora sono affezionati), e richiamando il fortunato progetto del ’94, e parlando di “cambiamento”, insistendo dunque sul risentimento nei confronti di questa politica.

Insomma, la scissione sarebbe un modo per recuperare voti e prenderne degli altri, senza dimenticare che, come detto prima, nel caso in cui Renzi dovesse vincere, Casini altro non potrebbe fare che appoggiarsi alla coalizione di centrodestra. Ergo: altri voti raccolti da B.

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