BERLUSCONI e SCILIPOTI/ Tra Massoneria, Tao e Rosacroce: “Così in alto, così in basso.”

Un tripudio di bandiere con il simbolo estremo-orientale del Tao che sventolano intorno al Presidente del Consiglio della Repubblica italiana. I simboli tradizionali dello yin e dello yang inquadrati intorno al  volto sorridente di Berlusconi, insieme a quello dei fan che ne sventolano le bandiere. Una radicale rivoluzione  nel panorama da sempre cattolico, cartesiano e occidentale del nostro Paese?  Niente più scudi-crociati, ma i simboli ora di Lao Tze e di Confucio a rappresentarci?

 

di Fabio Zanello

Ebbene, a sventolare quel simbolo non sono i due illustri maestri del pensiero metafisico cinese, ma le truppe di un ben più casareccio Scilipoti, che ha preso la millenaria immagine del Tao a effige del suo Movimento dei Responsabili. Cultore di medicina tradizionale e olistica, di omeopatia, yoga e agopuntura, recente patrocinatore alla Camera di un convegno trasversale su cultura e apocalisse maya, psico-sciamanesimo e lettura dell’Aura, Scilipoti appare l’ennesimo tassello di una eccentrica weltanschauung berlusconiana, che muove i suoi passi dal mausoleo di Arcore per approdare ai testi prescelti per la Biblioteca dell’Utopia pubblicati dalla stessa Silvio Berlusconi Editore.

Non è la prima volta, tra il serio e il faceto, che Berlusconi ammicca a temi e figure del pensiero ermetico ed iniziatico. E questo fin dalle pagine della sua Una Storia Italiana, in cui stanno enunciati i capisaldi della sua formazione culturale, nelle figure di Marsilio Fucino, Pico della Mirandola, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Francesco Bacone.

Utopisti e umanisti romantici? Non proprio. Sotto la patina della loro lettura scolastica, sono queste le voci più eminenti di quell’Ermetismo magico-religioso che avrebbe avuto il suo epigono in figure come Girolamo Cardano, non a caso anche questi pubblicato dalla SBE e sospetto esponente rosacroce al pari dello stesso Bacone. Un eclettismo, un vezzo provocatorio? Difficile a credersi, se tra le pagine dell’autobiografia berlusconiana inviata a 15 milioni di italiani viene indicato, tra le letture predilette, anche l’oscuro Meister Eckhart.

Berlusconi_e_Scilipoti_congresso_RespDi certo poco noto a qualsiasi casalinga di Voghera, Eckhart è il vate della cultura sapienziale del medioevo tedesco, dal linguaggio oscuro e spesso, al pari degli altri ‘ermetici’ autori del Silvio nazionale, considerato ai margini dell’ortodossia cattolica. Giordano Bruno docet. Per tutti questi, tuttavia, un denominatore comune: il sigillo salomonico del “Così alto, così in basso”, l’equiparazione di micro e macrocosmo (tema più che mai caro agli ermetisti italiani), la complementarietà degli opposti, l’esistenza di un Dio ricondotto all’unità integrale di chiaro e scuro, maschio e femmina, yin e yang, cielo e terra, bene e male.

Concetti tali da far adombrare in profondo nero il rosso porpora delle vesti cardinalizie. Senza contare la perfetta aderenza di questa impostazione a una cultura massonica, esoterica per definizione, da cui Berlusconi e i suoi sodali non sembrano mai esclusi, ma anzi, intenti a riprodursi in modo esponenziale, fino all’ultimo Lavitola.

Più che note sono poi le scoperte nel parco di villa Certosa, con l’Agorà dove attorno ad un pozzo in pietra si stagliano dodici dolmen, l’orto botanico che imita la pianta del Tempio di Salomone, il pentacolo con cinque cerchi concentrici che circondano la statua di una centaura. Fino al labirinto botanico dove il presidente del Consiglio, novello Minosse, “si diverte a far perdere e poi andare a recuperare i suoi ospiti” (per la citazione si rimanda al docufilm Videocracy). E sottotraccia sembrano essere passati gli inediti accostamenti operati da Sandro Bondi, nel suo libro Il sole in tasca, tra cultura aziendale Fininvest e quella di Adriano Olivetti, quest’ultima fortemente ispirata ai precetti di Rudolf Steiner.

Anche questi rosacroce e figura tra le più importanti della cultura esoterica ed iniziatica del ‘900 europeo.

Senza meno, Scilipoti può suscitare ilarità, come in molti casi lo stesso Berlusconi. Ma il simbolo del Tao,  così inedito per il panorama italiano, è lì a ricordarci che, per questa maggioranza e per il suo leader, l’humus culturale non si attaglia forse del tutto a quello delle nostre radici più ufficiali, razionalmente laiche o cattoliche per formazione.

E questo in nome di un orientamento il cui simbolo più sorprendente, uno su tutti, resta quello ‘solare’ e molto prossimo a uno swastika apposto proprio da Berlusconi all’ingresso del suo mausoleo privato. Anche se ora siamo passati al Tao, il che in buona parte potrebbe tranquillizzarci. Ma si sa – o forse pochi sanno – che swastika e Tao sono, per chi ha a che fare con compassi, esoterismo, Ermetismo e consimili, il medesimo simbolo del mondo: il primo in versione dinamica, il secondo in versione statica.

Così in alto, così in basso.

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