Berlusconi e Napolitano, storia di un grande amore: quando il Cav. finanziava il Pci

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Ieri, in maniera del tutto inaspettata, si sono incrontrati ancora, il Re d’Italia e il condannato ex-Cav Berlusconi. C’è feeling tra di loro. E il rapporto d’amore (politico) risale alla notte dei tempi. È tutto scritto nero su bianco in un libro dal titolo inequivocabile, “Il Baratto – Il PCI e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni ottanta” (Kaos Ed.) “Del resto, proprio nel 1987 a Roma il PCI organizzò un convegno sul futuro della televisione italiana. I tre principali relatori furono Massimo D’Alema, Walter Veltroni e..Silvio Berlusconi.” E Napolitano? “Migliorista e berlusconiano” lo definisce l’autore del libro Michele De Lucia, come riportato da Giornalettismo.

 

Se Berlusconi, dal ’94 ad oggi, continua a gridare ad un tentativo di sovvertire l’ordine democratico da parte di una fazione politica, lui, il Cavaliere, quell’area culturale che dice di combattere e di considerare il più grande pericolo per il Paese, qualche tempo fa, e per un bel po’ di tempo, l’ha finanziata.

IL CAVALIERE, LE TV, CRAXI–  – Correvano gli anni ’80 (qui un piccolo spot letterario è doveroso: del caso parla Il Baratto, libro di Michele De Lucia edito da Kaos edizioni). Siamo in piena era pentapartito. La Prima Repubblica si avvia al termine. Le logiche che la portano all’esplosione crescono nella loro intensità: il debito pubblico comincia a volare, la lottizzazione è alle porte. Un imprenditore di successo, grazie anche all’amicizia con Bettino Craxi e la vicinanza al Psi, costruisce un nuovo polo televisivo. Acquista emittenti, diritti, antenne. Servendosi di una fitta rete di canali locali trasmette in lungo e in largo per la penisola, sfida la Rai, si lancia nel mondo del calcio facendo suo l’amato Milan reduce dalla serie B e dal rischio fallimento.

AFFARI E POLITICA– Gli interessi dell’uomo d’affari non si limitano ai bilanci e ai mercati. Si guarda anche alla politica, ai partiti e agli uomini giusti. E gli uomini giusti vanno aiutati. La Fininvest, cuore dell’impero berlusconiano, ha un occhio di riguardo anche per l’odiato Partito Comunista. In particolare per la corrente dei miglioristi, guidata dall’attuale capo dello Stato Giorgio Napolitano, una delle più ostili alla linea del partito.

Nell’aprile del 1985 esce a Milano il primo numero della rivista dell’area. Si chiama Il Moderno. E’ ufficialmente l’organo della destra tecnocrate del Pci, quella che predica un’apertura del partito ai socialisti di Craxi e al superamento del muro che separava i comunisti dalla sinistra democratica.

baratto-michele-de-lucia-berlusocni-veltroni-televisionePUBBLICITA’ FININVEST– C’erano pubblicità made in Fininvest sul Moderno. Il Moderno ricambiava: gli apprezzamenti per l’opera del Cavaliere non mancavano mai.

Era il febbraio del 1986, ad esempio, quando il foglio, animato dall’onorevole comunista Gianni Cervetti, scriveva che “la rivoluzione Berlusconi (è, nda) di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti”.

“Una rivoluzione che ha trasformato – continuava il giornale d’area – Milano in una capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità produttive”.

SOLO 500 COPIE VENDUTE– Sul numero di aprile 1987, invece, comparirà un’intera pagina pubblicitaria della Fininvest, la prima di una lunga serie di inserzioni. Immagini e slogan che De Lucia, nel Baratto, definisce “dalla misteriosa utilità per l’inserzionista, dato che il giornale è semi-clandestino e vende meno di 500 copie”. Nel febbraio 1988 Il Moderno arriva a difendere il monopolio privato Fininvest. Risale, invece, al giugno 1989 un servizio sul Milan del Cavaliere, nel quale, parlando del miracoloso presidente, si afferma: “Ha cambiato tutto: adesso la sua squadra è una vera e propria azienda”.

Le pubblicità del Cavaliere aumentavano. Gli elogi anche. Nel mese di settembre dello stesso anno Il Moderno sottolineava ai lettori la capacità di Berlusconi di “mostrare ai sovietici cos’è la pubblicità”. Poi la Prima Repubblica finì e il Moderno fu osservato dai magistrati di Tangentopoli nell’ambito delle inchieste sulle tangenti al Pci. Storie di una volta. “Siamo convinti che la sinistra non sia matura, che il partito democratico, figlio o nipote del Pci, non sia un partito social-democratico”, ripete sempre il Berlusconi allarmato.

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