Berlusconi e i suoi processi, il Governo rischia di cadere: gli interessi del Cav. superano quelli di una Nazione

Il Cavaliere in versione moderata e istituzionale è già alle spalle. Segnatevi queste due date: 19 e 24 giugno. Giorni cruciali per i suoi processi. In caso di sentenze sfavorevoli, Letta andrà a casa. E si tornerà a votare.

 

berlusconi_e_i_suoi_processiAll’ultima cena elettorale per Gianni Alemanno, due settimane fa all’Eur, aveva annunciato l’arrivo alla Roma dell’allenatore del Milan Massimiliano Allegri. Falsa promessa (anche quella), Allegri è rimasto con i rossoneri, ma quel che più conta è che a fine serata, dopo essersi esibito nel solito repertorio di canzoni francesi, Silvio Berlusconi era sfinito, zuppo di sudore.

É seguita una ancor più moscia apparizione dell’ex premier sul palco del comizio finale di Alemanno al Colosseo, poi stop, campagna elettorale finita. Sarà per i risultati deludenti del primo turno, con il Pdl che arranca a Roma, per il sindaco uscente appena il 30 per cento del 50 per cento dei votanti, una miseria, e a Brescia, Treviso, Imperia, perfino a Viterbo, roccaforte della destra.

Sarà che il 2013 è stato finora un anno faticoso. Ma intanto il Campionissimo di Arcore dopo il primo turno è rimasto negli spogliatoi, lasciando ad altri il compito di giocare il secondo tempo dei ballottaggi. Sì, ma a chi? Nel comitato di Alemanno si è affacciato solo Maurizio Gasparri che vive di campagne elettorali. Gli altri dirigenti? Non pervenuti. Mai visto Angelino Alfano, impegnato nel triplice incarico di segretario del Pdl-vicepremier-ministro dell’Interno. Per forza: il vice-premier Alfano come uomo di governo si era impegnato a non partecipare ai comizi elettorali e ai dibattiti in tv. E ha impedito all’altro Alfano, il segretario del Pdl, di fare campagna per i suoi candidati.

Nessuno se ne sarebbe accorto, forse, se anche Berlusconi non avesse disertato piazze e tv. Concentrato su altri fronti. Il 19 giugno la Corte costituzionale si pronuncerà sul ricorso presentato dai legali del Cavaliere contro il Tribunale di Milano che ignorò una richiesta di legittimo impedimento avanzata dall’ex premier nel processo per i diritti Mediaset. Se il ricorso fosse accolto il processo sarebbe riportato all’indietro. In caso di rigetto, invece, andrebbe avanti rapidamente fino alla sentenza definitiva della Cassazione, in autunno: in appello Berlusconi è stato condannato a quattro anni e cinque di interdizione dai pubblici uffici.

Se la condanna fosse confermata decadrebbe da senatore e non potrebbe presentarsi alle elezioni politiche né, tantomeno, per la carica di presidente della Repubblica in caso di un’ipotetica riforma semi-presidenziale della Costituzione.

Il 24 giugno, poi, dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado del processo che è stato chiamato con il soprannome della co-protagonista, Ruby, ma che è un processo a Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. Clima di resa, l’avvocato-parlamentare Niccolò Ghedini ha paragonato il suo cliente al re francese Luigi XVI, ghigliottinato dai rivoluzionari, il Cavaliere si sente vittima di una sentenza già scritta. E se le richieste del pm Ilda Boccassini fossero accolte, sia pure in primo grado, scatterebbe una condanna ancor più pesante: sei anni e interdizione perpetua.

berlusconi_e_i_suoi_processi_2Il calendario politico-giudiziario assorbe interamente l’attenzione di Berlusconi, fino a fargli perdere di vista l’esito di un turno elettorale importante come quello del 9-10 giugno. E preoccupa moltissimo Giorgio Napolitano, coinvolto suo malgrado in prima linea, data l’assoluta certezza del Cavaliere, ribadita in mille occasioni pubbliche e private, che la Consulta sia una longa manus del Quirinale, un organo docile alle indicazioni presidenziali. Un’ossessione.

Nel settembre 2003, rivelano i diari dell’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi (appena pubblicati in “Contro scettici e disfattisti”, a cura di Umberto Gentiloni Silveri, Laterza), l’allora premier arrivò a minacciare di non controfirmare il decreto di nomina di tre giudici costituzionali (Tesauro, Cassese, Saulle), «sostenendo», scrive Ciampi, «che le mie nomine dovessero bilanciare un – da lui asserito – squilibrio politico della Corte a sinistra». Uno scontro istituzionale replicato nel 2009, quando la Consulta a grande maggioranza dichiarò incostituzionale il lodo Alfano, lo scudo salva-processi per le alte cariche dello Stato. Berlusconi la prese malissimo: «I giudici sono stati eletti da tre capi dello Stato di sinistra.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Marco Damilano su Espressonline.it

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